Mentre Barcellona si prepara ad accogliere il Papa il prossimo 10 giugno, l’attenzione si concentra sul più importante simbolo della città e del cristianesimo contemporaneo: la Sagrada Familia, il grande tempio espiatorio, ideato da Antoni Gaudí, che da oltre un secolo continua a crescere e a raccontare la sua storia al mondo. Il completamento e l’inaugurazione della guglia più alta (172,5 m di altezza), la Torre di Gesù Cristo, a 100 anni esatti dalla scomparsa del suo ideatore, regala alla città un nuovo punto di riferimento visibile a chilometri di distanza, paragonabile ad altre icone urbane come la Torre Eiffel o il Big Ben. Ma oltre che un capolavoro architettonico, la basilica è una “Bibbia in pietra” che parla attraverso la luce, i simboli e le forme della natura.

A guidarci nella scoperta del significato profondo delle vicende che hanno accompagnato la lunga costruzione della Sagrada Familia è Marta Otzet, 50 anni, direttrice dell’Area socio-educativa della basilica, impegnata nella valorizzazione culturale e divulgativa del tempio. Racconta come l’eredità del suo ideatore, nonostante il passare di 140 anni (i lavori iniziarono addirittura nel 1882, su un progetto neogotico e Gaudí ne assunse la direzione nel 1883) continui a vivere tra fedeltà al progetto originario e dialogo con il presente.

Marta Otzet, Direttrice dell'area socio-educativa della basilica
Marta Otzet, Direttrice dell'area socio-educativa della basilica

Marta Otzet, Direttrice dell'area socio-educativa della basilica

«Gaudí concepì la Sagrada Familia come un organismo vivo, profondamente legato ai cicli naturali del giorno e dell’anno. La Facciata della Natività, orientata a est, riceve la luce dell’alba e simboleggia l’inizio della vita. La Facciata della Passione, situata a ovest, guarda verso il tramonto e rappresenta la sofferenza e la fine del cammino. Infine, la Facciata della Gloria, orientata a sud e rivolta verso il mare, riceve il sole nel suo punto più alto ed è dedicata alla pienezza, alla gloria finale. Questa relazione tra natura, tempo e simbolismo è rafforzata da numerosi dettagli scultorei, come i cesti di frutta che rappresentano i vari raccolti dell’anno: la primavera nella Natività, l’autunno e l’inverno nella Passione».

La Sagrada Familia è in costruzione da oltre un secolo. Quanto è rimasto del progetto originale?

«Sebbene il progetto abbia subito una grave distruzione durante la Guerra civile del 1936, è stato conservato materiale sufficiente per ricostruire fedelmente la visione di Gaudí. L’architetto lavorava principalmente con modelli in gesso piuttosto che con disegni su carta: la carta brucia, il gesso no. Nonostante i modelli siano andati in frantumi, ne sono stati recuperati i resti e, dopo la guerra, i collaboratori e gli artigiani che avevano lavorato con lui – profondi ammiratori del maestro – si sono dedicati a ricostruirli pezzo per pezzo. Grazie a loro oggi continuiamo a costruire il tempio con una notevole fedeltà al progetto originale».

Eventi storici (guerre, cambiamenti politici ed evoluzione tecnologica) hanno influenzato i lavori?

«Solo in due momenti i lavori si sono fermati completamente: durante la Guerra civile spagnola (1936-1939) e, decenni dopo, con la pandemia di Covid-19. Al di là di queste interruzioni, la Sagrada Familia ha attraversato ogni tipo di vicissitudine: conflitti sociali, continui cambiamenti politici e una società progressivamente più secolarizzata. Gaudí, inoltre, prevedeva già che il progetto sarebbe stato reinterpretato dalle generazioni future. Riteneva che una grande opera dovesse essere figlia del suo tempo e, allo stesso modo, di molti tempi, e che ogni generazione dovesse apportare il meglio della propria epoca».

Chissà se aveva immaginato un tempo di costruzione così lungo.

«Fin da subito Gaudí era consapevole che non avrebbe visto completato i lavori e che si sarebbero protratti per decenni. Infatti, quando gli veniva chiesto con insistenza quando sarebbe stata terminata la Sagrada Familia, rispondeva spesso con ironia che l’avrebbe conclusa san Giuseppe. Era pienamente consapevole di aver avviato un progetto destinato a più generazioni».

