PHOTO
Che bello poter dire che è esplosa la primavera, e non si tratta di bombe. Avevamo appena scrutato le gemme, timide su rami ossuti; provato un sentore di brezza leggera, quasi profumata, anche nei brividi di primo mattino. Poi, all’improvviso, un bel giorno: cielo azzurro, ventoso, fiori bianchi e rosa che spruzzano di colore persino le città. È tempo di canti, di feste, che portano a Pasqua: San Giuseppe, l’Annunciazione. La Quaresima si spalanca alla Risurrezione, l’unica cosa che conta per la nostra vita, per chi amiamo, per la speranza di tutti.
Mentre si consumano i riti penitenziali, l’angelo parla a una vergine e le chiede un sì per salvare il mondo. Mentre ci si prepara alla Passione, la vita sboccia nella liturgia e nella natura, e chiede di sbocciare anche in noi. C’è un annuncio da accogliere, un sì da ridire con commozione convinta. C’è un annuncio da ripetere, perché questo contagio buono di fede si diffonda.
Il Verbo si è fatto carne e la storia è cambiata da allora e per sempre. Lo sappiamo, si dirà. Ma se questa parola non diventa esperienza è vana. I cristiani dimenticano che l’annuncio fatto a Maria non è un evento del passato. È una chiamata personale, continuamente rinnovata, e una responsabilità perché diventiamo annunciatori a nostra volta.
«Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura» è un mandato non solo per i religiosi ed è un peccato relegarlo tra i nostri dubbi, le nostre timidezze. I tempi oscuri che viviamo non sono stati risparmiati ai nostri padri e ai loro padri. Anche oggi, come troppe volte, il nome di Dio è stato usato per maledire, per seminare odio e violenza; il nome di Dio ha giustificato guerre, persecuzioni e divisioni; il nome di Dio ha coperto ancora una volta Mammona, cioè l’interesse per il denaro e il potere.
Ma le condizioni della vita che ci sono date sono un’occasione, non obiezioni o scusanti per la nostra pavidità, il nostro scetticismo. Anche perché non siamo soli a sostenere il peso dolce e duro della verità che è Gesù. Abbiamo la testimonianza e lo sprone dei santi: da San Giuseppe all’ultimo elevato agli altari. E di tanti santi che incrociamo, o ci vivono accanto, cristiani in parole e opere, con un di più di tenerezza, di sorrisi che scaldano il cuore.
Santa Sofia, a Roma, basilica che riprende la basilica maggiore di Kiev, voluta da san Paolo VI per ricordare i martiri della repressione sovietica. Via Crucis, per i nuovi martiri e i tanti giovani uccisi al fronte. Molti i bambini, con i vestiti tradizionali colorati, le donne che a fine preghiere e canti preparano dolci tipici, ringraziando chi si è unito a loro. Pioveva, su quei volti di donne che guardavano lontano, alla loro terra invasa e violentata dall’invasione che da quattro anni ha stravolto le loro vite. Ma che certezza in quella preghiera comune che la presenza di Dio c’è ed opera tra noi, nonostante tutti i nonostante.
È primavera, di nuovo. A qualunque età, è un tempo nuovo per dire grazie, e ritrovare coraggio: parola bella, che significa avere cuore, stare a cuore.
In collaborazione con Credere
Credere, la rivista per vivere «l'avventura della fede»
CREDERE è la rivista che ogni settimana ti propone storie, personaggi e rubriche per ispirare la fede nel quotidiano. Già scelta come "Rivista Ufficiale del Giubileo della Misericordia", è un giornale ricco di contenuti per lo spirito, con tante testimonianze di famosi e gente comune e i gesti e le parole del Papa, più vicini che mai.
Scopri la rivista e abbonati »




