Sono molti i laici cattolici che nella famiglia, nel lavoro, nella società testimoniano la propria fede nella quotidianità. E’ evidente, però, la carenza di una presenza unitaria e coordinata nella società civile e a livello politico, legislativo e nelle pubbliche istituzioni.
La collocazione dei cattolici nei partiti è così ampia da produrre quasi imbarazzo, ma poi, come ha affermato il prof. Antiseri, risultano “inefficaci dappertutto”.
La realtà è che i cattolici quando si sottomettono alla logica dei partiti appoggiandoli là dove gli viene riconosciuto uno scampolo di presenza e potere, sono ben accetti (al prezzo del loro silenzio). Quando, invece, puntano a ricomporre un movimento ispirato a valori di riferimento diventano scomodi e si tenta in tutti i modi di ostacolarli. Ecco perché i “cattolici scomodi” non possono arrendersi all’idea di recuperare una comune matrice politica, che consenta la formazione di un programma ispirato ai principi che garantiscono i diritti della persona. E non si tratta solo dei “principi non negoziabili”: è un impegno molto più ampio teso al bene comune della nostra società.
Noi non ci siamo mai arresi e, in questa direzione, ci siamo mossi dopo le elezioni - anzi già dal Consiglio Generale del 7 Febbraio che ha visto la presenza del Cardinale Bagnasco - quando abbiamo iniziato a parlare, e a programmare, una nuova Camaldoli a settant’anni dal famoso Codice: con l’obiettivo di dare un’anima alla fase, assolutamente necessaria, di smilitarizzazione della lotta politica ed un senso forte di alternativa ad ogni cedimento populista.
L’impostazione allora seguita è esattamente quella di cui c’è più bisogno oggi: in un contesto storico drammatico nel quale la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica e non c’è spazio per operare nessuna riserva, né coltivare alcuna ambiguità nel passaggio dall’adesione formale ai principi della DSC alla loro declinazione nelle scelte operative politiche e programmatiche. Questa l’unica strada possibile per restituire centralità all’iniziativa politica dei cattolici che, come a Camaldoli nel ’43, devono essere capaci di guardare oltre la catastrofe, progettare il futuro e riannodare i fili dell’identità e della storia d’Italia.
Solo così si può dare anima ad un progetto di rinnovamento dell’Italia che non può prescindere da un nuovo patto, capace di ricostruire il rapporto fiduciario tra popolo, politica e istituzioni, e che non può prescindere da una vera e propria stagione Costituente. E’ questo il senso in cui parliamo dello “Spirito di Camaldoli”.
Da mesi ci stiamo lavorando, recuperando il meglio del lavoro fatto in questi anni anche nel Forum del lavoro - fondato per dare risposta ai ripetuti appelli di Benedetto XVI “per un rinnovato impegno dei cattolici in politica” - e di cui rivendico la nascita, la crescita, il tanto lavoro positivo fatto, ma fino a Todi 2: dopo, subito dopo, ci sono state le “deviazioni”, nonostante la nostra durissima opposizione, perché l’attenzione si è spostata dai contenuti ai contenitori.Su basi nuove, quindi, continuiamo a ricercare nella chiarezza il rapporto con gli altri. Siamo in tanti e presto ci sarà “la nuova Camaldoli”: ci riuniremo in autunno con tutti coloro che sentono l’esigenza di creare qualcosa di concreto che sia in grado di dettare, con decisione e forza, le linee guida che siano espressione concreta dei cattolici.
Carlo Costalli è Presidente del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL)