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Una donna iraniana mostra un'immagine della nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei accanto a quella del padre, l'ayatollah Ali Khamenei.
La crisi iraniana si è rapidamente estesa infiammando tutto il Medio Oriente, in uno scenario che cambia di giorno in giorno con sviluppi imprevedibili. Il complesso conflitto che investe l’intera regione e diversi fronti intreccia la componente politica con quella religiosa. Per comprenderlo, è importante chiarire, prima di tutto, la distinzione fra sunniti e sciiti all’interno del mondo islamico, scissione che si riflette sui Governi e sulle istituzioni dell’area.
L’islam infatti non è un blocco monolitico, unitario, ma un mondo diversificato, ramificato in diverse correnti che corrispondono a diverse tradizioni storico-religiose. La suddivisione principale interna all’islam è tra sunnismo e sciismo, le due correnti nate da una scissione creatasi in merito alla successione al profeta Maometto dopo la sua morte.
Sunniti e sciiti condividono i cinque pilastri dell’islam e il Corano come libro sacro, ma le due correnti si diversificano sulla base di alcuni elementi teologici e aspetti di interpretazione giuridica. In particolare, i sunniti poggiano la pratica religiosa sulla sunna (l’insieme delle norme, delle azioni e degli insegnamenti del profeta Maometto), gli sciiti riconoscono come centrali le figure degli imam, considerati infallibili e rappresentanti di Dio sulla terra. Nello sciismo esiste un clero (mentre nell’islam sunnita non esiste una struttura clericale): gli ayatollah, parte del clero, sono figure religiose e insieme politiche. Gli sciiti inoltre danno grande importanza al culto dei martiri.


Musulmani sciiti iracheni riuniti con le torce a Najaf, città santa dello sciismo, per celebrare Ashura, la principale festività dell'islam sciita.
(REUTERS)I sunniti rappresentano la grande maggioranza dei musulmani, circa l’85 per cento dei credenti di tutto il mondo. L’islam sciita (circa il 15% dei musulmani) è prevalente in Iran (più del 90% degli iraniani sono sciiti), ed è maggioritario in altri Paesi come Iraq, Azerbaigian e Bahrein (quest’ultimo però è governato da una monarchia sunnita), mentre in Libano e in Yemen ha una presenza consistente, anche se non maggioritaria.
In Libano - Paese in cui le diverse anime del pluralismo religioso convivono in un delicato equilibrio e si riflettono nel sistema istituzionale rappresentativo delle diverse confessioni - gli sciiti rappresentano un terzo della popolazione e la loro roccaforte è la Valle della Bekaa, dominata dalla città di Baalbek, importante sito archeologico Patrimonio dell’Unesco.
La spaccatura religiosa fra sunniti e sciiti si riflette anche nella politica, laddove la religione si intreccia con le istituzioni statali, come nel caso dell’Iran, che dal 1979 è una Repubblica islamica, dominata dagli ayatollah, il clero islamico sciita, e dalla Guida suprema, massima autorità religiosa e politica del Paese. Attualmente la Guida suprema è Mojtaba Khamenei, che ha preso il posto di suo padre Ali Khamenei, morto nell’attacco di Usa e Israele il 28 febbraio.
Mojtaba Khamenei ha diffuso un messaggio dai toni durissimi, ma senza farsi vedere. Un comportamento che ha sollevato molte domande sulle sue reali condizioni: da più parti si sospetta che la nuova Guida suprema non si sia mostrato perché potrebbe essere ferito.
In Libano lo sciismo politico si esprime nel movimento filo-iraniano Hezbollah (in italiano “partito di Dio”), organizzazione paramilitare nata nel 1982 con il conflitto libanese – scoppiato quando le forze di difesa israeliane occuparono il sud del Libano - e in seguito diventata partito politico islamista che si oppone a Israele. Nella guerra civile nella vicina Siria, scoppiata a marzo del 2011, Hezbollah è scesa in campo a sostegno del regime di Bashar al-Assad, che è di fede alawita, una corrente all’interno della minoranza sciita siriana (i sunniti costituiscono oltre il 70% della popolazione). Dal 1997 Hezbollah è nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata da Stati Uniti e Israele.
In Libano continuano le operazioni di Israele per combattere e sradicare Hezbollah: negli attacchi su Beirut è stato ucciso un comandante dei miliziani. «Ho avvertito il presidente del Libano, Joseph Aoun, che se il loro Governo non saprà come controllare il territorio e impedire a Hezbollah di aprire il fuoco su Israele, prenderemo il territorio e lo faremo noi stessi», ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, aggiungendo che con il premier Benjamin Netanyahu ha dato istruzioni alle forze di difesa israeliane «di prepararsi a un'espansione delle attività in Libano e di ripristinare la sicurezza nel nord».
Sul confine fra Libano e Siria si sono riaccese le tensioni: Damasco – che con il nuovo Governo di al-Sharaa ha assunto una posizione decisamente anti-iraniana – ha accusato Hezbollah di aver aperto il fuoco, dal territorio libanese, contro le forze siriane. Il rischio è che si apra un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente: quello tra i miliziani sciiti filo-iraniani libanesi e il nuovo esercito siriano sostenuto da Washington.











