Da un lato c’è il giullare… quello per cui ridi tantissimo e da cui ti aspetti un video in cui «fisso l’orologio che segna le 19 e 59», dall’altro c’è il prof che guarda alla sua esperienza alle medie. «Ecco allora» ci dice Filippo Caccamo «che se come giullare il mio obiettivo è smascherare il re nudo, come insegnante credo che la scuola stia cambiando tanto e tutti i tentativi di seguire questi cambiamenti purtroppo debbano essere fatti». Tra questi tentativi anche l’ultima circolare del ministro Giuseppe Valditara che vieta l’assegnazione dei compiti dopo le 20 e di sovrapporre più interrogazioni nella stessa mattinata.

«Magari non sarà la soluzione più efficace vietare di dare i compiti dopo le 20, ma in una scuola che cambia così velocemente “iniziamo il primo ottobre perché fa caldo”, no “teniamole aperte ad agosto per aiutare le mamme” sono tutti tentativi magari un po’… “poveri” di seguire e intercettare un cambiamento che noi adulti non riusciamo a percepire».

Caccamo si rifà alla sua esperienza: «Lo lo vedo dai miei ex alunni, ma anche dai miei cugini più piccoli, dalle colleghe: questi ragazzi hanno una velocità di cambiamento a cui non riusciremo mai a stare dietro. E questo è l’ennesimo tentativo… niente di che intervenire sui compiti dopo le 20, certo è più impattante l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Anche perché in emergenza da carenza di voti, due o tre che si offrono ci sono sempre anche se è la terza interrogazione del giorno».

Questo, in sostanza, «per la scuola questo è il momento di agire con interventi netti in un cambiamento velocissimo, facendo più riforme possibili per star al passo».

Cronaca

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Parliamo allora dell’educazione sessuo-affettiva.
«Ho un pensiero preciso legato a un’età, quella delle medie, in cui in prima sono Aidi e in terza Achille Lauro. L’educazione sessuo-affettiva ha valore se è fatta in maniera sartoriale. Quello che vale per i ragazzini di prima media non vale per quelli di seconda, mentre alle superiori quello che vale per un ragazzo di seconda vale anche per un ragazzo di terza. Nel microcosmo delle medie che frequento se è fatta in maniera sartoriale e calata contesto per contesto è indubbio che abbia il suo valore. Quindi le fette di salame sugli occhi per lasciare tutto ai social sono una risposta sbagliata. Ma è altrettanto vero che questo tipo di educazione non è come il laboratorio di cinema o di scrittura creativa, ma qualcosa che anno per anno va pensata in maniera molto precisa».

Anche perché sennò i ragazzi le risposte le cercano altrove, magari rivolgedosi alla AI…
«I ragazzi chiedono all’intelligenza artificiale cose importantissime. Fanno le domande esistenziali. Questo corso può evitare le domande ai chatbot e farle porre a persone competenti? Sì. Punto, non c’è altro da dire».

Anche perché di solito sono proprio le famiglie che non vogliono parlare di questi temi a non autorizzare l’educazione dei propri figli.
«Lasciando a questi ragazzi tante zone d’ombra perché lasciare ai genitori questo tipo di educazione ha dei rischi. A quei ragazzi, invece, dobbiamo dire: “Adesso le risposte alle vostre domande ve le diamo qui, con questi esperti, queste modalità e in questo percorso”».