Bisogna ascoltare Dio e coltivare la relazione con Lui. Soprattutto nella preghiera e nel dialogo costante. Papa Leone spiega la Costituzione conciliare Dei Verbum sulla Rivelazione divina, pubblicata il 18 novembre 1965, «uno dei documenti più belli e più importanti dell’assise conciliare» partendo dalle parole di Gesù «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi».

La catechesi si inserisce nell’ambito nuovo ciclo “I documenti del Concilio Vaticano II” introdotto la scorsa settimana.

Il Pontefice riprende la spiegazione di Agostino che, nel commentare questo passo del Vangelo, ricordava il motto: «l’amicizia o nasce tra pari, o rende tali» per dire che «non siamo uguali a Dio, ma Dio stesso ci rende simili a Lui nel suo Figlio». Pur nella nostra fragilità Dio ci chiama a diventare simili a Lui. Non «attraverso la trasgressione e il peccato, come suggerisce il serpente a Eva, ma nella relazione con il Figlio fattosi uomo».

Questa relazione, questa amicizia con Dio nasce dal dialogo. E, anche quando questo si interrompe a causa del peccato, «il Creatore non smette di cercare l’incontro con le sue creature e di stabilire di volta in volta un’alleanza con loro». Nel Figlio «il dialogo che si era interrotto viene ripristinato in maniera definitiva: l’Alleanza è nuova ed eterna, niente ci può separare dal suo amore. La Rivelazione di Dio, dunque, ha il carattere dialogico dell’amicizia e, come accade nell’esperienza dell’amicizia umana, non sopporta il mutismo, ma si alimenta dello scambio di parole vere».

Pope Leo XIV holds the weekly general audience in the Paul VI Hall at the Vatican, Jenuary 14 2025 ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Pope Leo XIV holds the weekly general audience in the Paul VI Hall at the Vatican, Jenuary 14 2025 ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Un momento dell'udienza generale (ANSA)

Questo è quello che ci ricorda la Dei Verbum: «Dio ci parla». Ma «è importante cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima si ferma alla superficie e non realizza una comunione fra le persone, mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo. La parola possiede una dimensione rivelativa che crea una relazione con l’altro. Così, parlando a noi, Dio ci rivela sé stesso come Alleato che ci invita all’amicizia con Lui».

Per dialogare la prima cosa da fare è l’ascolto «perché la Parola divina possa penetrare nelle nostre menti e nei nostri cuori; allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi».

Attraverso la preghiera, comunitaria e personale, coltiviamo questa relazione. Momenti di preghiera che non devono mancare nella settimana del cristiano perché «solo quando parliamo con Dio, possiamo anche parlare di Lui». Inoltre la nostra stessa esperienza ci dice che, quando le amicizie si rompono, è o a causa di qualche gesto eclatante, oppure «per una serie di disattenzioni quotidiane, che sfaldano il rapporto fino a perderlo». Perché questo non accada con Gesù, che ci ha chiamati a essere suoi amici, dobbiamo coltivare il dialogo con lui. «Accogliamolo, prendiamoci cura di questa relazione e scopriremo che proprio l’amicizia con Dio è la nostra salvezza».