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Sofia Goggia, vincitrice della Coppa del mondo di specialità di Supegigante 2026, a sinistra, e Laura Pirovano, prima nella Coppa del mondo di discesa libera, coccolano i rispettivi trofei
Due coppe del mondo, l’una in discesa, l’altra in SuperG, in qualche modo gemelle quelle di Laura “Lolli” Pirovano e di Sofia Goggia: entrambe si sono trovate a giocarsi il risultato all’ultima gara nello sci alpino, che ha la caratteristica bislacca di essere uno sport difficilmente programmabile dove ogni errore si paga, dove tutto può fare la differenza in termini di centesimi: i materiali, il vento, la neve, persino una nube passa. Non per caso è la caratteristica che ha indotto Jannik Sinner a preferirgli il tennis che dà sempre un altro punto dopo, a meno che non si tratti del match point. Nello sci alpino tutto è match point dall’inizio alla fine. Ed è una sfida in termini di pressione non da poco. Ci sono arrivate però con due bagagli diversi: Laura con una carriera tutta lì sulla soglia, dunque a confrontarsi con la condizione per lei nuova di favorita dell’ultima ora, ma quella sola volta. Senza esperienze simili alle spalle ma con la consapevolezza di giocarsi lì molto più di una gara e di una Coppa, ma la svolta di una carriera intera. Sofia con il bagaglio della campionessa certificata, quella da cui tutti si aspettano che possa e quasi debba vincere, quella cui quando prende il bronzo olimpico il mondo dice: “Solo terza?”. Come se fosse semplice mettersi dietro tutto il mondo e davanti due sole avversarie.
Capita a tutti di confrontarsi nella vita con situazioni così: un esame, un colloquio di lavoro decisivo, un concorso, un test d’ingresso all’università. La differenza è che nello sport di questo livello tutto avviene in pubblico: si trionfa e si fallisce davanti a milioni di sguardi.


Non per caso Ilia Malinin è stato, con quel crollo, una delle storie più coinvolgenti dell’Olimpiade di Milano-Cortina 2026, perché ci si immedesima con quella paura di fallire: chi nella vita non teme di finire così? Gli esperti ci dicono che i ragazzi eternamente esposti alla vetrina dalle pretese di perfezione impossibile dei social vivono eternamente sotto pressione temendo di non esserne all’altezza.
Ecco che allora può servire anche a loro il racconto incrociato di come hanno vissuto i momenti difficile pre-gara le due campionesse che alla fine ce l’hanno fatta.
IL RACCONTO DI LAURA PIROVANO: «ANSIA TERRIFICANTE»
Laura è arrivata a raccontarsi dopo la premiazione, su teams con un sorriso disteso, senza euforia, sembra sempre pacatissima, ma ha confidato con candore: «Dal punto di vista mentale è stato veramente molto difficile riuscire a gestire soprattutto gli ultimi due giorni. Però sono anche un po' stupita di come io sia riuscita alla fine a trovare una sorta di calma, che veramente mi ha permesso di poter mettere il focus interamente su quello che dovevo fare durante la mia discesa». Alla vigilia dell’ultima gara, quella in cui si è giocata tutto ha raccontato di non aver avuto incubi, «però non ho dormito tanto bene. Non riuscivo a prendere sonno, ma non per gli incubi per i sogni: ero molto, molto agitata per la giornata che doveva venire, perché sapevo che indipendentemente da tutto sarebbe stata un tornado di emozioni che non sapevo come avrei gestito».
Anche perché in passato aveva conosciuto tante volte il gusto amaro della delusione: «Ex atlete come Nadia Fanchini, ma anche la mia famiglia, mi hanno ripetuto continuamente di godermela ed era proprio quello che volevo fare, perché, nonostante emozioni anche abbastanza scomode da gestire, perché comunque l'ansia prima di una gara non è mai una cosa bella da vivere. Mi sono sforzata di pensare che sono emozioni uniche e che sono veramente fortunata anche a poterle provare, quindi ho cercato di godermi anche quella parte un po’ più brutta. La verità è che avevo un’ansia terrificante, perché l'attesa era snervante: avrei pagato per poter anticipare la gara di un giorno o anche di qualche ora. Federica Brignone e Sofia Goggia in questi anni sono state per me esempi di resilienza anche, perché hanno passato momenti tosti, gravi infortuni e sicuramente anche dei momenti dove hanno dovuto gestire pressioni folli».
SOFIA GOGGIA: «HO AVUTO PAURA DI NON FARCELA»
Dal canto suo Sofia Goggia ha sfogato tutte le tensioni in un pianto nei guanti da sci subito dopo la linea del traguardo. Che cosa ci fosse in quel pianto lo ha raccontato poco dopo: «Ho avuto dei momenti di forte pressione in questi giorni, soprattutto nella mia testa. E ho avuto anche paura di non farcela, magari per un errore o un’uscita. Al cancelletto però ho respirato e ho pensato a tutto ciò che di bello sono in grado di fare. Mi sono presa due rischi e ho rischiato di uscire. Quando però ho tagliato il traguardo e ho visto la luce verde per 6 decimi ho pensato che non sarebbero state molte le atlete in grado di passarmi davanti. È stata una stagione non all’altezza delle aspettative, soprattutto in discesa una stagione non soddisfacente. Adesso però ho questa Coppa di superG che metterò a fianco alle quattro di discesa e per una velocista che vuole essere completa era molto importante conquistarla».
Il momento più difficile in Val di Fassa, nei giorni d’oro di Laura Pirovano: «Quando riesci ad aggiudicarti il trofeo e vinci anche la gara è positivo. Non è stato facile il weekend di Val di Fassa: arrivavo dalle Olimpiadi e avevo 84 punti di vantaggio sulla Robinson. La mia aspettativa era quella di fare punti e arrivare qui a Lillehammer in Norvegia avendo già conquistato la mia Coppa. Ma io in quel weekend non riuscivo a stare in piedi, non riuscivo a sciare in nessun modo. Da allora ci sono state altre due settimane di grandi tensioni che mi hanno spossata e sono state davvero pesanti per la mia testa. Il SuperG è un mix di tecnica, strategia, istinto: è una disciplina molto complessa e molto intensa. Quest’anno sono riuscita ad usare un po’ meglio la strategia. Sono molto felice, ma sono anche molto provata. Non è stata una stagione semplice. Quando senti che il tuo livello di sci è molto alto, ma non riesci a raggiungere risultati che vanno al di là del mediocre diventa tutto complicato. Ci sono stati dei picchi in alto, ma è stata una stagione incostante. Questa Coppa però mi soddisfa».
Verrebbe da pensare che quando tutto finisce e si vince resti solo un’esplosione di gioia e forse è così, ma quello che è interessante e colpisce in queste due atlete e soprattutto nell’espertissima Goggia è la capacità di osservarsi anche anche a caldo di autoanalizzarsi con lucidità: non solo con autocritica, ma anche con il coraggio di ammettere le proprie paure. Il motto di Sofia Goggia è “Only the brave”, solo gli impavidi, ma ammettere la propria paura è la prima forma di coraggio e forse anche il primo passo per farci i conti non lasciarsene travolgere.
E la cosa più interessante da osservare e far osservare è che nessuna delle due ha parlato di pressioni esterne, ma di pressioni che vengono da dentro, segno che attorno hanno un ambiente sano capace di alleggerire anziché ulteriormente schiacciare.











