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La prima a nascere fu Titina, diminutivo di Annunziata, il 27 marzo 1898. Poi arrivò Eduardo nacque, il 24 maggio 1900. La fui la volta di Peppino, nato il 24 agosto 1903. Ci sarebbe dovuta essere un quarta sorella, ma che morì durante il parto.
La mamma era Luisa De Filippo, il papà , Eduardo Scarpetta, il più grande autore-attore-capocomico napoletano del suo tempo, che però era sposato con un’altra donna, ma di cui tutti sapevamo mantenesse questa famiglia parallela, e che avesse anche diversi altri figli illegittimi. Ma nulla trapelò in modo ufficiale di questo padre di cui non portavano il cognome e fu Peppino, nel 1972, a dire per la prima volta esplicitamente quello che fra gli attori e i giornalisti s’era sempre saputo: che i De Filippo erano figli naturali di Eduardo Scarpetta


La mamma dei tre fratelli, Luisa De Filippo faceva la sarta nella compagnia di Eduardo Scarpetta ed era una nipote della moglie di Scarpetta. Il capocomico aveva, in camerino, un piccolo divano. Quando, durante una recita, sentiva nascere il desiderio fingeva di aver bisogno di un rammendo e faceva chiamare… la sarta.
Eduardo e Titina vissero i primi anni di vita senza Peppino che fu mandato a balia da una donna nel vicino comune di Caivano, dove rimase fino ai cinque anni. Successivamente i tre vissero a Napoli, in un vicolo del quartiere Chiaia, in via Ascensione 8: Scarpetta, che dovevamo chiamare “Zio”, pensava al loro sostentamento e anche a dare lor una professione, naturalmente la sua: l’attore. Il loro ruolo d’esordio in scena era quello di Peppeniello di Miseria e Nobiltà, figlio di Felice Sciosciammocca-Scarpetta, quello che, ironia della sorte, è ricordato per una battuta sulla sua paternità «Vicienzo m'è pàte a mme!».
Eduardo Scarpetta morì il 29 novembre 1925 a 72 anni. Il suo corpo fu imbalsamato come era accaduto per un altro grande napoletano, il tenore Enrico Caruso, deceduto nel 1921. I funerali furono imponenti, con il feretro trasportato dal maestoso carro funebre di Bellomunno, quello usato per il trasporto della salma di Ferdinando di Borbone. All’apertura del testamento o si scoprì che all’amante aveva lasciato un vitalizio di 200 lire mensili e il mobilio nella sua casa di via dei Mille. Ma ai figli non aveva lasciato nulla. Tutto andavaalla famiglia “legittima”, la moglie Rosa e i figli Domenico (che Rosa aveva avuto si dice da Vittorio Emanuele II e che Scarpetta aveva riconosciuto), Maria( Maria nata dalla relazione dell’attore con la maestra di musica Francesca Giannetti, ma da luci riconosciuta e cresciuta con la moglie) e Vincenzo. Al primogenito di quest’ultimo, che si chiamava Eduardo, andarono tutti i diritti letterari sull’opera del nonno. I tre fratelli De Filippo dovevano cavarsela da soli. Dopo anni di gavetta nel febbraio del 1931 nacque Il Teatro Umoristico di Eduardo De Filippo, con Titina e Peppino. Eduardo, all'epoca sposato con l'americana Dorothy Pennington (ebbe altre due mogli, Thea Prandi, da cui ebbe i figli Luca e Luisella, quest’ultima morta a 10 anni , e Isabella Quarantotti) divenne direttore artistico, Peppino amministratore, Titina la prima attrice.


Il Teatro Umoristico conquistò prima Napoli e poi l’Italia tutta l'Italia. Fino a quando nel 1942 , dopo un litigio, Eduardo e Peppino si divisero, e continuarono separati al loro carriera artistica senza mai riappacificarsi davvero. Titina, sposata con l'attore Pietro Carloni, restò a lavorare con Eduardo.


Per lei il fratello scrisse Filumena Marturano, uno dei capolavori assoluti del teatro italiano del Novecento. Dopo il debutto napoletano, il 7 novembre 1946, al Politeama, Eduardo rimise in prova il testo, ma chiese anche alla sorella un cambio nell’ interpretazione. E a gennaio del 47, al teatro Eliseo di Roma, l’opera fu un trionfo. E così a Milano, dove fu richiamata in scena 33 volte! Così scrisse di quei momenti nel suo diario: «Vibravo, mi muovevo, fremevo, gridavo. Eccolo il mio personaggio! Lo avevo ghermito, palpitava nelle mie mani come una farfalla, e lo stringevo, lo stringevo, dicendogli con gioia: finalmente, grida, urla, piangi… Ecco, così ti volevo: violenta, fredda, calma, tragica, comica. Ah! Filumena, ti tengo, ti tengo. Non mi scappi più! Ti porterò con me tutta la vita».


Titina De Filippo morì a causa di problemi cardiaci il 26 dicembre 1963. Il primo ad arrivare nella casa della grande attrice fu Totò, che restò la notte a vegliarla, da solo, in attesa che Eduardo e Peppino, lontani per lavoro, arrivassero a Roma.


Peppino De Filippo morì di una patologia al fegato il 26 gennaio 1980. Lui e Eduardo si erano visti a Napoli qualche mese prima, quando le condizioni di Peppino si erano aggravate, dopo 40 anni dal loro furioso litigio. Di lui Edoardo disse: «Ho pure sentito rancore per lui. Adesso mi manca. Questo vi posso dire. Come compagno, come amico, ma non come fratello»


Eduardo, che nel 1981 era stato nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, dopo aver ricevuto due lauree honoris causa in Lettere, morì il 31 ottobre 1984, a causa di un blocco renale.Dopo la camera ardente, allestita al Senato, i funerali si tennero sabato 3 novembre con una breve cerimonia religiosa nella basilica di San Giovanni in Laterano; a seguire, in piazza San Giovanni, fu celebrata una cerimonia civile, che contò una partecipazione di circa 30.000 persone e fu trasmessa in diretta televisiva dalla Rai






