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Faccia a faccia tra il segretario di Stato Pietro Parolin e l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Yaron Siderman per chiarire quanto accaduto domenica delle palme a Gerusalemme. Un episodio, quello che «ha coinvolto l’Em.mo Card. Pierbattista Pizzaballa, OFM, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, e il Rev.do P. Francesco Ielpo, OFM, Custode di Terra Santa, ai quali la polizia israeliana ha impedito l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme», definito «spiacevole» nel comunicato reso noto dalla Sala Stampa. Nel corso della conversazione, cui ha partecipato anche monsignor Paul Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati (una sorta di ministro degli Esteri vaticano), si «è espresso rammarico per l'accaduto, in merito al quale sono stati offerti chiarimenti, e si è preso atto dell'intesa raggiunta tra il Patriarcato e le Autorità locali circa la partecipazione alle liturgie al Santo Sepolcro». L’accordo, reso noto dallo stesso patriarcato, prevede l’accesso al Santo Sepolcro, che continua però a rimanere chiuso, per i rappresentanti delle Chiese «al fine di condurre le liturgie e le cerimonie e di preservare le antiche tradizioni pasquali presso la chiesa del Santo Sepolcro».
Le liturgie e le preghiere saranno trasmesse in diretta ai fedeli in Terra Santa e nel mondo.
«Desideriamo sottolineare che la fede religiosa costituisce un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni, ebrei, cristiani, musulmani, drusi e altri», scrivono Patriarcato e Custodia di Terra Santa in un comunicato congiunto. «Preghiamo e speriamo per la fine della tragica guerra che colpisce la regione, memore delle pesanti conseguenze che ha su tutti», aggiungono ribadendo «il loro impegno per il dialogo, il rispetto reciproco e la conservazione dello Status Quo».
L’accordo con le autorità israeliane è stato raggiunto anche grazie alle prese di posizione molto ferme da parte dei capi di Stato di diversi Paesi, Italia compresa. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani aveva subito convocato l’ambasciatore israeliano presso il Governo italiano, Jonathan Peled chiedendo non solo l’accesso ai luoghi santi, ma anche «di tutelare la presenza delle comunità cristiane a Gerusalemme e in Cisgiordania, comunità che svolgono un'importante azione di mediazione e promozione di dialogo e tolleranza». Nel corso dell’incontro il nostro Paese aveva espresso anche profonda disapprovazione per l’approvazione del disegno di legge sulla pena di morte. «Per l'Italia», ha dichiarato la Farnesina chiedendo al Governo di Israele di ripensarci, «la pena di morte è una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente. Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte. Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale». Nell'incontro tra Italia e Israele il nostro Paese ha sollevato anche il tema dell'accesso alla Striscia di Gaza «per assicurare un deciso miglioramento delle condizioni alimentari, sanitarie e in generale sociali della popolazione civile».











