Parigi torna a essere, in qualche misura, la “figlia primogenita”, che riscopre la fede in un modo quasi sorprendente. Se in Spagna ci si aspettava il bagno di folla, in Francia, nonostante i numeri dicessero che i battesimi sono aumentati in un solo anno del 28 per cento, più che triplicati in dieci anni, e che oltre 45mila persone stanno compiendo l’anno spirituale di discernimento prima di intraprendere il noviziato negli istituti religiosi o entrare in seminario, in pochi scommettevano sul calore con il quale i francesi hanno accolto Leone.

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Il Papa ai giovani: «La Francia ha bisogno di voi! Vi aspetta»

Il Papa ai giovani: «La Francia ha bisogno di voi! Vi aspetta»
Il Papa ai giovani: «La Francia ha bisogno di voi! Vi aspetta»

Non è un’”embellie”, una sorta di abbellimento, di schiarita momentanea, dicono gli esperti, ma qualcosa di più profondo. È il passaggio da un cattolicesimo di trasmissione a un cattolicesimo di adesione, dove la fede non si eredita più, ma si sceglie.

Il Papa lo sa. E proprio per questo, prima della messa che conclude il suo secondo e ultimo giorno a Parigi, ha voluto incontrare loro: i catecumeni e i neofiti, i nuovi cercatori di Dio. All’Institut Catholique de Paris, dove nel XVII secolo sorgeva il convento dei carmelitani e dove fratel Lorenzo della Resurrezione trovò quel “ricco cammino spirituale” che lo stesso Leone XIV ha più volte citato, si sono riuniti più di 350 tra vescovi, sacerdoti, diaconi, accompagnatori e catecumeni. Un’assemblea sinodale provinciale che ha coinvolto, nella consultazione, 45.000 persone, con oltre 4.000 gruppi di ascolto. E tra loro, storie che parlano di un desiderio che non si spiega con la statistica.

«Lo stupore di fronte a ciò che sta accadendo a tanti nostri fratelli e sorelle», mette in guardia il Papa, «non deve chiuderci in una beata ingenuità; al contrario, dobbiamo impegnarci, cercare, porci delle domande e intraprendere azioni pastorali concrete. Questo è lo Spirito che anima la vostra Assemblea sinodale e, più in generale, il cammino della Chiesa in Francia: meravigliati dall’opera imprevedibile di Dio, che cosa dobbiamo fare e dove ci sospinge lo Spirito per accompagnare i catecumeni, i neofiti, i “ricomincianti”?». Leone richiama «un’espressione usata dall’Episcopato francese qualche anno fa» per esortare chi lo ascolta a «immaginare e incarnare una Chiesa in “stato di iniziazione”, che si prende cura del percorso dei catecumeni, dei neofiti e dei ricominciati, offrendo loro, nel tempo, un accompagnamento solido e costante».
Tra i tanti giovani presenti racconta la sua Jaoide, che ha scelto il nome di Giosuè. Viene dalla diocesi di Nanterre. Il suo cammino verso il battesimo è stato, all’inizio, solitario. Si faceva domande sul senso della vita, sulla verità, sull’esistenza di Dio. Ha iniziato a leggere il Corano, poi il Nuovo Testamento. «Leggendo quest’ultimo, sono rimasto colpito dalla figura di Gesù, dai suoi insegnamenti, dal suo modo di spiegare con parabole e, soprattutto, dalla sua determinazione a mostrarci l’esempio con la sua vita», racconta al Papa. Si è convinto che la verità fosse lì. Ha contattato la parrocchia per e-mail. Ma poi la paura di essere giudicato per il suo aspetto maghrebino, l’isolamento, le cattive compagnie gli hanno fatto interrompere il percorso per un anno e mezzo. Poi ha ricominciato e, al momento del battesimo, ha scelto il nome Giosuè, «perché rappresenta la fiducia in Dio e la determinazione nonostante le difficoltà».

