Professor De Siervo, separando le carriere di pm e giudici avremo un processo penale più giusto ed equo?

«Chi lo dice forza l’oggetto del referendum, non è affatto detto che questa sarebbe una conseguenza di questa legge costituzionale, mentre è certo che il suo vero contenuto è l’indebolimento del Consiglio superiore della magistratura e della rappresentanza dei magistrati».

Serve cambiare la Costituzione per impedire allo 0,21% dei Pm e allo 0,83% dei giudici di cambiare funzione in media negli ultimi 5 anni?

«Il passaggio da una funzione all’altra è ormai marginale: una legge ordinaria (riforma Cartabia 2022, ndr) lo ha ridotto in modo radicale consentendolo una sola volta nei primi nove anni di carriera. Già oggi la legge impedisce che uno faccia prima il pm e poi il giudice, o viceversa, nello stesso luogo o sugli stessi casi».

Si dice che pm e giudici separati garantirebbero di più il cittadino. È vero?

«Vedo, all’opposto, un rischio particolare in un corpo separato di pm: si rischia di creare una super specializzazione accusatoria tra i magistrati requirenti, con un conseguente avvicinamento tra i pubblici ministeri e la polizia. Oggi i pm non devono essere acriticamente accusatori, devono verificare se una notizia di reato sia fondata e se le prove siano adeguate a sostenere l’accusa in giudizio. Per questo è bene che la cultura del giudice sia coinvolta nei loro percorsi professionali».

Che impatto ha la riforma sul cittadino?

«Ho letto una relazione di Giovanni Leone, costituente, poi presidente della Repubblica, in cui si diceva che serve a poco dire che la magistratura deve essere indipendente se poi non si vigila sui meccanismi che operano nella realtà: con la riforma avremmo meccanismi che, indebolendo i rappresentanti dei magistrati, indeboliscono i cittadini nella macchina della giustizia».

In che modo?

«In molti Paesi di questi tempi si assiste alla tentazione dei Governi di “usare” la magistratura. Quando Donald Trump ai suoi avversari o presunti tali dice: “Io ti denunzio al procuratore XY chiedendoti miliardi di rimborso” che cosa fa? Minaccia l’uso sproporzionato dei poteri della magistratura per risolvere un suo problema politico. Quando qualcuno in Italia dice ai magistrati: “Bloccate l’azione di Governo”, dice che vorrebbe giudici che mettano il bollo sulle decisioni del Governo anche quando esse non sono conformi alla legge, mentre il compito della magistratura nell’ordinamento democratico è far rispettare le leggi in modo egualitario».

Chi ha voluto la riforma ammette lo spostamento degli equilibri tra i poteri: riequilibrio o squilibrio?

«Fin qui il Csm è riuscito ad adempiere alle sue funzioni attraverso la partecipazione dei rappresentanti dei magistrati – introdotta da un emendamento proposto da un giovanissimo costituente cattolico, Oscar Luigi Scalfaro – che si fondava sull’elezione, escludendo radicalmente il sorteggio. Se sostituiamo il Csm con tre diversi organi (un Csm per i requirenti, uno per i giudicanti, una Corte disciplinare), tutti debolissimi perché composti in prevalenza da magistrati scelti a sorte, introduciamo nel sistema repubblicano un fortissimo squilibrio. I contrappesi implicano, infatti, che se si toglie peso da una parte, lo si dà alla controparte; in questo caso se lo si toglie alla magistratura lo si aggiunge al ministero della Giustizia, proprio quello che la Costituzione ha voluto evitare creando il Csm com’è stato fin qui. E dire che finora i componenti del Csm sono stati scelti con “metodo paramafioso” è una ingiuria che non si può accettare».

Dicono che il sorteggio eviterebbe nuovi “casi Palamara”.«In tutte le istituzioni possono esistere degenerazioni: non ne abbiamo forse viste in Parlamento o nelle amministrazioni locali? Dovremmo concludere che bisogna sorteggiare il Parlamento o i consigli regionali? I casi Palamara si risolvono con leggi elettorali ordinarie fatte meglio. Quanto alle correnti, trovo che si faccia scandalo di una fisiologia della vita di una istituzione pubblica: non è che se gruppi di magistrati hanno idee diverse, le loro scelte diventano inammissibili: si confronteranno proposte e controproposte. L’importante è che chi è chiamato a questo compito sia autorevole, conosciuto, selezionato secondo esperienza dagli altri magistrati come più affidabile, non sorteggiato».Perché separare la funzione disciplinare nell’Alta Corte?«A mio avviso per indebolire la tutela dei magistrati e parallelamente aumentare il potere della classe politica nelle questioni di giustizia. Tra l’altro c’è una contraddizione: si dividono le carriere, si separano i Csm e poi pm e giudici tornano insieme nell’Alta Corte a decidere sanzioni disciplinari in base a regole di comportamento stabilite separatamente dai due Csm. Qualcosa non torna».

La riforma ridurrà come si dice gli errori giudiziari: Tortora, Garlasco?

«Gli errori giudiziari sono, purtroppo, un rischio professionale in tutti i sistemi giudiziari, con tutte le legislazioni: usarli per sostenere la necessità della riforma è solo una scorrettezza».

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