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Un padre con il figlio mentre tentano di "volare alto"
19 marzo, Festa del papà. Ma chi sono i padri moderni? Quale ruolo hanno nell’educazione dei figli? Daniele Novara, pedagogista fra i più noti in Italia e autore del libro Il papà peluche non serve a nulla, non usa giri di parole: «Siamo passati dal padre padrone al padre peluche, talmente morbido da essere inutile».
Come è essere papà oggi?
«Complesso. Tanti genitori rigettano la cultura patriarcale che hanno ereditato, ma oggi emergere a fatica una figura di padre innovativa. Fare il contrario del “padre padrone” è una strada apparentemente facile ma insidiosa, cambia solo il lato della medaglia: siamo passati dal padre che puniva, tanto che chi non picchiava era considerato negligente, al padre peluche: a una figura secondaria, innocua e quindi inutile».


Chi sono i padri peluche?
«I padri morbidi, teneri. Ma non si educa facendo i compagni di gioco, così facendo si crea solo un’orfanità paterna. Nei genitori che incontro colgo molta paura a mettere un limite. Era sbagliato il padre padrone ma anche il padre peluche lo è: la mancanza del padre come figura educante fa perdere ai figli il senso del limite».
Quali sono i campanelli d’allarme?
«L’eccesso di confidenza innanzitutto. Ad esempio, dormire ancora nel lettone a 5 anni o entrare in bagno quando c’è già un genitore. La sera, fare giocare i bambini al posto di addormentali. Quando non c’è distanza educativa si diventa una configurazione ludica e per recuperare autorità si è costretti ad arrabbiarsi, diventando un genitore urlante. Oggi si ritiene normale che il padre faccia l’amicone, il gioviale, ma questi atteggiamenti non sono utili nella crescita».
Di quali papà hanno bisogno i bambini?
«Di padri capaci di dare il senso del limite, certamente con campi di autonomia e libertà adeguati all’età».
Nella pratica, cosa deve fare il papà?
«Incoraggiare ad affrontare la vita e le sue sfide, a fare da soli, a mettersi in gioco. Limite e coraggio vanno di pari passo. Ha presente il gioco del “vola, vola”? Il padre lancia in aria il bambino e poi lo riprende al volo. È un gioco ma anche una metafora della vita: vai, io sono qui».
In questa dinamica quanto pesa la figura materna?
«Moltissimo. Le madri sono ancora oggi le factotum delle famiglie. E sono le più indolenti rispetto ai padri: non si fidano di loro, tendono a gestire tutto da sole. Quanti padri vanno ai colloqui con le insegnanti? Spesso le regole le mette la mamma e papà neanche le conosce, come se fosse un altro figlio. È una tendenza sbagliata, soprattutto quando i figli sono adolescenti».
Quale suggerimento darebbe ai genitori?
«Serve una genitorialità educativa condivisa. Il padre non deve imporsi ma proporsi alla madre per decidere insieme le regole e quindi giocare insieme la partita».
Cosa pensa della proposta di legge del congedo di paternità obbligatorio, bocciata lo scorso febbraio?
«Il governo ha fatto un errore, il congedo sarebbe importantissimo anche se il padre non può sostituire la madre nel primo anno di vita. C’è un altro aspetto della paternità che vorrei sottolineare…».
Prego..
«In caso di separazione dei genitori, è indispensabile che i padri e le madri stabiliscano insieme i tempi e il progetto educativo per i figli: 5 o 6 intenti basilari, così da mantenere il genitore nella sua funzione educativa».
Cosa direbbe oggi ai papà, nel giorno della loro festa?
«Non siete babysitter, credete nella vostra figura di padri nuovi».









