Il 2026 è un anno ricco di appuntamenti elettorali. Al Jazeera ha calcolato che oltre 40 paesi, che rappresentano una popolazione complessiva di 1,6 miliardi di persone, terranno elezioni a livello nazionale nell’anno che si è appena aperto.

In Europa i primi a votare saranno i portoghesi, chiamati a eleggere il nuovo presidente della Repubblica il prossimo 18 gennaio, con eventuale e probabile ballottaggio fissato per l’8 febbraio. La presidenza portoghese svolge un ruolo soprattutto cerimoniale, ma ha un ruolo chiave nel panorama politico frammentato del paese e detiene il potere di sciogliere il parlamento e destituire il governo. Gli occhi saranno puntati sul candidato di estrema destra Andre Ventura, leader del partito Chega, fondato nel 2019 e ora seconda forza politica più grande in parlamento dopo aver superato i socialisti nelle elezioni generali di maggio.

Nelle elezioni parlamentari di aprile in Ungheria il primo ministro Viktor Orban (Ininterrottamente al potere dal 2010) affronta la sfida più difficile dalla sua elezione, quella che gli lancia Peter Magyar, un suo ex compagno di partito poi fondatore del partito Tisza. Il risultato determinerà l'equilibrio politico dell'Ungheria e la sua posizione tra l’Unione Europea e la Russia, con implicazioni più ampie per la stabilità europea e la guerra in Ucraina. Una sconfitta di Orban potrebbe rappresentare un indebolimento del fronte dei conservatori all’interno dell’Unione.

Fra settembre e ottobre si svolgeranno le elezioni parlamentari in due paesi del Nord Europa: la Svezia e la Danimarca. Il primo ministro Ulf Kristersson ha scritto su X che "quando la Svezia andrà alle urne, lo faremo in una situazione di sicurezza grave che dovremo tenere in considerazione”. Il timore è quello di interferenze straniere e cyber attacchi di matrice russa. In Danimarca i primi sondaggi non sono favorevoli per la prima ministra Mette Frederiksen, alla guida di una coalizione di governo che appare sempre più fragile. Ci saranno elezioni parlamentari anche in Lettonia e Slovenia, probabilmente anche in Bulgaria, un paese che il 1° gennaio è entrato nella zona Euro, ma che soffre di una instabilità politica cronica.

Saranno di particolare interesse le elezioni locali previste in vari Paesi. Il primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sanchez, uscito sconfitto dalle elezioni di dicembre in Estremadura, sarà messo alla prova nel voto in Aragona (8 febbraio), Castilla y Leon (15 marzo) e Andalusia (30 giugno). Diversi scandali legati a episodi di corruzione e anche presunti abusi sessuali hanno indebolito i socialisti. Il Partito Popolare cerca la riscossa in vista delle elezioni parlamentari del 2027, ma è insidiato dall’estrema destra di Vox, del cui appoggio vorrebbe poter fare a meno.

L’ascesa dell’estrema destra è il tema che accompagna anche le elezioni regionali in Germania: Baden-Württemberg e Renania-Palatinato a marzo, Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore a settembre. La crescita inquietante del partito AfD (Alternativa per la Germania) e dei movimenti estremisti di destra in Germania è stata ben raccontata nel documentatissimo libro inchiesta “La peste” (Feltrinelli) della giornalista Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino di Repubblica. Queste elezioni statali misureranno l'ascesa dell'estrema destra non solo nell'ex Germania orientale deindustrializzata, ma anche nella più ricca Germania occidentale. Il voto sarà anche un test per il cancelliere Merz, entrato in carica nel maggio del 2025. Secondo un sondaggio pubblicato a fine dicembre dal quotidiano Welt am Sonntag, oltre un terzo dei tedeschi prevede nel 2026 il naufragio della “grande coalizione” guidata da Merz.

Le elezioni municipali del 15 e 22 marzo nella sempre più instabile Francia saranno invece e soprattutto un test per misurare la forza dei partiti in vista delle elezioni presidenziali del 2027, nelle quali si deciderà il successore dell’impopolare Macron.

Le elezioni di “medio termine” del 3 novembre negli Stati Uniti metteranno in palio tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato. Perciò determineranno il controllo del Congresso e influenzeranno in modo significativo il potere che Donald Trump potrà esercitare per il resto del suo mandato.

Un mese prima, il 4 ottobre, si voterà anche in Brasile. I brasiliani voteranno per eleggere il presidente, il Congresso e i governi statali in un contesto di incertezza economica, aumento della criminalità violenta e relazioni tese con gli Stati Uniti. Il presidente in carica Lula è candidato alla rielezione e dovrà affrontare diversi sfidanti, tra cui Flavio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente in carcere.

In America Latina saranno da seguire anche le elezioni presidenziali della Colombia, previste a fine maggio, nelle quali non potrà ripresentarsi l’attuale presidente Gustavo Petro.

Nelle elezioni di marzo in Nepal si vedrà se i giovani della generazione Z che lo scorso settembre hanno fatto cadere il governo ora hanno la possibilità di trasformare il loro movimento in una forza di influenza politica per plasmare il futuro del loro paese.

In Medio Oriente si voterà per il rinnovo del parlamento in Libano, probabilmente a maggio, e sarà interessante vedere il ruolo che potrà ancora giocare Hezbollah in un paese dalla vita politica sempre instabile. Urne aperte anche in Israele, in teoria a fine ottobre, ma il primo ministro Netanyahu potrebbe giocare la carta del voto anticipato per cercare di restare a galla nonostante le accuse di corruzione, il disastro del 7 ottobre del 2023 e i crimini di guerra compiuti a Gaza.

A settembre dovrebbero svolgersi anche le elezioni parlamentari in Russia. Esito scontato a favore di Putin in un Paese privo della libertà di stampa e con l’opposizione senza voce.