La sua storia non è unica. È la storia di una generazione che cerca, anche sbagliando, la propria strada. E che spera di trovare, nella Chiesa, non un tribunale che giudica, ma una casa. Come è successo a Marielle, della diocesi di Créteil, battezzata lo scorso anno. Da bambina non ha ricevuto un’educazione religiosa, ma ha sempre creduto in Dio. Si sentiva fuori posto in Chiesa, non battezzata, esclusa. Recitava il Padre Nostro a casa, al riparo dagli sguardi. Poi sua figlia, battezzata a vent’anni, le ha trasmesso i primi elementi per comprendere la Bibbia. Nel Gruppo Alpha della parrocchia ha scoperto «quasi con sorpresa» di avere anche lei un posto nella comunità che si è rivelata «più accogliente di quanto sembrasse all’inizio». Ha ricevuto i tre sacramenti a Pasqua 2025. Ma poi è le è sorta la domanda di come evitare il “vuoto post-battesimo”. La risposta è stata il dinamismo della parrocchia, le serate di lode, i pellegrinaggi. E la vicinanza del vescovo ai catecumeni e ai neofiti. «E più ricevo, più mi sento in debito verso Dio», dice.

Sophie, accompagnatrice di catecumeni nella diocesi di Évry, racconta, dalla sua prospettiva, la gioia di questi incontri. «Anche se non fai tutto bene, non dimenticare che la cosa più importante è condividere la gioia di essere cristiani», le ha detto la responsabile del catecumenato dieci anni fa. Da allora ha accompagnato persone giovanissime e madri di famiglia, una donna che sapeva a malapena leggere e un’altra che si preparava a diventare magistrato. «Un tempo immaginavo che le richieste di battesimo provenissero da persone un po’ smarrite, desiderose di aggrapparsi a qualcosa di vago. Ora so che i catecumeni hanno sete di Cristo». E poi la storia di Marine, la cui infanzia era stata devastata da un padre alcolista e violento. «La notte di Pasqua in cui ha ricevuto i sacramenti, la rivedo in piedi accanto al fonte battesimale, raggiante della vera luce».

Il Papa guarda questi «nuovi cercatori di Dio» in una Francia che, da decenni è un laboratorio avanzato di secolarizzazione, ma che oggi è anche un laboratorio di fede e dialogo interreligioso. Gli studiosi citano il ruolo dei social media, il rapporto con l’Islam, l’arrivo di una generazione senza pregiudizi religiosi come fattori che spiegano questo risveglio. I giovani tra i 18 e i 25 anni sono oggi la fascia più rappresentata tra gli adulti che chiedono il battesimo, mentre nel 2020 erano i 26-40 anni a essere più numerosi.

Certo, è anche vero che i battesimi dei bambini continuano a calare: 150.000 nel 2024 contro 380.000 nel 2000. Solo il 5% dei francesi va a messa ogni domenica. Le ordinazioni sacerdotali sono appena 84 quest’anno. E la Chiesa francese è ferita anche dalle rivelazioni sugli abusi. Ma c’è una domanda che il Papa ha voluto fare sua, come ha raccontato l’arcivescovo di Marsiglia, il cardinale Jean-Marc Aveline: «Al Vaticano, ci si chiede: ma come mai ci sono tanti giovani adulti che scoprono la fede? Che cosa sta succedendo in loro?».

La risposta, forse, è nella sete di senso che non si spegne. È nella Chiesa che, come ha detto Leone XIV, non è un museo ma un corpo vivo, dove le membra più deboli sono le più necessarie.

Alla fine dell’incontro, dopo le testimonianze e la consegna dell’Instrumentum laboris elaborato dall’Assemblea ecclesiale sulla base dleel risposte della consultazione, il Papa lascia a tutti un compito: «Continuate a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo».

Guardando i catecumeni e i neofiti Leone spiega che in «voi non vedo solo il frutto dello Spirito che vi ha messo in cammino, ma anche una promessa di fecondità per la Chiesa in Francia. A vostra volta, siate missionari del Vangelo in questa società!». E li incoraggia a sentirsi sostenuti dai «grandi testimoni di questa terra amata». Il Papa pensa a «Santa Teresa di Gesù Bambino che, con la sua “piccola via”, ci insegna come la fiducia apra le porte della grazia», tanto cara anche a papa Francesco. «A san Martino di Tours, figura emblematica della condivisione e della carità fraterna». Essi, «insieme a tanti altri santi e sante provenienti da questa terra di Francia, ci ricordano che la missione si costruisce oggi, preservando innanzitutto la presenza del Signore nella vita quotidiana». Infine l’invito a che «accogliendovi gli uni gli altri, possiate formare tutti insieme il popolo vivente della Chiesa in Francia, capace di trasmettere la fede».