Il terrore non si placa. L’Ucraina piange, ancora una volta, le vittime civili dei nuovi, massicci raid sul Paese e, in particolare, sulla città di Kyiv da parte delle forze russe. L’attacco più violento e imponente sferrato da Mosca dall’inizio della guerra su vasta scala nel 2022, durato per ben 30 ore, tra mercoledì 13 e giovedì 14, con un’ondata di missili e droni che si sono abbattuti soprattutto sulla capitale, colpendo case e infrastrutture civili.

Nel quartiere di Darnytsia, sulla riva est del fiume Dnipro, un condominio di nove piani è crollato. Le operazioni di ricerca e soccorso tra le macerie sono terminate stamattina. L’ultimo bilancio è di 24 persone morte, fra di loro anche un ragazzino di 13 anni, uno di 16 e un altro di 18. Quarantotto persone, fra cui due bambini, sono rimaste ferite. Oggi a Kyiv è stata dichiarata una giornata di lutto, per ricordare le vittime.

Dopo la fine della tregua dal 9 all’11 maggio, l’offensiva russa è ripresa con ancora più forza e intensità, abbattendosi indiscriminatamente sui quartieri residenziali, sugli edifici abitati da civili, famiglie, persone comuni, a Kyiv e in molte altre città del Paese, come Kremenchuk, Sumy, Odessa, Kharkiv.

Un memoriale improvvisato a Kyiv vicino al luogo dell'attacco russo che ha distrutto un edificio residenziale provocando 24 vittime.
Un memoriale improvvisato a Kyiv vicino al luogo dell'attacco russo che ha distrutto un edificio residenziale provocando 24 vittime.

Un memoriale improvvisato a Kyiv vicino al luogo dell'attacco russo che ha distrutto un edificio residenziale provocando 24 vittime.

(REUTERS)

«Sono giorni durissimi», commenta, profondamente scossa, Svitlana Tereshchenko, imprenditrice ucraina che vive a Milano, attivista e promotrice della cultura ucraina attraverso l’associazione Boristene, che proprio ieri ha concluso a Milano la terza edizione del festival “Ucraina è Ucraina”.

Svitlana mostra sul telefonino la foto dell’automobile di sua sorella, che vive a Kharkiv, nell’Est, a circa 40 chilometri dalla frontiera con la Russia, fin dall’inizio della guerra bersaglio continuo di attacchi. «Ieri mattina», racconta, «mia sorella stava andando a prendere suo figlio a scuola, in centro, non in un edificio scolastico ma all’interno di una stazione della metropolitana, perché a Kharkiv, a causa della guerra, i bambini seguono ancora le lezioni in aule sottoterra. Mentre era in macchina, la scheggia di un drone ha bucato la sua macchina sopra il serbatoio del carburante. Solo due centimetri più a sinistra, la sua auto sarebbe esplosa, e mia sorella….. Sono terrificata. Quando mi ha mandato la foto ho avuto un attacco di panico». E aggiunge: «Il mondo si preoccupa della parata del 9 maggio di Putin, ma non abbastanza dei civili in Ucraina».

Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che il missile Kh-101 che ha colpito il condominio a Kyiv era stato fabbricato nel secondo trimestre di quest’anno, dimostrando che Mosca continua ad aggirare le sanzioni internazionali: «Stiamo preparando dei passi che possano intensificare la nostra risposta congiunta: le sanzioni devono essere più severe per la Russia», ha dichiarato su Telegram, lanciando un appello agli alleati occidentali. Zelensky ha inoltre affermato di aver dato istruzioni «alle Forze di difesa ucraine e ai servizi speciali di proporre possibili formati per la nostra risposta a questo attacco russo».

La scorsa notte le forze ucraine hanno lanciato un attacco con droni su vasta scala per colpire obiettivi militari e infrastrutture energetiche in diverse regioni della Russia. Oggi a Kyiv è stata dichiarata una giornata di lutto, per ricordare le vittime degli ultimi attacchi.

L’unico spiraglio di luce arriva da un nuovo maxi-scambio di prigionieri di guerra fra Russia e Ucraina, uno dei rari canali di comunicazione rimasti aperti fra i due Paesi, un campo nel quale la cooperazione fra Mosca e Kyiv ancora prosegue con buoni progressi, mentre il lavoro della diplomazia per arrivare a un negoziato di pace resta in un limbo. Da ognuna delle due parti sono stati rilasciati 205 prigionieri. La maggior parte degli ucraini rilasciati – tra i 21 e i 62 anni – si trovava in cattività da circa quattro anni. Il ritorno dei prigionieri alle loro famiglie, sottolinea sui social Dmytro Lubinets, commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, è avvenuto proprio nella Giornata internazionale della famiglia, il 15 maggio (istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni unite). L’ultimo scambio – di prigionieri di guerra e alcuni civili – era stato lo scorso 24 aprile.