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Un anziano con il deambulatore guarda fuori dalla finestra della sua abitazione.
"Non è un paese per vecchi" recitava il titolo di un famoso film dei fratelli Coen uscito nel 2007, i quali sicuramente non hanno pensato all'Italia mentre scrivevano il film. Nella nostra penisola, infatti, secondo l'Istat al 1° gennaio 2026 sono presenti 14,8 milioni di over 65, pari al 25,1% della popolazione: il Paese più anziano dell'Unione europea.
Un quadro che si ritrova nell'indagine di Altroconsumo, commissionata da Sector Alarm, azienda che vende sistemi di sicurezza domestica, e pubblicata a settembre. La ricerca ha coinvolto 1.039 italiani tra i 35 e i 64 anni con almeno un genitore o suocero over 65 che vive da solo o in coppia, e racconta quindi il punto di vista dei familiari, non quello degli anziani.
La caratteristica principale che contraddistingue gli italiani più anziani è la determinazione a mantenere la propria autonomia e indipendenza il più a lungo possibile, e proprio questa necessità di sentirsi autosufficienti porta a un meccanismo per certi versi paradossale: figli e parenti più giovani tendono a percepire gli anziani come meno esposti ai pericoli, sottostimando le loro reali necessità di protezione. Anche perché la realtà raccontata dall'indagine offre un punto di vista diametralmente opposto: in Italia, infatti, quasi due famiglie su tre (64%) con all'interno del nucleo almeno un parente stretto over 65 che vive ancora autonomamente, nella propria casa, raccontano di aver affrontato un'emergenza domestica negli ultimi cinque anni.


Un'anziana sola in casa
(Getty Images/iStockphoto)Ma quali sono i rischi concreti che un anziano corre vivendo da solo? I più frequenti sono legati alle cadute (33%) e ai malori (29%), che colpiscono non solo il fisico, ma anche la sfera psicologica degli over 65: in oltre quattro casi su dieci l'impatto fisico è stato da moderato a molto grave, in più di tre su dieci le ripercussioni sono state anche psicologiche, e nel 34% dei casi è stato necessario l'intervento dell'ambulanza o del personale sanitario.
Nonostante questi episodi si presentino ricorrentemente, l'approccio alla gestione e alla cura dell'anziano rimane invariato, con visite (46%), messaggi e chiamate (68%). Non sempre però è possibile recarsi frequentemente a casa del parente, anche perché le famiglie si fanno sempre più piccole: per l'Istat oltre un terzo (37,1%) è composto da una sola persona, contro circa un quarto di vent'anni fa. Per motivi legati alla distanza, circa una famiglia su cinque impiega oltre un'ora per raggiungerlo, circa una su dieci oltre cinque ore. Eppure, anche a fronti di rischi estremamente concreti, solamente l’11% delle famiglie ricorre all’utilizzo di dispositivi elettronici che permettono di monitorare l’anziano anche a distanza. Secondo l’indagine, l’ostacolo che blocca le famiglie è rappresentato non tanto da un fattore economico quanto culturale. Se infatti tra chi non li utilizza solamente il 21% indica un vincolo di spesa, il 43% ritiene semplicemente di non averne bisogno.
Ciò che pesa di più è l’esperienza diretta, infatti chi ha vissuto un’emergenza si dichiara molto o totalmente preoccupato molto più spesso di chi non ne ha vissuta alcuna (17% contro 11%) e ha una propensione nettamente più spiccata ad affidarsi ad un sistema di allarme collegato ad una centrale per l’aiuto in caso di emergenza (15% contro 8%).
La sfida, più che tecnologica, appare dunque culturale: capire che indipendenza e sicurezza non si escludono a vicenda, e che possono anzi rafforzarsi, permettendo agli anziani di vivere più a lungo in autonomia e ai familiari di affrontare con più serenità il proprio ruolo di cura. Forse, allora, l'Italia non è un Paese "non per vecchi", ma un Paese che deve ancora imparare a prendersene cura senza togliere loro l'autonomia.




