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Cari amici lettori, il 24 marzo si celebra l’annuale Giornata dei missionari martiri. Un appuntamento rituale, una stanca liturgia? Nient’affatto.
Proprio la cronaca di questi giorni ci ricorda che anche il nostro è un tempo di martiri. Anzi: come ha ripetuto in più occasioni papa Francesco, i martiri «sono più numerosi nel nostro tempo che nei primi secoli».
Prendiamo padre Pierre al-Rahi, il parroco del villaggio libanese di Qlayaa, rimasto ucciso durante un attacco israeliano. Di lui papa Prevost ha detto che «è stato un vero pastore: è rimasto sempre accanto al suo popolo. Non appena ha sentito che alcuni parrocchiani erano rimasti feriti da un bombardamento, senza esitazione è corso ad aiutarli».
Il cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti, non ha esitato a definire «martirio» la morte di padre Pierre. «Il martirio di un sacerdote saldo nella sua missione pastorale accanto ai fedeli nei momenti di tribolazione rivela ancora una volta la tragedia di cui pagano il prezzo persone innocenti».
Dal Medio Oriente insanguinato ci arriva un’altra testimonianza di fede bellissima, quella delle Missionarie della Carità in Yemen: due piccole comunità sono ancora presenti in quel Paese martoriato dove, dieci anni fa, quattro di loro vennero barbaramente uccise.
Grazie al giornalista Lucio Brunelli, che le conosceva di persona, il 12 marzo 2016 l’emittente Tv2000 rivelò, in esclusiva, il contenuto di una lettera alla superiora. Lo possiamo leggere oggi come una sorta di testamento spirituale.
«Ogni volta che i bombardamenti si fanno pesanti noi ci inginocchiamo davanti al Santissimo esposto. Non ci stanchiamo di bussare al cuore di Dio confidando che ci sarà una fine a tutto questo. I bombardamenti continuano, le sparatorie sono da ogni parte e abbiamo farina solo per oggi. Come faremo a sfamare domani i nostri poveri? Quando i bombardamenti sono pesanti ci nascondiamo sotto le scale, tutte e cinque sempre unite. Insieme viviamo, insieme moriamo con Gesù, Maria e la nostra Madre».
Come non chiamare esemplare l’atteggiamento di queste suore che, mentre infuria la guerra, non dimenticano i “loro” poveri e si affidano totalmente a Cristo?
Sarebbe un errore, però, immaginare che la chiamata al martirio sia riservata solo a preti e suore. Non è così: ogni battezzato è chiamato a vivere la sua appartenenza a Gesù, alla Chiesa e ai poveri. Giorno per giorno.
Nelle pagine interne vi proponiamo una storia emblematica: quella di Giulio Rocca, un giovane che partì ateo dall’Italia con spirito “sessantottino” alla volta dell’America Latina e, convertito da Cristo e dai poveri, arrivò a decidere di farsi prete.
Se non che venne ammazzato dai terroristi di Sendero Luminoso due settimane prima di fare il suo ingresso in seminario.
Diventò così il primo dei tre “martiri della carità” che – un paradosso della Provvidenza, non vi pare? – sarebbero fioriti e venerati dentro l’aconfessionale “Operazione Mato Grosso”.
In collaborazione con Credere
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