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giovedì 18 aprile 2024
 
l'appello
 

Kaladich: «Per la scuola in Italia serve una reale libertà di scelta»

09/12/2022  Parla la presidente della Fidae, federazione italiana delle scuole cattoliche, Virginia Kaladich che commenta positivamente la recente legge di Bilancio con cui sono stati stabilizzati 70 milioni di euro per la disabilità «è un ottimo segnale in questa direzione». E ai ragazzi dice: «Coraggio, come diceva Giovanni Paolo, II il futuro inizia oggi, nei nostri banchi e nei nostri cortili»

È significativo guardare i numeri delle scuole paritarie, una realtà ancora poco compresa del nostro sistema di istruzione integrato (pubblico e, appunto, paritario insieme). Virginia Kaladich, presidente della Fidae (Federazione italiana delle scuole cattoliche) ne è consapevole: «Essì che le nostre scuole oggi in Italia – numeri Cei – ospitano circa 817.000 alunni pari al 9,9% della popolazione scolastica». 
 
Oltre ai numeri perché è così significativa la vostra presenza? 
«La nostra è una presenza sul territorio che ha radici storiche profonde; in alcuni luoghi quando non c’era la scuola statale c’erano le scuole cattoliche non-statali al servizio soprattutto dei più deboli e in difficoltà». 
 
Nel corso degli anni la situazione è mutata 
«Perché in Italia non c’è una reale libertà di scelta. Nonostante ci sia una legge, la numero 62 del 10 marzo 2000 che sancisce il sistema integrato di istruzione italiano fatto di “scuole statali, scuole paritarie private e degli enti locali”. Ma quella legge non è finanziata per cui chi vuole scegliere la scuola paritaria oltre alle tasse paga anche la retta. Ci sono contributi annuali che non coprono le spese effettive».

Virginia Kaladich, presidente Fidae
Virginia Kaladich, presidente Fidae

Italia che è penultima in Europa nella libertà di istruzione…
«Messa peggio c’è solo la Grecia… Anche in piena pandemia coloro che abitano la scuola paritaria, docenti, alunni etc non venivano menzionati».
 
A chi vanno i soldi della retta?
«Servono soprattutto per pagare gli stipendi dei dipendenti. Una fatica economica che ricade anche sugli alunni in difficoltà». 
 
Con la recente legge di Bilancio, però, sono stati stabilizzati 70 milioni di euro per la disabilità.
«È un’ottima notizia. È un segno di civiltà che dà piena cittadinanza al sistema pubblico integrato». 
 
Col nuovo Governo sta cambiando qualcosa?  
«Ci sono segnali positivi. Auspichiamo che col nuovo Governo si possa dialogare come è già stato con l’Agorà della parità il soggetto che raccoglie e rappresenta più realtà della scuola paritaria e che ha avuto modo di confrontarsi col gabinetto del premier Meloni: abbiamo ottimi segnali di ascolto!». 
 
Vuol dire una parola ai ragazzi per l’anno che verrà?

«Coraggio, come diceva Giovanni Paolo II il futuro inizia oggi, sui nostri banchi e nei nostri cortili». 
 
E agli adulti di riferimento? 
«Dobbiamo far sentire i nostri giovani protagonisti e ridargli la voglia di sognare dopo pandemia, guerra e crisi economica. Bisogna tornare a sperare e, come diceva don Giovanni Bosco, ridare loro la capacità di sognare. Investire nella loro educazione. Con la loro creatività i ragazzi possono ridare speranza al mondo. Agli adulti viene richiesta grande responsabilità educativa. Ricostruiamo un patto educativo globale da vivere nelle scuole con i nostri bambini e i nostri ragazzi. E facciamolo in fretta come mi disse una volta papa Francesco in un incontro». 
 
Perché tutto ciò succeda cosa serve?
«Che ci sollevino dai problemi economici e ci facciano fare un’esperienza di scuola con serenità. E, infine, un concorso per il nostro personale docente che per insegnare oltre al titolo accademico deve avere anche l’abilitazione. Sono anni che non ci sono percorsi abilitanti e noi, senza, non li possiamo stabilizzare. Questo perché anche loro possano decidere dove insegnare. Speriamo che questo Governo ci dia ascolto».

 
 
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