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Da ChatGpt a GoogleFemini, anche l'Intelligenza artificiale lascia un'impronta ambientale
Quando interpelliamo ChatGpt o GoogleGemini non ci pensiamo, ma ogni richiesta all’AI ha un suo costo ambientale. Un costo in aumento mano a mano che aumentano le capacità di calcolo di queste tecnologie e le richieste degli utenti. Il costo ambientale dell’AI non riguarda il futuro, ma è un tema che dovremmo tenere bene a mente per il presente, visto che l’uso dell’IA sta diventando sempre più pervasivo anche in Italia.
L’intelligenza artificiale consuma sempre più acqua ed energia. Un dato su tutti dovrebbe farci riflettere: entro il 2030, i data center che alimentano l'Intelligenza artificiale consumeranno una quantità d'acqua pari al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone, l'equivalente dell'intera popolazione dell'Africa subsahariana. Non solo: la richiesta elettrica salirà a 945 terawattora, il triplo dell'energia utilizzata da Pakistan, Bangladesh e Nigeria messi insieme.
A lanciare l'allarme è il nuovo rapporto delle Nazioni Unite Costo ambientale del consumo energetico dell'IA: impronta di carbonio, acqua e suolo. Lo studio evidenzia come l'intera filiera – dalla costruzione delle infrastrutture allo smaltimento dei rifiuti elettronici, fino all'uso quotidiano degli algoritmi – necessiti urgentemente di una regolamentazione globale. «Questo rapporto non è un'accusa contro l'IA, una trasformazione tecnologica che sta migliorando la vita di miliardi di persone, ma un appello a un suo utilizzo responsabile per renderla sostenibile ed equa», ha detto Kaveh Madani, direttore dell'Istituto ONU per l'acqua, l'ambiente e la salute.
QUALCHE CASO CONCRETO
Il rapporto ONU non si limita a proiezioni future, ma fotografa dinamiche già in atto analizzando casi reali. Ne riportiamo due.


Irlanda: diventata l'hub europeo dei data center, nel 2023 le “fabbriche digitali” dell’isola hanno assorbito il 21% dell'intera elettricità nazionale, superando il consumo totale di tutta la popolazione urbana del Paese.
Uruguay: I progetti per la costruzione di un enorme data center ad alto consumo idrico sono coincisi con la storica siccità del 2023, che ha prosciugato le riserve di acqua dolce della capitale Montevideo, rendendo l'acqua del rubinetto temporaneamente non potabile per i cittadini.
PER UN ECOSISTEMA RESPONSABILE
Ma come si calcola l’impronta ecologica dell’IA? Un errore comune è valutarne l'impatto calcolando solo le emissioni di anidride carbonica. Gli scienziati dell'ONU sottolineano invece che l'impronta ecologica della tecnologia è tridimensionale e tocca le emissioni di carbonio (energia richiesta per far girare i server) come l'uso del territorio (suolo occupato dalle infrastrutture fisiche) e l’impronta idrica (milioni di litri d'acqua dolce usati ogni giorno per raffreddare i superprocessori). Isolare solo uno di questi fattori impedisce di comprendere la reale portata del problema. Il rapporto conclude che lo sviluppo del settore ha bisogno di una guida globale e politica, in quanto è necessario definire un “ecosistema di IA responsabile” fondato su trasparenza, efficienza, equità e giustizia ambientale.







