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Avevamo intervistato Margherita e Damiano Tercon agli inizi della loro storia, che avevano raccontato nel libro Mia sorella mi rompe le palle. Una storia di autismo normale (Mondadori).


«Quando mi ha scritto su Instagram ho pensato che fosse uno scherzo, davvero non avrei immaginato che la nostra storia potesse suscitare l’interesse di un’attrice e aspirante regista come lei. Poi ci siamo viste, e ho cominciato a crederci sul serio. E quando, grazie alla sua tenacia, ha trovato un produttore che ha creduto nel progetto, io e Damiano abbiamo collaborato alla sceneggiatura, perché il concetto dell’autonomia, cioè le lezioni che la protagonista inventa per il fratello per farlo “diventare grande”, e che sono la chiave narrativa del film, arrivano dalla nostra esperienza più recente.
Infatti ora Damiano abita da solo, in un monolocale, nello stesso palazzo in cui viviamo io e il mio fidanzato Philip, in un bilocale. E ci tengo a dire che, se Damiano non riuscirà mai a essere del tutto autonomo ha dimostrato di avere altre abilità. Magari non sarà in grado di fare una lavatrice, ma sa cantare davanti a 2 mila persone. Il principio che vogliamo trasmettere è che non dobbiamo fermarci ai limiti, ma concentrarci sulle possibilità».


Damiano, la sorella Margherita e Philipp hanno creato un vero e proprio gruppo teatrale, I Terconauti, e portano in giro per i teatri italiani il loro spettacolo Una storia di un autismo normale. Ma sono anche molto presenti sui social: «In tutto abbiamo 1 milione di follower, che non significa però grossi introiti: non ci sono aziende disposte a investire per fare pubblicità in contenuti web in cui si parla di autismo e in cui ci sono persone che hanno questa condizione. Ma il nostro obiettivo è anche quello di scardinare i pregiudizi. Perché mai Damiano non potrebbe essere il testimonial di una bella felpa o di un paio di occhiali da sole? Nel frattempo lui conserva il suo lavoro part-time a Rimini e io e Philipp abbiamo creato una società di consulenza. Senza però rinunciare ad andare nei teatri e a fare presentazioni nelle librerie».









