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Nella combo, da sinistra, Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi, 8 maggio 2026. ANSA/CNL
Il processo di Garlasco ha tutti i contorni per essere definito un giallo tedioso e snervante dal punto di vista giuridico, etico e morale a causa dei talk show e delle interviste che si susseguono a ritmo frenetico. L’opinione pubblica è ormai sfinita. È diventato impossibile comprendere le ragioni di un ritardo assurdo e inconcepibile nel mettere la parola fi ne alla tragica vicenda della povera Chiara Poggi. Mi dispiace vedere la magistratura italiana che non riesce a venirne a capo dopo così tanto tempo.
FRANCO PETRAGLIA
Il caso Garlasco ha assunto una abnorme appendice mediatica migrata dall’informazione all’intrattenimento. Come abbiamo scritto più volte, si è trasformato in un gigantesco Cluedo, che intrattiene, ma rischia di disinformare, perdendo di vista, da un lato, il fatto che l’accertamento della verità giudiziaria è un lavoro molto più complesso della sua riproposizione televisiva e, dall’altro, che dentro questo, che per il resto del mondo è un “giallo”, ci sono una ragazza morta e persone che stanno soffrendo. Come tutte le cose umane, anche un procedimento penale, però, può complicarsi per una serie di ragioni. E con Garlasco è accaduto. E, dato che un Paese democratico non può convivere con il dubbio di un innocente in carcere, se questo dubbio fondatamente si manifesta, la magistratura ha il dovere di approfondire e, quando si accerti un errore, di riparare con gli strumenti che ci sono. Proprio perché consapevole della complessità, il sistema italiano prevede tre gradi di giudizio (fattori di “lentezza”, ma anche di garanzia) e anche lo strumento eccezionale della revisione di sentenze definitive, che si rivelino errate, in virtù di nuove e molto solide prove. Se Garlasco fa così notizia è anche perché non è la norma, ma un’eccezione in un sistema che tratta ogni anno oltre due milioni di processi penali (tra sopravvenuti e pendenti). Sarebbe un errore prenderlo a paradigma. La sua trasformazione in intrattenimento è certamente una distorsione, ma se più spettatori la pensassero come te forse quell’intrattenimento avrebbe minor successo.









