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L'istituto professionale 'Domenico Chiodo' a La Spezia e l'arma usata per l'aggressione
«Un atto di violenza come quello che oggi è avvenuto nella scuola ci lascia veramente sgomenti e nel contempo ci interpella profondamente». C’è sconcerto nella cittadina ligure di La Spezia dove il 16 gennaio è morto il diciannovenne Abanoub Youssef accoltellato all'addome da un compagno di classe all’ingresso dell'istituto professionale 'Domenico Chiodo'. Lo stesso che anima le parole del Vescovo di Spezia, Sarzana, Brugnato Luigi Ernesto Palletti.
«L'ambiente scolastico da sempre è stato, ed è, un punto di riferimento educativo e culturale fondamentale. Fatti come quello che oggi è avvenuto non devono ovviamente gettare discredito sul lavoro e sull'attenzione che il personale scolastico dedica quotidianamente ai ragazzi.
Il desiderio di giustizia, legittimo e doveroso, deve poter trovare risposte pronte, attente ed efficaci a garantire la sicurezza. Non deve ovviamente prevalere il desiderio di vendetta, ma piuttosto il lavoro di una ricostruzione autentica che permetta l'affermarsi di quei valori umani segnati dal rispetto, dalla comprensione e del dialogo. Valori che stanno alla base della convivenza civile e del bene comune.
Fatti come questo invitano tutti a una riflessione profonda: Istituzioni civili, Chiesa, Agenzie educative, famiglie e singoli cittadini. In questo momento però ritengo doveroso custodire un profondo silenzio e per ogni credente invitare a una intensa preghiera.
Desidero pertanto esprimere vicinanza alla famiglia della vittima e a tutti coloro che sono stati coinvolti da questi eventi, nella speranza che ciò che è avvenuto non debba mai più ripetersi».










