La staffetta della fiamma di Milano Cortina 2026 sta incendiando l’avvicinamento ai Giochi ma non è solo questione di entusiasmo. Più di un ex campione di sport invernali, (da Piero Gros, oro in Slalom a Innsbruck a Silvio Fauner, oro in staffetta a Lillehammer nel fondo, passando per Kristian Ghedina che si è fatto sentire ed è stato reclutato in corsa), dalle pagine della Gazzetta dello sport e dai social network, ha fatto capire di essersi sentito emarginato dalla conta dei tedofori, i portatori di fiaccola che si stanno avvicendando nella lunga staffetta che è partita dalla Grecia il 5 dicembre scorso e porterà all’accensione del braciere, anzi dei bracieri olimpici, perché saranno più di uno nella prima Olimpiade diffusa della storia, il prossimo 6 febbraio.

Il criterio di selezione è olimpico in tanti sensi: al Coni competono i portabandiera e gli ultimi tedofori sempre segretissimi per non rovinare l’effetto sorpresa per dirla all’antica, o per non fare spoiler come si direbbe oggi sui social; alla Fondazione Milano Cortina e agli sponsor (in questo caso i presenting partner Coca-Cola ed Eni) tutti gli altri: l’idea di fondo è coinvolgere insieme sportivi, società civile, comuni persone che abbiano però nella loro storia qualcosa che porti ai valori olimpici in senso lato, persone che: «Con le loro storie – si legge sulla presentazione ufficiale incarneranno lo spirito dei Giochi, la cultura e la società italiana. I tedofori, simbolo di passione, talento, energia e rispetto, portano con sé la promessa di un futuro più luminoso e di un cambiamento verso una società sempre più inclusiva. Saranno persone ordinarie con storie straordinarie, rappresenteranno il territorio, il talento e l’eccellenza in tutti i campi: sportivo, sociale, artistico, creativo, così come quei valori di pace e fratellanza, simboli della Fiamma Olimpica e della Fiamma Paralimpica».

Nei primi giorni in cui la polemica è montata: Fondazione ha fatto capire che pensava toccasse al Coni segnalare comunque le figure sportive che riteneva più importanti, Coni ha specificato di avere titolarità solo sui portabandiera e sugli ultimi.

Tanti aspetti nei criteri ampi si comprendono: se il messaggio-essenza del barone de Coubertin era che l’importante è partecipare, non sarebbe giusto chiudere la selezione nel recinto dello sport: chi si è candidato tra le persone comuni, perché magari ha sognato i Giochi avendo avuto per lo sport un amore non ricambiato per difetto di doti atletiche, merita una possibilità nell’unica staffetta olimpica che avrebbe potuto correre, secondo le regole di ingaggio. Importante dare segnali di inclusione, ma anche messaggi civili importanti: proprio oggi per dire a Vigevano nel segmento Varese-Pavia porta la fiaccola a Vigevano, Presidente e coordinatrice di Educatori senza frontiere, sarà tedoforo della tregua olimpica in rappresentanza di tutte le realtà Exodus, la comunità fondata da don Antonio Mazzi, in Italia e nel mondo, perché lo sport educa alla vita e alle sue regole. Importante dare anche ai territori di passaggio i loro simboli.

I tedofori Giorgio Chiellini e Pecco Bagnaia portano la fiaccola olimpica Milano Cortina 2026 presso piazza Castello a Torino
I tedofori Giorgio Chiellini e Pecco Bagnaia portano la fiaccola olimpica Milano Cortina 2026 presso piazza Castello a Torino
Giorgio Chiellini e Pecco Bagnaia ultimi tedofori portano la fiaccola olimpica Milano Cortina 2026 presso piazza Castello, Torino, 11 gennaio 2026 ANSA/ALESSANDRO DI MARCO (ANSA)

Ha fatto discutere il caso di personaggi social come l’Uomo gatto, che forse dopo sentendosi preso di mira ha perso un po’ per strada lo spirito olimpico nel minacciare querele in giro, ma che, in un momento in cui i social sono utili ad attirare i giovani alla causa olimpica e ai suoi valori, va bene come vanno bene altri influencer, persone di spettacolo ecc.

Ci sta anche che gli sponsor abbiano le loro esigenze diplomatiche, perché senza di loro l’Olimpiade contemporanea non esisterebbe se non gravando interamente su fondi pubblici (tema già delicato così) oppure sarebbe ancora il gioco elitario dell’era di De Coubertin che escludeva il professionismo ma rendeva i Giochi appannaggio dei pochi che potevano permetterseli vivendo di rendita. Il punto è altrove: i tedofori sono 10.001, le regole di reclutamento sono inclusive e interpretabili, diciamo pure abbastanza «lasche», senza offesa.

Senza ingigantire la questione oltre misura, senza farne come sta accadendo ora uno scaricabarile tra «toccava a me», «toccava a te» che fa un po’ baruffa infantile (in senso stringente hanno tutti ragione, ma si trattava di organizzarsi e dialogare). Senza farne una polemica politica come sta avvenendo (ma dietro la foglia di fico della rappresentanza degli sportivi, potrebbe esserci anche la lunga tensione sul terzo mandato alla presidenza del Coni che ha contrapposto Governo/Ministero dello sport e Giovanni Malagò presidente del Coni uscente e rimasto a presiedere Fondazione Milano Cortina) si sarebbe potuta fare miglior figura con un po’ di sano pragmatismo: mettersi a un tavolo tra Coni, Fondazione e sponsor coinvolti, dirsi che essendo l’Olimpiade in casa, essendo i medagliati olimpici invernali italiani nella storia un numero contenuto nell’ordine di pochissime centinaia contati a spanne, si sarebbe potuto decidere a priori di includerli tutti rendendoli «territoriali» e di reclutare poi gli altri tedofori secondo tutti gli altri criteri.

Considerato che le medaglie dell’Italia invernale a cinque cerchi sono 141, ma bisogna calcolare che tanti atleti hanno vinto più volte (il record è di Arianna Fontana qui portabandiera, con 11 medaglie) e che ci sono le staffette, i bob a due e quattro e gli slittini doppi, si potrebbe fare una stima che per eccesso potrebbe arrivare a spanne a 200 persone, da cui sottrarre portabandiera e ultimi tedofori e quelli che potranno esserci solo «Alla memoria».

Per duecento su diecimila il posto si sarebbe potuto trovare, solo organizzandosi un poco e senza danneggiare altri criteri. Sarebbe bastato a risparmiarsi questa polemica tristanzuola.

Ps. Su Silvio Fauner Fondazione ha risposto che faceva ostacolo il ruolo di vice sindaco in carica a Sappada, ma altri ex con ex ruoli politici anche più in vista ci sono stati, chissà se includendo tutti non si sarebbe potuto risolvere.