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La biografia di Chiara d’Assisi l’ha scritta Tommaso da Celano, all’inizio del tredicesimo secolo. L’obiettivo era quello di realizzare un testo di facile fruizione per le monache. Da adolescente fugge, si unisce a san Francesco. I famigliari si oppongono, ma non riescono a dissuaderla. Ci fu anche un tentato rapimento. Si sposta da un monastero all’altro con la sorella minore Agnese, si sente parte della comunità francescana. Per un periodo vive in un piccolo alloggio vicino a San Damiano. Il progetto è di poter creare una sua Regola. Resta legata a san Francesco fino alla sua morte, nonostante alcuni momenti di allontanamento. Ci sarebbe voluto molto tempo prima che riuscisse a fondare il suo Ordine delle Clarisse. Diventa santa nel 1255 e nel 1958 Pio XII la proclama patrona della televisione e delle telecomunicazioni.
Oggi la sua storia viene raccontata in Chiara, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2020. Dietro la macchina da presa c’è Susanna Nicchiarelli, al suo terzo ritratto femminile dopo Nico, 1988, e Miss Marx. A prestare il volto a santa Chiara è Margherita Mazzucco, qui per la prima volta sul grande schermo. In precedenza è stata Elena Greco nelle tre stagioni di L’amica geniale. In Chiara la affiancano Andrea Carpenzano e Luigi Lo Cascio.
«All’inizio non conoscevo la storia di santa Chiara. Mi sembrava anche impossibile che potessi essere io a interpretarla, ero dubbiosa. Poi ne ho colto l’importanza, è stata una grande responsabilità. All’epoca, quando è arrivata la proposta, ero ancora sul set di L’amica geniale, quindi è stata una scelta decisiva», spiega Mazzucco.
Chi è per lei santa Chiara?
«Un esempio, una figura di enorme spessore, molto profonda. Dovremmo conoscerla di più, specialmente i giovani, le nuove generazioni. Ha una vicenda incredibile. Tra l’altro io a Napoli vivo proprio nel rione Santa Chiara, la basilica è vicino a me, ci vado spesso. È stata la prima a scrivere una Regola per le donne, il maschile declinato al femminile. È stato un atto politico enorme».
Qual è il suo rapporto con la religione?
«Non ho un rapporto radicato, non ce l’ho mai avuto. Dalla parte di mio padre sono tutti credenti. Però mi piace molto andare in chiesa. Lo trovo un luogo spirituale, che mi infonde calma. Quando sono nervosa o agitata, è il mio rifugio».
Che cosa pensa del legame tra santa Chiara e san Francesco?
«C’era un grande rispetto. All’inizio è stata lei a seguire lui, poi la situazione a suo modo nel tempo si è anche ribaltata. San Francesco, prima di morire, è anche andato a salutarla. Erano forse complementari».
Santa Chiara aveva diciotto anni quando ha lasciato casa.
«È stata coraggiosa, non so se avrei fatto lo stesso, soprattutto per un ideale. Serve anche un po’ di incoscienza, almeno in partenza, altrimenti non si riesce a osare. Solo così si possono realizzare imprese profonde, strutturate».
Che cosa significa essere santo?
«Non saprei, è la domanda su cui si interroga il film. Chiara non voleva essere chiamata santa, non voleva essere la badessa delle sue sorelle, non voleva questo tipo di attenzione. Sono le altre persone che, dopo i miracoli, l’hanno considerata tale. Di sicuro Chiara aveva un contatto speciale con Dio, che parlava e agiva attraverso di lei».
Quale altro santo l’aveva colpita prima di santa Chiara?
«San Francesco. Lo avevo studiato a scuola con Il cantico delle creature».
Che cosa ha imparato da santa Chiara?
«Che è duro camminare a piedi scalzi (ride, ndr). Battute a parte, Chiara aveva una forza morale fuori dal comune. Sapeva portare avanti le sue convinzioni, soprattutto quando gli ostacoli erano più difficili da superare. Non si è mai fatta distrarre. Mi ha insegnato a non perdere mai la speranza, ad accettare, se è necessario, il compromesso, ad affidarmi anche a chi mi circonda».
Ci può essere una nuova santa Chiara oggi?
«Nel mondo ce ne sono tante, non solo da un punto di vista spirituale. Molti giovani scelgono di far sentire le loro idee, come Greta Thunberg».
Che effetto le ha fatto lasciare L’amica geniale?
«Ero pronta, lo sapevo. Mi sono preparata. È giusto così, ho dato tutto quello che potevo al mio personaggio. Di certo non sarebbe stato logico interpretare una cinquantenne (ride, ndr). Poi conosco bene Alba Rohrwacher, sono contenta che sia lei a prendere il mio posto. Adesso sto cercando un progetto speciale in cui immergermi, metterci passione. Sto facendo tanti provini, vedremo. Mi piacerebbe cambiare, sperimentare, fare anche film di genere, dall’action al thriller».



