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© Miller Avenue Productions LLC
Il rapporto tra cinema e giornalismo è sempre stato appassionato. L’asso nella manica di Wilder è uno dei film più belli di sempre, Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula è ancora oggi un manifesto di libertà. L’ultimo titolo dedicato ai reporter d’assalto è diretto da Alex Garland, tra i registi contemporanei più talentuosi per quanto riguarda la fantascienza e la distopia.


Nel cast, impeccabili, Kirsten Dunst (Spider-Man, Marie Antoinette, Melancholia) e Wagner Moura (Narcos, L’agente segreto). Civil War è ambientato in un futuro molto vicino.


Negli Stati Uniti il conflitto intestino è feroce, la Casa Bianca è sotto assedio. I protagonisti si lanciano in un on the road selvaggio, con l’obiettivo di intervistare per l’ultima volta l’uomo che siede nello Studio Ovale.
Nasce un reportage immersivo, in cui la violenza è costante, e la guerra viene mostrata in tutto il suo orrore. Una storia intrisa di cinismo, senza speranza, in cui l’essere umano si specchia nell’abisso. Civil War non ha paura di soffermarsi sulla brutalità della lotta, sulla follia che si nasconde dietro alle stragi.


Garland ragiona sulle immagini, sull’etica dietro allo scatto, sul valore della testimonianza. In un racconto oscuro e coraggioso.






