Ha compiuto 70 anni lo scorso 13 agosto, ma ha l’energia di quando era ragazzo. D’altra parte, sin da giovane Massimo Wertmüller ha mostrato una maturità artistica non comune. Dopo gli esordi nei laboratori di Gigi Proietti e il debutto al cinema diretto dalla zia Lina, ha preso parte a pellicole cult come Il viaggio di Capitan Fracassa di Ettore Scola, Croce e delizia di Luciano De Crescenzo e In nome del popolo sovrano del regista Luigi Magni, che ricorda così: «Luigi per me era un secondo padre. Si definiva lontano dalla Chiesa. Eppure un prete di Piazza del Popolo raccontava che riceveva spesso le sue visite per parlare di Dio. Da lui ho capito che un laico dubbioso, con tutte le sue umane contraddizioni, può essere molto più religioso di quel che immagina: porsi domande è sinonimo di intelligenza e il terreno del dubbio è sempre fertile in questo mondo. Per questo penso che un credente non debba vergognarsi di nutrire la propria fede cristiana con tante domande».

Col nome di Padre Pio

Wertmüller ha spesso raccontato il rapporto con Dio attraverso i personaggi che ha interpretato. Questa volta con Credere ha scelto però di parlare direttamente di sé. «Sono cresciuto con una formazione fortemente cattolica», racconta. «Mio nonno era insignito dell’onorificenza di cameriere pontificio, mentre mia madre era molto devota di Padre Pio, motivo per cui tra i miei secondi nomi c’è anche Pio. Nonna mi portò dal frate a San Giovanni Rotondo quando ero bambino, ma ero ahimè troppo piccolo per ricordarmi quell’incontro. Tuttavia, ogni volta che vedo l’immagine di Padre Pio non posso che pensare alle parole di mia mamma, quando mi ripeteva che la forza più grande di quell’uomo con la barba lunga fosse la sua umiltà. Col tempo ho capito quanto questa sarebbe stata la qualità che più avrei apprezzato nella vita. Per questo amo profondamente anche la figura di san Francesco».

Massimo Wertmuller in una foto degli anni Ottanta con la zia Lina Wertmuller, la regista con cui ha esordito nella sua carriera cinematografica.
Massimo Wertmuller in una foto degli anni Ottanta con la zia Lina Wertmuller, la regista con cui ha esordito nella sua carriera cinematografica.
Massimo Wertmuller in una foto degli anni Ottanta con la zia Lina Wertmuller, la regista con cui ha esordito nella sua carriera cinematografica. (IPA)

Proprio al santo di Assisi è dedicato lo spettacolo, che è ripartito al Teatro Manzoni di Milano dal 23 al 25 ottobre prima di una lunga tournée in tutta Italia, in cui Wertmüller recita nei panni di Pietro di Bernardone, il padre di Francesco. Fratello sole, Sorella luna, per la regia di Piero Maccarinelli, è la riproposizione teatrale del celebre film di Franco Zeffirelli, riscritta da Angela Demattè con protagonisti Giulio Pranno e Ksenia Borzak. «Capita che di Bernardone vengano fatte pennellature quasi di cattiveria», osserva l’attore. «Io ho voluto muovermi più che altro nell’ambito del grottesco, trovando senz’altro complicità col pubblico ma mantenendo una grande attenzione perché sia rimarcata l’umanità di un padre che non è propriamente contro la scelta del figlio, ma casomai ne è sbigottito», spiega. Un ruolo più che mai delicato, che contrasta con la figura di Francesco, esprimendo l’attenzione al denaro e ai beni materiali: «Bernardone è un mercante», continua Wertmuller, «quindi ragiona con la logica di tutti noi piccoli uomini, rappresentando anche la grettezza e persino la vigliaccheria del capitalismo che ancora oggi, ahimé, è imperante. È talmente attuale, che la sua storia ci deve fare riflettere più di un tempo».

Il comandamento dell’amore

L’attore e regista è sicuro che la soluzione per evitare tanti guai sarebbe l’ascolto del Vangelo: «“Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi e siate buoni amici”: io credo che in questa frase ci sia tutta la figura commovente di Gesù, che per primo ha avuto il coraggio di scagliare una freccia meravigliosa contro le ingiustizie. La mia fede è proprio credere in un giovane che ha abbracciato totalmente la Parola di suo Padre, invitando a scegliere un mondo giusto». Quindi, secondo Wertmüller, «il Vangelo andrebbe riletto continuamente per renderci conto di quanto sia attuale e non rappresenti una favoletta: il problema», dice, «è che ormai, appena si parla di società, la si butta in politica e ci si concentra sugli schieramenti da appoggiare anziché sottolineare la continuità di certi valori. Oggi se proponi la riorganizzazione di un welfare che sia il più equo possibile, in tanti si spaventano perché in fondo è anche quello che diceva Marx, ma in effetti credo sia il modo più religioso di pensare una vita». Per questo motivo, Massimo sostiene che la voce più bella da ascoltare oggi sia quella di papa Leone XIV: «Ho amato papa Francesco, ma quando Leone si è presentato al mondo dicendo “La pace sia con voi” credo abbia toccato davvero il tema più importante, diventando subito la figura politicamente più pragmatica, perché la pace è la via più utile».

Nela foto: Massimo Wertmüller nel 1986 con Mariangela Melato e Roberto Herlitzka in Notte d'estate con profilo greco di Lina Wertmüller.
Nela foto: Massimo Wertmüller nel 1986 con Mariangela Melato e Roberto Herlitzka in Notte d'estate con profilo greco di Lina Wertmüller.
Nela foto: Massimo Wertmüller nel 1986 con Mariangela Melato e Roberto Herlitzka in Notte d'estate con profilo greco di Lina Wertmüller. (WEBPHOTO)

Imparare dal Cantico

Chi lo conosce, parla di Wertmüller come di una persona sincera e generosa, aspetti che emergono anche dal modo con cui vive la sua fede: «Nelle mie preghiere mi affido direttamente a Gesù e penso sempre ai più fragili prima che a me stesso», confida. «E poi prego san Francesco, un gigante che ha parlato di spiritualità, animalismo, natura, rispetto per il creato. Lui ha saputo cogliere più di chiunque altro il messaggio di Dio, ribadendo che non ci serve null’altro per essere felici. Il Cantico delle creature, in un mondo capitalista come quello di oggi, ha una rilevanza straordinaria».