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L'ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera
Solo lo 0,83 per cento all’anno dei magistrati cambia carriera.
Presidente Barbera, c’era bisogno di una legge costituzionale per separare pubblici ministeri e giudicanti?
«Decisamente sì. Il massimo lo aveva fatto la legge Cartabia, la quale ha previsto che il passaggio delle funzioni possa avvenire solo una volta durante tutta la carriera. Ma questa è una separazione delle funzioni. Anche dopo quella legge sia i pm che i giudici restano sottoposti alla disciplina del Consiglio superiore della magistratura per cui i pubblici ministeri sono regolati anche dai giudici e viceversa. Bisognava separare i Csm e questo non lo si poteva fare con legge ordinaria».
E questo cosa comporta sul piano pratico?
«Faccio un esempio. Se c’è una persona che viene imputata da un Pubblico Ministero di un gravissimo reato la sua speranza è che il giudice che dovrà giudicarlo sia terzo e imparziale e ristabilisca la verità. Ma quale affidamento può avere se sa che il giudice che lo deve giudicare appartiene alla stessa corrente del magistrato che lo accusa? ». Oltre il 50 per cento dei processi finisce con una assoluzione.
Quindi già adesso il giudice non dà ragione al pm?
«Riprendo quanto testimoniato dall’ex pm Di Pietro, favorevole al “si” per dire che se ci sono tante assoluzioni significa che, per buona parte, non bisognava neppure arrivare al processo e che quindi non ha funzionato la barriera d’ingresso».
Ci sono anche molti casi di imputazione coatta. Cioè il pm chiede l’archiviazione ma il giudice, in contrasto con il pm, chiede di procedere. Anche in questo caso il giudice non si comporta già come terzo? «L’imputazione coatta è prevista dal codice Vassalli, io però ho molte perplessità in merito. Personalmente ho in mente un giudice che non interviene nell’amministrazione attiva della giustizia. Ma su questo tema complesso ci sono idee diverse anche tra i sostenitori del sì».
Avremo un processo più giusto e più equo con questa riforma?
«È un tentativo di applicare una norma costituzionale che parla di processo che si svolge nel contraddittorio tra le parti davanti a un giudice terzo e imparziale. Quindi applica una norma costituzionale, l’attuale art.111 della Costituzione».
Ma quindi finora noi non abbiamo avuto dei giusti processi?
«Non dico questo. Finora noi abbiamo avuto dei magistrati che hanno sacrificato la loro vita. Questo non è un referendum contro i magistrati. Penso a Falcone, Borsellino, Livatino, Terranova, eccetera. Ma quando si cambia un ordinamento lo si cambia per evitare possibili distorsioni avvenute e per il futuro».
Con la separazione delle carriere avremo meno casi Tortora e Garlasco?
«Questa riforma non riguarda direttamente la struttura del processo, cioè non riguarda tutti i problemi della giustizia. E l’errore giudiziario, ahimé, è insito in qualunque ordinamento».
Nell’approfondimento:
- La spiegazione della riforma separazione delle carriere e Csm e Alta Corte.
- Le opinioni di due presidenti emeriti della Corte Costituzionale, Augusto Barbera e Ugo De Siervo.
- L’origine e il percorso della legge su cui voteremo.
- Il contributo dei cattolici alla Costituente su questi temi.
- Il dizionario delle parole e dei concetti difficili per non perdersi nelle spiegazioni.





