L’11 novembre 2023 Giulia Cecchettin è stata uccisa dal suo ex fidanzato. Il femminicidio ha dominato per lungo tempo le prime pagine dei giornali. Il cinema, che è il testimone privilegiato della nostra epoca, non è rimasto a guardare.

Dal 5 novembre, dopo l’anteprima in collaborazione tra la Festa del cinema di Roma e Alice nella Città, arriva nelle sale Se domani non torno di Paola Randi. Il focus non è sulla vittima, ma sul padre Gino Cecchettin. Si ripercorrono quelle ore drammatiche, lasciando l’assassinio sullo sfondo e concentrandosi sulla famiglia. Il punto di partenza è Cara Giulia, il libro scritto da Gino Cecchettin subito dopo la tragedia, nato per sostenere la Fondazione Giulia Cecchettin. Proprio come in quelle pagine, l’intento di Se domani non torno è di quasi eliminare la figura dell’assassino Filippo Turetta: l’obiettivo non è quello di generare rabbia, ma di invitare al dialogo e alla riflessione.

«Il titolo del film viene da mia figlia Elena. Si tratta di una poesia di Cristina Cáceres. Poi alla base c’è Cara Giulia. L’ho realizzato perché sentivo l’esigenza di comunicare con Giulia, di rivolgermi a lei. Volevo continuare a farla vivere», spiega Gino Cecchettin.

Filippo Timi nei panni di Gino Cecchettin

Prosegue Filippo Timi, che lo interpreta nel film: «Mi sembra di aver prestato il volto a un cavaliere moderno. Lui ha affrontato davvero un drago. Non sono un genitore, ma ho due nipoti che amo molto. Ho cercato di empatizzare, per confrontarmi con un dolore devastante. Il mio primo incontro con Gino è stato guardingo. Gli ho domandato se poteva ingrassare un po’ perché è più magro di me. Lui mi ha risposto che mangia, ma non aumenta di peso. A parte gli scherzi, durante le riprese ho deciso di centellinare le mie telefonate a Gino. Non volevo essere invadente. Mi sono solo interessato ai suoi gusti musicali, per sentirmi più vicino a lui. L’ho poi invitato a vedere la mia rilettura di Amleto a teatro. Lui è venuto. Non abbiamo interagito molto, ma forse nel silenzio ci siamo capiti più che con la voce».

Tecla Bossi nei panni di Giulia Cecchettin

Qual è il ricordo più bello che ha di Giulia?

GINO CECCHETTIN: «Per fortuna sono tanti. Parlavamo, passeggiavamo, ci confrontavamo su temi profondi. Lei era molto spiritosa. Spesso in casa ballavamo o si improvvisavano alcune scenette. Aveva un’espressione affettuosa, che mi faceva guarire da ogni male. Cantava, mi faceva dare il giusto peso a ogni momento».

Nel film si vede l’importanza della famiglia. A spiccare è anche la figura della nonna.

GINO CECCHETTIN: «Mia mamma ha fatto la differenza. Adesso non c’è più. Era piena di idee, aveva la cultura a sostenerla, e sapeva come illuminarmi, con un carattere davvero forte. Con me aveva un rapporto speciale, sapeva scegliere le parole giuste. Quando le cose con mio padre erano più difficili, lei sapeva come risolvere la situazione».

La famiglia Cecchettin in una scena del film Se domani non torno

Al funerale di Giulia, la sorella Elena ha detto: «Fate rumore». È qualcosa che sta accadendo?

GINO CECCHETTIN: «La sensibilità verso il femminicidio è aumentata, ci sono molte iniziative a riguardo. Serve impegno, non solo il “rumore” sul momento. Noi della famiglia abbiamo creato la Fondazione Giulia Cecchettin. Promuoviamo l’educazione nelle scuole per prevenire la violenza di genere, sosteniamo chi ne è stata vittima, investiamo tempo e risorse per dar vita a progetti nuovi. Ripetiamo sempre: “Siate gli agenti di cambiamento”. Anche io non sono più lo stesso. Spesso si vive col pilota automatico, per inerzia. Ho imparato a non perdermi, ad ampliare le parentesi di saluto verso i miei figli. Le vivo più intensamente. Ora ascolto di più e giudico meno. E, da genitore, è la prima cosa che cerco di trasmettere».

FILIPPO TIMI: «Stiamo provando a fare rumore. Mi è rimasta impressa l’immagine di decine di mani alzate, che sventolavano le chiavi. Ma non possiamo fermarci qui. Le lezioni di affettività dovrebbero iniziare alle elementari. Il sistema sta cambiando, anche se non è facile, immediato. Serve armonia».

È vero che ha ricevuto la telefonata del Santo Padre attraverso il cellulare del cardinale Zuppi?

Giulia Cecchettin in una delle sue ultime foto (ANSA)

GINO CECCHETTIN: «Avevo sentito il cardinale il giorno prima. Mi aveva detto che avrebbe incontrato papa Francesco per il Consiglio episcopale. Voleva passarmelo, anche se ho cercato di dissuaderlo. Però mi ha dato un appuntamento. Ero in ufficio, ho lasciato l’agenda libera. L’ora è passata, ma nulla. Poi a un certo punto arriva la chiamata. È stato emozionante, anche se non sono credente. Attraverso papa Francesco, ho sentito il sostegno di milioni di persone. Mi ha chiesto di pregare per lui, ma io non sapevo come fare. E lui mi ha risposto: “Fallo a modo tuo”. Non ho fede, ma un grande passo in avanti è saper perdonare. Si può, si deve, ci concede una serenità che permette di vedere cose che ignoravamo».

FILIPPO TIMI: «Ammiro molto Gino. Credo che un percorso spirituale sia fondamentale in qualsiasi momento della nostra vita. Io mi sento legato a qualcosa di superiore, la ricerca della fede mi appartiene. Mi ci dedico ogni giorno, nella speranza di non inciampare troppo e di essere gentile verso gli altri».