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Credere

Ramin Bahrami: «La musica ci congiunge all'eterno»

16/06/2022  «Chiedo alla Vergine di intercedere per la nostra umanità malata», dice il pianista convertitosi grazie a Bach. E sulla guerra, che ha subito da bambino, ammonisce: «Percorriamo la strada del dialogo»

La sua voce è appassionata: «Quando sono nato i miei genitori mi hanno insegnato ad amare le varie culture e a farle dialogare. Per questo sono angosciato: prego come ci sta insegnando papa Francesco, l’unico a esprimersi con chiarezza sulla guerra in Ucraina. Ho saputo presto cosa significa avere la guerra in casa, mi esercitavo al piano e sentivo i missili nel cielo, vedevo ovunque distruzione. Dobbiamo reagire e svegliarci, percorrere la strada della pace, del disarmo, del dialogo. Le guerre non iniziano da sole, ci sono purtroppo sempre interessi economici da una parte e dall’altra». Un giorno di tanti anni fa, a Teheran in Iran, un bambino di sei anni ascolta un disco portato da Parigi da un’amica di famiglia. Sono le Partite di Johann Sebastian Bach eseguite da Glenn Gould, il pianista canadese. Erano gli anni Ottanta: c’era la guerra e gli allarmi suonavano in continuazione.

L'àncora nella tempesta

Il bambino, che sarebbe diventato un famoso pianista e interprete di Bach, si chiamava Ramin Bahrami. Oggi quarantacinquenne, mi parla dalla Germania, dalla casa in campagna vicino a Stoccarda in cui vive, dopo anni in Italia e un’iniziale borsa di studio dell’Ambasciata italiana per gli studi al Conservatorio di Milano. «Anche tra le spine nascono le rose», dice. «Mentre fuori c’era il fuoco, scoprivo Bach. Era una musica così celestiale che ho subito avuto l’impressione che fosse il Signore che in quel momento cantava. Non lo sapevo ancora ma avevo trovato la mia casa: il cristianesimo. Mi sono messo al pianoforte e ho pregato Dio di poter un giorno suonare in quel modo».

La conversione

  

Da quel momento Bahrami non ha più smesso e la musica è stata il suo salvagente in un mondo che andava in frantumi, quello della sua Persia, come chiama l’attuale Iran. Non ha neppure dieci anni quando deve lasciare il suo Paese con la madre e un fratello: il padre, nato a Berlino, metà tedesco e metà persiano, ingegnere e musicista, viene incarcerato e morirà giustiziato nelle carceri khomeiniste. «Ero già in Italia, avevo poco più di nove anni quando mio fratello maggiore ci telefonò dall’Iran. Ha subito detto: è morto nostro padre. Non mi misi a piangere subito, ma feci una cosa che lui avrebbe gradito. Andai al pianoforte e suonai un Improvviso di Franz Schubert, uno tra i più lugubri e cupi della storia della musica». Ma è Bach la molla per la sua conversione al cattolicesimo: attraverso le opere del musicista tedesco Bahrami sente la presenza di Dio e vede in lui una strada attraverso cui ogni mortale può congiungersi all’Eterno. «In un sogno, avevo 10 anni, facevo un girotondo con accanto Johann Sebastian Bach, che non mi disse assolutamente nulla. Ho capito l’importanza del silenzio, che poi ho ritrovato nella fede cristiana».

Un segno nella crisi

«Quando il credente si rivolge a Dio denuda la sua anima e medita sui propri errori e sulla propria vita», riprende. «Questi silenzi durante le cerimonie sono altrettanto importanti delle parole scritte, perché il Signore ci parla anche con il silenzio. Mi sono detto: se un uomo eccezionale come Bach ha creato tutta questa musica per Cristo, in una maniera così completa e splendida, allora questa è la retta via. Non ero ancora battezzato, l’avrei fatto anni dopo, quando mi sono sposato, ma mi è stato chiaro di essere cristiano, il messaggio di Cristo era già in me». Il tutto, racconta, si rafforzò ancora di più alla vigilia di un concerto in una chiesa del Veneto. «Ero appena tornato dal Messico, dove ero stato malissimo, avevo vissuto una forte crisi esistenziale, al punto che volevo smettere di suonare e isolarmi totalmente: nella sacrestia di questa chiesa ho trovato miracolosamente per terra un santino di monsignor Dominique Lebrun, l’arcivescovo francese.

Sembrava una preghiera scritta apposta per me, che non volevo più vivere. Diceva, più o meno, “Amami come sei, non importa se non sei un angelo, conosco tutte le tue miserie, amami come sei”. Ho capito che dovevo andare avanti a suonare». Bahrami vive insieme alla madre, «una ragazzina di ottantaquattro anni che ha fatto un patto con me e con Bach. Dice sempre: “Avere a che fare con te che suoni Bach è una croce ma aiuta a vivere!”. Come credente io dico di avere due madri, una che si chiama Shahin Afshar, iraniana di origini russo-turche, e l’altra che è la Vergine Maria. Guardo a questa Madre da essere umano piccolo, bisognoso di ascolto e comprensione, come a una fonte inesauribile, perché la faccio puntualmente arrabbiare, e prego spesso che Lei interceda con suo figlio e rinsavisca questa umanità malata, senza sentimento, attraverso l’arte, la cultura, la bellezza».

Come compagna la malattia

  

Ramin Bahrami parla anche di quella che considera la sua “compagna di viaggio”: «Da vent’anni ho la sclerosi multipla: per anni non ne ho parlato, poi un giorno mi sono deciso. La mia testimonianza può forse aiutare. Anche mio fratello ne soffre ma con lui è stata più invasiva. Io ho imparato ad accettarla come un’amica, non come un castigo, una presenza ingombrante che mi mette ogni momento di fronte alla mia fragilità, al limite che appartiene a ogni essere umano. La strada è difficile ma anche stimolante: ci sono momenti in cui la gioia ti sorprende e il fatto di avere degli alti e bassi è un po’ come vivere le onde della musica stessa di Bach. C’è l’estate, c’è il sole, e quando in Germania risplende è qualcosa di eccezionale, ma c’è anche l’inverno, il freddo. Sono proprio questi a farci apprezzare il sole che nasce, la primavera che ritorna».

Chi è

Età 45 anni

Professione Pianista

Famiglia Iraniana, perseguitata dal regime di Khomeyni

Fede Sincera e accorata

La predilezione per Bach

La musica di Johann Sebastian Bach è stata la molla che ha portato Ramin Bahrami al cristianesimo. L’amore per il compositore tedesco è scattato durante la sua infanzia, segnata dalla violenza della rivoluzione iraniania. Grazie a Bach Bahrami ha colto la presenza di Dio nella sua vita e ha individuato nella musica la via per innalzarsi al Cielo. Ancora oggi la sua ricerca interpretativa è rivolta alla produzione tastieristica di Bach. Affetto da sclerosi multipla, Bahrami ha trovato il modo per convivere con la malattia portando avanti la propria passione e professione. In Italia ha suonato in importanti sedi concertistiche come il Teatro La Fenice di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, il Teatro Vittorio Emanuele II di Messina e il Teatro alla Scala di Milano.

 
 
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