Il Pontefice riflette sul valore dello sport. Nel giorno di inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina pubblica una lunga lettera dal titolo La vita in abbondanza. Ricorda anche le Paralimpiadi che si svolgeranno a marzo nelle stesse località e, parlando a chi parteciperà alle gare, ma anche a tutti gli altri, spiega che «la pratica sportiva, lo sappiamo, può avere una natura professionale, di altissima specializzazione: in questa forma essa corrisponde a una vocazione di pochi, pur suscitando ammirazione ed entusiasmo nel cuore di tanti, che vibrano al ritmo delle vittorie o delle sconfitte degli atleti. Ma l’esercizio sportivo è un’attività comune, aperta a tutti e salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un’universale espressione dell’umano».

Il Pontefice ricorda anche l’importanza dello sport per la costruzione della pace e ritorna a chiedere la Tregua olimpica. «che nell’antica Grecia era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, affinché atleti e spettatori potessero viaggiare liberamente e le competizioni svolgersi senza interruzioni. L’istituzione della Tregua scaturisce dalla convinzione che la partecipazione a competizioni regolamentate (agones) costituisce un cammino individuale e collettivo verso la virtù e l’eccellenza (aretē). Quando lo sport è praticato in questo spirito e con queste condizioni, esso promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune». Al contrario, invece, la guerra «nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri. L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare. Le tragiche evidenze di questa cultura di morte sono sotto i nostri occhi – vite spezzate, sogni infranti, traumi dei sopravvissuti, città distrutte – come se la convivenza umana fosse superficialmente ridotta allo scenario di un videogioco. Ma questo non deve mai far dimenticare che l’aggressività, la violenza e la guerra sono “sempre una sconfitta per l’umanità”».

La Tregua olimpica, insiste, «è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato Olimpico Internazionale e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano “fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”. Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato».

Il Pontefice poi affronta i temi del valore dello sport sia come disciplina individuale che collettiva, l’importanza dello spirito di squadra, del rapporto con il proprio corpo, del mettersi in gioco e superare se stessi, della salute anche della mente.

Ma parla anche dei rischi che possono frenarne lo sviluppo o distorcerne il messaggio. La sete di profitto, la vittoria a ogni costo, snaturano il vero messaggio dello sport che, invece può dare una «lezione decisiva anche oltre il campo di gara: insegna che si può aspirare al massimo senza negare la propria fragilità, che si può vincere senza umiliare, che si può perdere senza essere sconfitti come persone».

In questo senso, dunque, il vero sport ci dice che «non si tratta di un accumulo di successi o di prestazioni, ma di una pienezza di vita che integra corpo, relazione e interiorità. In chiave culturale, la vita in abbondanza invita a liberare lo sport da logiche riduttive che lo trasformano in mero spettacolo o consumo. In chiave pastorale, essa sollecita la Chiesa a farsi presenza capace di accompagnare, discernere e generare speranza. Così lo sport può diventare davvero una scuola di vita, in cui si impara che l’abbondanza non nasce dalla vittoria ad ogni costo, ma dalla condivisione, dal rispetto e dalla gioia di camminare insieme».