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Papa Leone sulla papamobile saluta i fedeli riuniti a Kilamba per la messa.
L’Angola ha accolto la visita di papa Leone con manifestazioni di gioia e di festa. Questo Paese dell’Africa meridionale, segnato dal contrasto paradossale fra una enorme ricchezza di risorse naturali, da un lato, e una corruzione endemica a cui si aggiunge una povertà dilagante (con più del 30% della popolazione che sopravvive con meno di 2,15 dollari al giorno secondo i dati della Banca mondiale), ascolta con grande speranza le parole e gli appelli del Pontefice, che in Africa parla apertamente di pace, superamento delle conflittualità, sviluppo, inclusione, condivisione, giustizia, lotta alle disuguaglianze e alla corruzione, con uno sguardo particolare ai giovani e al loro futuro.
Durante il viaggio aereo che dal Camerun lo portava in Angola, ieri pomeriggio, papa Leone ha chiarito ai giornalisti che lui non ha alcun interesse a dibattere con Donald Trump, in riferimento ai nuovi attacchi ricevuti dal presidente Usa. Ha sottolineato che i discorsi da lui pronunciati durante il suo viaggio erano stati preparati prima dei messaggi e commenti lanciati contro di lui da Trump. «Proseguiamo quindi il nostro cammino, continuiamo a proclamare il messaggio del Vangelo», ha detto il Papa alla stampa.
Nella seconda giornata della sua visita apostolica in Angola, dalla capitale Luanda Leone si è spostato nella Nova Cidade de Kilamba, città satellite a circa 30 chilometri dalla capitale, un grande progetto abitativo – composto da 750 edifici di otto piani, negozi, centri educativi per l’infanzia e scuole -, realizzato fra il 2008 e il 2011 dal China International Trust and Investment, ovvero imprese cinesi che hanno fatto ingenti investimenti infrastrutturali nel Paese, in cambio del petrolio angolano. Per Pechino l’Angola è il principale fornitore di petrolio in Africa e nel continente è il secondo partner commerciale della Cina, con un volume di investimenti cinesi superiore ai 24 miliardi di dollari, che vanno dal settore tradizionale dell’edilizia e quello delle ferrovie all’agricoltura e l’estrazione mineraria.
Nova Cidade de Kilamba è un progetto residenziale molto controverso: realizzato con costi elevatissimi, per molti anni è rimasto deserto a causa dei prezzi delle abitazioni esorbitanti, inaccessibili per la stragrande maggioranza della popolazione locale, esempio emblematico di moderna “città fantasma” africana.


Fedeli riunti a Kilamba per partecipare alla funzione religiosa.
(REUTERS)Nella funzione religiosa celebrata in un grande campo di Kilamba, di fronte a una folla di decine di migliaia di fedeli – si stima che circa 200mila persone siano presenti nell’area – papa Leone, commentando la pagina del Vangelo di Luca che racconta dei due discepoli in cammino sulla strada verso Emmaus, rivolge il suo sguardo alle ferite dell’Angola Paese che ha vissuto una sanguinosa guerra civile, durata quasi trent'anni, dal 1975 (all’indomani dell’indipendenza) fino al 2022, causando circa un milione di vittime.
Il Papa sottolinea con forza la necessità di guardare avanti, camminare, non restare ancorati al passato, insistendo sulle parole-chiave speranza e futuro, in un Paese che . «In questa scena iniziale del Vangelo», spiega Leone, «vedo rispecchiata la storia dell’Angola, di questo Paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità». Il conversare dei discepoli che ricordano quanto accaduto al loro Maestro riporta alla memoria il dolore da cui questo vostro Paese è stato segnato, una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà. Quando per lungo tempo si è immersi in una storia così marchiata dal dolore si corre il rischio dei due discepoli di Emmaus: perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento».
La buona notizia del Signore, anche oggi, è che «Lui è vivo, è risorto e cammina al nostro fianco mentre percorriamo la strada della sofferenza e dell’amarezza, aprendo i nostri occhi affinché possiamo riconoscere la sua opera e donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro».


Papa Leone a Kilamba per la funzione religiosa.
(REUTERS)Affiancando i due discepoli amareggiati e delusi, facendosi loro compagno, Cristo li aiuta a guardare oltre il dolore, a scoprire che non sono soli nel loro cammino. Ecco allora tracciata la strada per ricominciare, afferma il Pontefice rivolgendosi agli angolani. E lancia un’esortazione a «vigilare sulle forme della religiosità tradizionale che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstizioni che non aiutano nel cammino spirituale». Leone invita i fedeli angolani a restare fedeli agli insegnamenti della Chiesa, a fidarsi dei loro pastori e tenere fisso lo sguardo su Gesù.
Ed esprime il desiderio di una Chiesa in Angola che sappia stare sempre al fianco della gente, degli ultimi, dei bisognosi, senza lasciare indietro nessuno.
«La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa accogliere il grido dei suoi figli», sottolinea il Papa. «L’Angola ha bisogno di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano nel cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, impegnarsi nell’amore nel perdono vicendevoli, costruire spazi di fraternità e di pace, compiere gesti di compassione e solidarietà verso chi ha più bisogno».
Leone sottolinea il desiderio di «costruire un Paese dove siano superate per sempre le divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione. Solo così sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta». Oggi, aggiunge il Pontefice, c’è bisogno di «guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro. Non abbiate paura di farlo».
Al termine della messa, alla preghiera del Regina Coeli, papa Leone riflette ancora sulle guerre in corso e lancia un nuovo appello alla pace. Rivolge il suo pensiero in particolare all’Ucraina e agli attacchi che continuano a colpire la popolazione civile. Esprime la sua vicinanza e assicura le sue preghiere per il popolo ucraino. E ripete l’appello «perché tacciano le armi e prosegue il cammino del dialogo». Leone ricorda poi la tregua annunciata in Libano «motivo di speranza perché rappresenta un segnale di sollievo per il popolo libanese e per il Medio Oriente». E incoraggia le autorità coinvolte a «proseguire il dialogo per la pace».