L'acrobatica costruzione della Torre di Gesù, la guglia che con i con i suoi 172,5 metri, è diventata il grande simbolo della Sagrada Familia. A 100 anni esatti dalla morte di Antoni Gaudi (10 giugno 2026) la benedizione di Papa Leone XIV.
L'acrobatica costruzione della Torre di Gesù, la guglia che con i con i suoi 172,5 metri, è diventata il grande simbolo della Sagrada Familia. A 100 anni esatti dalla morte di Antoni Gaudi (10 giugno 2026) la benedizione di Papa Leone XIV.
L'acrobatica costruzione della Torre di Gesù, la guglia che con i con i suoi 172,5 metri, è diventata il grande simbolo della Sagrada Familia. A 100 anni esatti dalla morte di Antoni Gaudi (10 giugno 2026) la benedizione di Papa Leone XIV. (Junta Constructora del Temple Expiatori de la Sagrada Família)

Che ruolo aveva la fede personale di Gaudí nel progetto architettonico?

«La fede fu un elemento centrale nella vita e nell’opera di Gaudí. Intrattenne relazioni strette con figure importanti del mondo ecclesiastico e spirituale, come il poeta e sacerdote Jacint Verdaguer, padre Casanovas – sua guida spirituale presso la chiesa di San Filippo Neri – e diversi vescovi che conobbe personalmente, tra cui Torras i Bages, Campins e Joan Baptista Grau. Tutto questo patrimonio teologico e liturgico si integrò con la sua straordinaria capacità organizzativa di architetto, dando vita a un progetto in cui ogni elemento è connesso, ha una collocazione precisa e tutto ha un senso».

Quali sono i simboli più importanti che il pubblico dovrebbe conoscere di questa Bibbia in pietra?

«L’aspetto più importante che il visitatore deve comprendere è il significato delle tre facciate: Natività, Passione e Gloria. Da lì, la scoperta dei dettagli può avvenire in un secondo momento. Tra i simboli più significativi vi sono le sommità delle torri: i campanili dedicati agli apostoli, coronati da pastorale e mitra; le figure alate del tetramorfo che rappresentano i quattro evangelisti; la stella del mattino, simbolicamente legata alla Vergine Maria; e, infine, la grande croce gloriosa di Gesù Cristo, progettata con quattro bracci affinché sia sempre riconoscibile come croce, anche dall’alto».

Possiamo davvero parlare di “fine” oppure un’opera come questa resta per definizione aperta?

«Sebbene con la posa della croce sia stato raggiunto il punto più alto, la Sagrada Familia non è ancora completamente terminata: resta da completare la facciata principale, già in fase di realizzazione. Inoltre, come accade in molte cattedrali europee, le attività di restauro e manutenzione sono praticamente continue. In un edificio di questa portata, con parti di nuova costruzione e altre centenarie, ciò è del tutto naturale».

L'interno della basilica con le 36 imponenti colonne ad albero in porfido, granito e basalto.
L'interno della basilica con le 36 imponenti colonne ad albero in porfido, granito e basalto.

L'interno della basilica con le 36 imponenti colonne ad albero in porfido, granito e basalto.

(Junta Constructora del Temple Expiatori de la Sagrada Família)

In Europa abbiamo altre grandi templi come Notre-Dame o il Duomo di Milano. In cosa si distingue la Sagrada Familia?

«La Sagrada Familia è stata concepita con una vocazione di universalità senza precedenti nelle cattedrali del passato. Pur essendo chiaramente cristiana e cattolica, è uno spazio che accoglie persone di culture e fedi molto diverse. Questa capacità di far sentire tutti i visitatori benvenuti rappresenta una delle sue caratteristiche più distintive».

Come si gestisce un patrimonio così vivo, tra turismo di massa e dimensione religiosa?

«La Sagrada Familia è un tempio espiatorio e non riceve finanziamenti pubblici: sono i visitatori a sostenere economicamente la costruzione. Per questo è stato fondamentale imparare a far convivere culto, cantiere e flussi turistici. Nel corso degli anni, questo equilibrio è stato raggiunto con sempre maggiore efficacia, sicurezza e rispetto, pur rimanendo una sfida costante».

Se Gaudí potesse vederla oggi cosa pensa che direbbe?

«Probabilmente sarebbe molto soddisfatto. Vedrebbe che il suo impegno e il suo sacrificio non sono stati vani e che la sua opera ha dato vita a qualcosa di straordinario, capace di parlare ed emozionare persone di tutto il mondo».

Qual è la più grande lezione che questo progetto lascia alla nostra epoca?

«La perseveranza e il valore dello sforzo collettivo. Viviamo in una società che cerca risultati immediati ed è orientata all’effimero. La Sagrada Familia ci ricorda che le grandi opere richiedono tempo, costanza e impegno condiviso, ma che proprio per questo lasciano un segno duraturo nell’animo delle persone».