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martedì 12 dicembre 2017
 
La polemica
 

Caro Siti, ritira quella dedica a don Milani nel tuo libro sul prete pedofilo

20/04/2017  Lo stesso autore sembra ammettere di aver forzato l'interpretazione: ora deve trarne le conseguenze, togliendo l'ambigua dedica al priore di Barbiana dal suo libro su un prete pedofilo (pieno di incongruenze psicologiche, letterarie ed etiche).

BRUCIARE TUTTO: STORIA DI UN PRETE PEDOFILO  

Farebbe bene Walter Siti a ritirare la dedica a don Lorenzo Milani nel suo libro Bruciare tutto (Rizzoli) in cui racconta la storia di un prete pedofilo. Un gesto doveroso, per amore della verità e per la memoria del priore di Barbiana. D'altra parte lo scrittore dovrebbe semplicemente trarre le conclusioni dell'ammisione che lui stesso ha fatto a la Repubblica, nell'intervista pubblicata oggi: «Se ho forzato l'interpretazione, allora la mia dedica è fuori luogo». Riconoscere un errore è importante, ma esige anche che l'autore se ne assuma la responsabilità e provveda, se possibile, a ristabilire la verità. Cose che Siti può appunto fare rimuovendo la dedica dal suo libro.

Da giorni si è scatenato un dibattito acceso e duro sul nuovo romanzo dello scrittore premio Strega con Resistere non serve a niente (titolo che ora suona beffardamente ambiguo). Nel suo nuovo romanzo, racconta la vicenda di don Leo, un prete segnato da forti pulsioni pedofile, assecondate in almeno un caso prima di farsi sacerdote. Ora che è prete, impiega molte energie per reistere alle tentazioni. Finché gli viene affidato un bambino, a causa della disgregazione della sua famiglia, che si affeziona al sacerdote, capace di dargli cure amorevoli. A questo punto, lo scrittore immagina che sia il bambino stesso a offrirsi all'uomo - offrirsi in senso sessuale. E di fronte al rifiuto dell'adulto, si uccide.

LA LETTERATURA E IL MALE

Il romanzo presenta una serie di problemi. Proviamo a esaminarli.

1) La dedica a don Milani

Nell'intervista citata a la Repubblica lo stesso Siti afferma: «Mi è parso che don Milani ammettesse di provare attrazione fisica per i ragazzi», premettendo però di aver «forzato l'interpretazione» e aggiungendo: «Se ho sbagliato l'interpretazione, la dedica è fuori bersaglio». Pensare di giustificare la dedica a don Milani con qualche frase mal estrapolata dai suoi scritti non ha senso né fondamento storico. O si dimostra il contrario - cosa che Siti non è stato in grado di fare - o l'azzardo è eccessivo. Gli farebbe onore, a questo punto, riconoscere di aver esagerato (dobrebbe anche spiegare perché si è spinto così in là), assumersene la responsabilità e chiedere all'editore di ritirare la dedica dal libro. Lo dovrebbe fare per amore della verità e per la memoria del priore di Barbiana.

2) La letteratura e il male

Sul tema si è scatenato un dibattito acceso, con la quasi totalità dei critici pronta a ribadire che la letteratura può e deve pensare qualsiasi cosa, anche il male, anche la pedofilia, anche la pedofilia nella Chiesa. Ed è facile citare decine di capolavori, da Dostoevskij a Nabokov a Bernanos. Il punto però è un altro: la letteratura ha senz'altro il diritto di immaginare il male, di affacciarsi sull'abisso, purché lo faccia in maniera seria, cioè facendo buona letteratura, in modo realistico e non gratuito. Ora, alcuni passaggi del romanzo di Siti sembrano peccare in credibilità, ponendo la sua storia sotto una luce di inverosimiglianza. È credibile che un bambino si offra sessualmente a un adulto? O sarebbe più credibile pensare a una richiesta d'amore che non usa il linguaggio del sesso? L'autore non ha confuso, mostrando una inadeguata conoscenza della psicologia infantile e costruendo di conseguenza una figura poco attendibile, il bisogno di affetto con le pulsioni sessuali? È verosimile sul piano psicologico che, di fronte al rifiuto del prete, il bambino si uccida? È realistico il profilo di un uomo che ha avuto in passato un rapporto sessuale con un bambino e che poi decide di consacrarsi sacerdote, per passare la vita a combattere tremende pulsioni pedofile?

Va poi ricordato un altro elemento: quando la grande letteratura ha affrontato il tema del male, anche nelle sue forme più abiette, entrando nella mente di personaggi cinici e crudeli che compivano i peggiori misfatti, il lettore poteva, almeno a mente fredda, percepire un distacco fra l'autore e le sue creature. Nel romanzo di Siti può succedere al contrario di percepire un'identificazione sul protagonista e i suoi ragionamenti.

UN FALSO DILEMMA MORALE E UN MESSAGGIO TERRIBILE

  

3) Il messaggio equivoco

Dopo che il bambino si è suicidato, a causa del rifiuto del sacerdote (passaggio, come già detto, poco realistico), don Leo pronuncia delle bestemmie terribili, non tanto per le parole in sé, quanto per la loro portata etica: «Ho considerato la salvezza della mia miserabile anima più importante del tuo ancora aperto futuro» e «Perdonami, dovevo accettare di fare l'amore con te, qualunque prezzo mi fosse costato». Qui viene insinuato un falso dilemma morale: fare sesso con un bambino o salvarlo dal suicidio? Un dilemma falso e pretestuoso, anch'esso del tutto irrealistico.

Come è possibile pensare di salvare un bambino facendo sesso con lui? Fare sesso con un minore, perlopiù in crisi e bisognoso di affetto, significa fare il suo bene?  E l'unica alternativa all'andare a letto con lui sarebbe spianargli la strada al suicidio? Perché l'atto di salvare la propria anima dovrebbe essere in conflitto con il bene di un bambino? Ha senso pensare di contrappore una norma morale (per non dire un Comandamento) al benessere di una giovane creatura? Qui è evidente che il lavoro di Siti non è letterariamente all'altezza della vera letteratura, perché inventa un assurdo morale privo di senso.

In conclusione, non si può fare a meno di chiedere allo stesso autore - come ha fatto Michela Marzano, la prima, su la Repubblica, a denunciare i limiti di Bruciare tutto - quali siano i fini di questo libro, cioè quali siano le motivazioni profonde che hanno spinto l'autore a scriverlo. Il sospetto che l'idea di attirare attenzione sul libro, affrontando un tema come la pedofilia, perlopiù in ambito ecclesiastico, sia balenata nella mente dell'autore, è legittimo. È vero che Siti è autore noto e premiato, ma allora perché cadere nelle incongurenze appena ricordate, perché quella dedica maldestra a don Milani, perché quelle lunghe e crudissime descrizioni (il vecchio prete pedofilo che si sofferma sui piaceri della carne) e quelle provocazioni insostenibili (sull'immagine dle povero Aylan, il piccolo profugo riverso su una spiaggia)?

L'impressione è che a Siti sia sfuggito qualcosa, che abbia perso il controllo del gioco. Può porvi rimedio cominciando a togliere il riferimento a don Milani...

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