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Terremoto in Emilia, due anni dopo

28/05/2014  La ricostruzione è cominciata 14 mesi fa. La situazione abitativa della campagna resta più che critica. C'è ancora molto da fare, con due priorità: salvare la cultura e far ripartire l'industria.

Emilia, una donna col suo bambino di fronte al disastro (Reuters).
Emilia, una donna col suo bambino di fronte al disastro (Reuters).

Sono passati due anni da quando il terremoto ha sconvolto l’Emilia. Due scosse che hanno provocato 27 morti, oltre 300 feriti e 13 miliardi di danni in una terra di pianura che sembrava immune dal rischio, a poco più di una settimana di distanza l’una dall’altra. La prima all’alba del 20 maggio, la seconda la mattina del 29. Due date indimenticabili per la popolazione, anche per il protrarsi interminabile delle scosse di assestamento. E poco importa che, ancora nella circostanza del tragico anniversario,  gli emiliani continuino a portarsi a casa l’elogio dei politici, per il loro coraggio e la tenacia.

Secondo i dati presentati dal governatore della Regione Vasco Errani, nella primavera del 2012 ben 19.000 famiglie sono state costrette a lasciare le loro abitazioni a causa del sisma, le persone coinvolte sono state 45mila , 14mila gli edifici danneggiati. Tredicimila le attività economiche a terra tra capannoni, impianti, aziende agricole, negozi, uffici. Millecinquecento gli edifici pubblici e le strutture socio sanitarie lesionate.

A fronte di questo bilancio drammatico, la ricostruzione vera e propria è iniziata quattordici mesi fa, con il riconoscimento del 100% del contributo. A oggi il totale delle risorse impegnate ammonta a 4,03 miliardi. Ad esse si sommano 726 milioni di prestiti senza interessi accesi dalle imprese per il pagamento di tributi, contributi e premi. "Comunque, per completare la ricostruzione, rispetto alle necessità finanziarie ed economiche manca ancora un miliardo, che contiamo di ottenere nei prossimi mesi, unitamente alla fiscalità di vantaggio. Sarà un percorso difficile per il quale, però, ci impegneremo fino in fondo" ha sottolineato Errani. Se il numero dei cassaintegrati da oltre 40.000 è sceso a 215, ed è un risultato assolutamente da non sottovalutare, ancora 2000 persone sono alloggiate nei prefabbricati. Per l’esattezza sono 620 i map (moduli abitativi prefabbricati) che risultano ancora occupati sui 757 iniziali.

La situazione abitativa della campagna resta più che critica. Basti pensare che, dei 220 prefabbricati rurali messi a disposizione nell’emergenza, ne risultano ancora utilizzati 200 che ospitano 600 persone tra agricoltori e dipendenti che hanno necessità di rimanere vicino alle loro terre per esigenze produttive. Ancora lontana la ricostruzione delle case coloniche, come quella peraltro di buona parte dei centri storici.

A tutt’oggi, sono stati finanziati e realizzati circa 2mila interventi di opere provvisionali e di somma urgenza per riaprire le "zone rosse", mettere in sicurezza chiese e monumenti, opere idrauliche, ripristinare la viabilità, per una cifra di oltre 200 milioni di euro. Ineludibile ormai la richiesta di una legge nazionale per le emergenze, di cui purtroppo il nostro paese è ancora sprovvisto.

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