Il dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia, che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, entra nel vivo anche sul piano istituzionale. È accaduto venerdì alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle più alte cariche dello Stato, in un clima segnato da tensioni ma anche da richiami espliciti al dialogo e alla leale collaborazione.

La riforma, fortemente voluta dal Governo e destinata al giudizio dei cittadini nel referendum confermativo del 22 e 23 marzo prossimi, è rimasta il convitato di pietra di tutti gli interventi.

A partire dalla relazione del primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, che ha aperto i lavori con un appello chiaro: «È necessario coltivare con tenacia un clima di rispetto reciproco e di fattiva collaborazione tra le istituzioni, che consenta un confronto pacato e razionale sul futuro della giustizia».

Un richiamo che non entra nel merito politico, ma ribadisce un principio costituzionale fondamentale: l’indipendenza e l’autonomia della magistratura non come privilegio corporativo, bensì come condizione essenziale perché la legge sia davvero uguale per tutti.

«La magistratura», ha sottolineato D’Ascola, «sente di aver adempiuto al proprio dovere solo quando ogni diritto trova tutela effettiva, non quando resta una proclamazione astratta».

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 e per la relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 e per la relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’Assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 e per la relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2025

(ANSA)

Di segno opposto, ma non privo di toni concilianti, l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio, promotore del disegno di legge costituzionale. Per il Guardasigilli è «ingiusto e persino blasfemo» sostenere che la riforma metta a rischio l’indipendenza delle toghe. Allo stesso tempo, Nordio ha voluto guardare oltre lo scontro, assicurando che, qualunque sia l’esito referendario, il confronto con magistratura, accademia e avvocatura resterà aperto: «Se vincerà il Sì, il giorno dopo inizierà il lavoro sulle norme attuative, in uno spirito di dialogo».

Eppure, la frattura tra politica e magistratura resta evidente. A dirlo senza giri di parole è stato il Procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta: «Lo scontro, così come viene presentato agli occhi dei cittadini, ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si richiama alla tradizione del liberalismo giuridico». Parole che suonano come un monito: quando le istituzioni si delegittimano a vicenda, a pagarne il prezzo è la fiducia dei cittadini.

Sulla stessa linea il vicepresidente del Csm (Consiglio superiore della magistratura), Fabio Pinelli, che ha messo in guardia dai rischi di una contrapposizione permanente: «La delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni e disorienta i cittadini», ha detto, richiamando il principio di leale collaborazione come necessario complemento della separazione dei poteri. Pinelli ha ricordato anche il sacrificio di tanti magistrati che hanno difeso la democrazia fino al prezzo della vita, nel contrasto a terrorismo, mafia ed eversione: una memoria che interpella tutti a un confronto più responsabile.

Il Presidente Mattarella accolto da Carlo Nordio, Ministro della Giustizia – Rappresentante di Governo, da Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, e da Pietro Gaeta, Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione
Il Presidente Mattarella accolto da Carlo Nordio, Ministro della Giustizia – Rappresentante di Governo, da Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, e da Pietro Gaeta, Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione

Il Presidente Mattarella accolto da Carlo Nordio, Ministro della Giustizia – Rappresentante di Governo, da Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, e da Pietro Gaeta, Procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione

(ANSA)

Accanto alla riforma, la cerimonia ha offerto anche uno spaccato concreto sullo stato della giustizia italiana. Secondo i dati forniti dal ministro Nordio e dal procuratore generale Gaeta, i risultati del Pnrr stanno producendo effetti tangibili: nel settore penale è già stato raggiunto l’obiettivo di riduzione del 25% della durata dei processi, mentre nel civile l’arretrato è diminuito fino al 90%, con prospettive incoraggianti anche sui tempi.

Ma la giustizia non è solo numeri. D’Ascola ha richiamato con forza alcune ferite aperte del Paese: la violenza contro le donne e i femminicidi, le morti sul lavoro, i suicidi in carcere. Temi che interrogano la coscienza collettiva e rimandano al cuore dei diritti fondamentali: «La dignità della persona», ha ricordato, «è offesa nel disoccupato, nell’indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato».