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Daniel il giovane svedese che, come Tom Hanks in 'The terminal', vive nell'aeroporto di Capodichino a Napoli, 2 novembre 2026. ANSA (npk)
Per settimane ha vissuto nell’aeroporto di Napoli-Capodichino, trascorrendo le giornate tra i passeggeri e riposando sulle poltroncine del terminal degli arrivi. Daniel era senza documenti né denaro e aveva ricordi confusi del proprio passato. Diceva soltanto di essere svedese e di avere 25 anni, ma non riusciva a spiegare come fosse arrivato a Napoli né cosa gli fosse accaduto. Durante la sua permanenza in aeroporto, alcuni dipendenti dello scalo avevano cominciato ad aiutarlo, offrendogli cibo, bevande e vestiti. Avevano anche cercato di capire qualcosa di più sulla sua storia, ma il giovane riusciva a fornire soltanto poche informazioni.
La svolta è arrivata il 2 novembre, quando il ragazzo ha accettato la proposta dei servizi sociali ed è stato accolto in una struttura. Il giorno successivo, grazie alla collaborazione con le autorità diplomatiche svedesi, è stato possibile rintracciare la sua famiglia. I genitori non avevano sue notizie dallo scorso agosto e ora Daniel si prepara a tornare a casa.
Non è ancora chiaro quando sia arrivato a Capodichino. Secondo le testimonianze raccolte dall’ANSA, alcuni dipendenti dell’aeroporto ricordano di averlo visto già prima dell’estate, mentre altri riferiscono di averlo notato a partire da luglio. Qualcuno aveva persino pensato di organizzare una colletta per pagargli il viaggio di ritorno in Svezia. «Volevamo fare una colletta per aiutarlo a tornare a casa, ma il problema è che non riuscivamo neanche a capire dove volesse tornare», hanno raccontato.
Intervistato da La Repubblica, Daniel ha raccontato di cominciare a recuperare qualche ricordo, tra cui quello di una lite di cui non ha saputo spiegare né il luogo né il motivo. Ad alcune persone avrebbe inoltre riferito di essere stato picchiato e derubato, ma al momento non ci sono conferme di quanto raccontato dal giovane. Non ci sono, inoltre, informazioni mediche pubbliche che permettano di stabilire se Daniel soffrisse effettivamente di amnesia.
L'INTERVENTO DEL CONSOLATO E LA TELEFONATA CON IL PADRE
Il caso di Daniel era stato segnalato già il 15 ottobre al console onorario di Svezia a Napoli, Pierluigi Petrone, che lo aveva incontrato e aveva cercato di aiutarlo a ricostruire la propria identità. Gli aveva anche regalato un giubbotto per proteggerlo dal freddo. Della vicenda si era interessata anche la polizia di frontiera dell'aeroporto.
Il 3 novembre, nella struttura di prima accoglienza di via Giuseppe de Blasiis, dove era stato trasferito il giorno precedente, Daniel ha finalmente potuto parlare al telefono con il padre. «Daniel, sei tu?». «Sì, papà, sono io». È il breve scambio tra padre e figlio, riportato da la Repubblica, che ha segnato il loro primo contatto dopo mesi senza notizie.
«La prima cosa che ho detto a suo padre è stata: “Daniel è al sicuro e sta bene, ora si trova in un posto dove è accudito”», ha raccontato al quotidiano Chiara Marciani, assessora alle Politiche sociali del Comune di Napoli. Dopo la telefonata, Daniel ha espresso il desiderio di tornare in Svezia. Il Comune, insieme al consolato e all'ambasciata, ha quindi avviato l'organizzazione del viaggio di rientro.
IL RITORNO A CASA
Per Daniel, oggi 5 novembre, dovrebbe essere il giorno del ritorno a casa. Il Comune di Napoli gli ha acquistato un biglietto dell'autobus per Roma, dove dovrebbe arrivare accompagnato da un funzionario del consolato svedese. Nella capitale lo attende il padre, partito dalla Svezia per riabbracciarlo. I due dovrebbero poi prendere insieme un volo per Stoccolma in serata.
Restano ancora molti interrogativi: come Daniel sia arrivato in Italia, che cosa gli sia accaduto e perché, nonostante la denuncia di scomparsa presentata dai genitori in Svezia ad agosto, non sia stato possibile identificarlo prima.
La vicenda di Daniel sembra dunque avviarsi verso un lieto fine. Non tutte le persone di cui si perdono le tracce, però, vengono ritrovate. In Italia, ogni anno, vengono presentate migliaia di denunce di scomparsa, che riguardano persone di ogni età e situazioni molto diverse tra loro. Ma quante sono, quali sono le ragioni più frequenti delle scomparse e quante persone riescono a tornare a casa?
QUANTE PERSONE SCOMPAIONO OGNI ANNO IN ITALIA?
In Italia, ogni giorno vengono segnalate quasi 70 scomparse. Nel 2025 le denunce sono state 25.358, secondo la Relazione del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. Le persone coinvolte sono state 22.065, perché alcune sono state segnalate più volte nel corso dell'anno.
Quante vengono ritrovate? Al 31 marzo 2026, circa il 60% delle segnalazioni si era concluso con un ritrovamento, mentre per le altre le ricerche non avevano ancora dato esito positivo.
A colpire è soprattutto un altro dato: oltre sette segnalazioni su dieci riguardano minorenni. Nel 2025 sono state quasi 18mila, molte delle quali relative a ragazzi stranieri non accompagnati che si allontanano dalle strutture di accoglienza.


PERCHÉ SI SCOMPARE? LE CAUSE PIÙ FREQUENTI
C'è chi decide di allontanarsi volontariamente, chi perde l'orientamento per problemi di salute e chi sparisce dopo un litigio familiare. In alcuni casi, dietro una scomparsa può esserci anche un reato.
Secondo i dati del 2025, quasi nove segnalazioni su dieci riguardano allontanamenti o situazioni di irreperibilità, non necessariamente volontari. Tra le altre cause segnalate figurano problemi di salute fisica o psicologica (1.461 casi), conflitti familiari (1.079) e possibili reati (232).
Particolarmente a rischio sono gli anziani con problemi di memoria e i minori che si allontanano senza avvisare. In questi casi, la rapidità delle ricerche può essere decisiva.


PERSONE SCOMPARSE, QUANTO TEMPO SERVE PER RITROVARLE?
La maggior parte delle persone viene ritrovata nei primi giorni dalla scomparsa. Secondo i dati del 2025, oltre il 70% dei ritrovamenti è avvenuto entro una settimana e quasi il 90% entro un mese.
Ma non sempre le ricerche si concludono così rapidamente. Alcune persone vengono ritrovate anche dopo anni: nel 2025, tra i casi esaminati, 27 ritrovamenti sono avvenuti a distanza di uno-cinque anni dalla scomparsa.
Con il passare del tempo, ricostruire gli spostamenti diventa più difficile, ma le indagini possono proseguire. In Italia esiste anche una banca dati nazionale, chiamata Ricerca Scomparsi (Ri.Sc.), che raccoglie fotografie, caratteristiche fisiche e altri elementi utili per identificare le persone e cercare di risolvere anche i casi rimasti senza risposta.
IL DOLORE DELLE FAMIGLIE: VIVERE SENZA RISPOSTE
Non sapere che cosa sia successo a una persona cara significa vivere sospesi tra speranza e paura, a volte per anni. Gli psicologi parlano di “perdita ambigua”, una condizione in cui l'incertezza rende particolarmente difficile affrontare l'assenza, perché non si sa nemmeno se il proprio familiare sia ancora vivo.
Al dolore si aggiungono spesso le difficoltà delle ricerche e delle procedure burocratiche. In Italia, un punto di riferimento è Penelope Italia, associazione nata nel 2002 da un'idea di Gildo Claps, fratello di Elisa Claps, scomparsa nel 1993 e ritrovata senza vita diciassette anni dopo. L'associazione offre sostegno psicologico e assistenza legale alle famiglie, accompagnandole nella ricerca dei propri cari.
PERSONE SCOMPARSE ALL'ESTERO: COME FUNZIONANO LE RICERCHE
Quando una persona scompare all'estero, le autorità di diversi Paesi possono collaborare per rintracciarla.
In Europa, il Sistema d'informazione Schengen (SIS) permette alle forze dell'ordine di consultare una banca dati comune sulle persone scomparse. Per le ricerche anche fuori dall'Europa, invece, Interpol può diffondere notifiche gialle, avvisi internazionali che aiutano le polizie di diversi Paesi a rintracciarle. Anche ambasciate e consolati possono collaborare alle ricerche.
Nel caso di Daniel, è stata proprio la collaborazione tra le istituzioni italiane e le rappresentanze diplomatiche svedesi a permettere di rintracciare la sua famiglia e organizzare il ritorno a casa. Non è noto, invece, se siano stati utilizzati i sistemi Schengen o Interpol.
SE UNA PERSONA SCOMPARSA VIENE RITROVATA, È OBBLIGATA A TORNARE A CASA?
Non sempre chi scompare vuole essere ritrovato. Un adulto può decidere di allontanarsi volontariamente, interrompere i rapporti con la famiglia e iniziare una nuova vita. Ma che cosa succede se viene rintracciato?
Se è maggiorenne, capace di decidere autonomamente e non si trova in una situazione di pericolo che richieda un intervento previsto dalla legge, non può essere obbligato a tornare a casa. Le autorità devono verificare che non sia vittima di un reato, ma sono tenute anche a rispettare la sua volontà e la sua riservatezza. I familiari, quindi, non hanno automaticamente il diritto di sapere dove si trovi.
Diverso è il caso dei minorenni o delle persone particolarmente vulnerabili, per le quali possono essere necessari interventi di protezione.
COSA FARE QUANDO UNA PERSONA SCOMPARE?
Non è vero che bisogna aspettare 24 o 48 ore per denunciare una scomparsa. Se si teme che una persona sia in pericolo, è importante avvisare subito le forze dell'ordine, anche chiamando il 112. La legge 203 del 2012 permette a chiunque, non soltanto ai familiari, di presentare denuncia alla Polizia o ai Carabinieri.
Per aiutare le ricerche, è utile fornire una fotografia recente, una descrizione della persona, gli abiti indossati, il luogo in cui è stata vista l'ultima volta ed eventuali informazioni sulle sue condizioni di salute. Dopo la segnalazione telefonica, è necessario formalizzare la denuncia quanto prima.
Le autorità possono quindi attivare le ricerche, coinvolgendo, se necessario, anche Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari. La rapidità dell'intervento può essere decisiva, soprattutto quando a scomparire sono bambini, anziani o persone particolarmente vulnerabili.





