Dimenticate la poltrona, il sipario e il rassicurante buio della sala. Per entrare nel Bosco dei sogni bisogna prima di tutto accettare di lasciarsi guidare dalla curiosità. È quello che è successo qualche sera fa a CasciNet, in via Cavriana a Milano, vicino Linate, dove il boschetto della cascina è diventato il palcoscenico naturale dello spettacolo immersivo diretto da Gledis Cinque e ispirato al Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.

Il primo rito, però, è una disintossicazione forzata (ma sacrosanta). Prima di entrare ci hanno tolto lo smartphone, definito da una delle maschere senza troppi giri di parole la nostra «schiavitù contemporanea». E, a pensarci bene, è una cosa che ormai non succede praticamente più da nessuna parte con le notifiche che ci inseguono ovunque: in chiesa, al museo, al ristorante, al cinema, a teatro, a tavola, persino mentre parliamo con qualcuno.

Una scena dello spettacolo
Una scena dello spettacolo

Una scena dello spettacolo

Prima di addentrarci nel bosco ci hanno consegnato anche le grida, un piccolo cartellino che serve a rimettere ordine nella memoria e a ricordarci da dove parte la commedia. Siamo ad Atene dove si preparano le nozze di Teseo e Ippolita ma Ermia ama Lisandro e non vuole sposare Demetrio, come vorrebbe suo padre. I due innamorati decidono allora di fuggire nel bosco. A sapere del piano è Elena, amica di Ermia e innamorata di Demetrio, che gli rivela tutto. Risultato: Demetrio si mette all’inseguimento dei due, e Elena segue lui. Quattro giovani, dunque, stanno per entrare nello stesso bosco. E noi con loro. Non prima, però, di aver ascoltato tutte le spiegazioni e le regole del caso da parte delle maschere (si chiamano così anche nel bosco?) che sembravano gli stuart di qualche compagnia aerea solo che stavolta nessuno dormiva e tutti, o quasi, ascoltavano.

Alla fine, mascherati e con la lanterna in mano, siamo entrati nel bosco. E poco dopo mi sono ritrovato a inseguire satiri e protagonisti tra gli alberi, cercando di capire dove fosse finita la storia e, soprattutto, dove fossero finiti loro. In un teatro tradizionale sarebbe un comportamento piuttosto sospetto. Qui è esattamente quello che bisogna fare.

Una scena dello spettacolo con gli spettatori con le lanterne e le maschere attorno
Una scena dello spettacolo con gli spettatori con le lanterne e le maschere attorno

Una scena dello spettacolo con gli spettatori con le lanterne e le maschere attorno

La prima tentazione, entrando, è cercare di capire quale sia il percorso giusto. Ma un percorso prestabilito non c’è. Si sceglie un personaggio, lo si segue, poi magari una voce o una scena, come è successo a me, attirano l’attenzione e si cambia direzione. Io l’ho fatto più volte: una scena mi portava verso un sentiero, un personaggio che compariva nel buio mi faceva deviare, un satiro che correva tra gli alberi diventava improvvisamente la cosa più interessante da seguire. E così, quasi senza accorgersene, si smette di essere semplici spettatori e si comincia a giocare, a osservare e – soprattutto – a stare in silenzio. È questa il bello del Bosco dei sogni: non si può vedere tutto. Ogni scelta comporta una rinuncia (un po’ come nella vita, ma con molti meno patemi d’animo). Se segui una storia, ne perdi un’altra; se resti con un personaggio, magari non saprai che cosa sta succedendo dall’altra parte. Il risultato è che ognuno costruisce il proprio spettacolo, diverso da quello degli altri spettatori.

Anche il rapporto con gli attori cambia completamente. Non li si guarda da lontano, dentro una cornice, ma li si incontra lungo il cammino. Ci si può trovare a pochi passi da loro, seguirli nel buio, ascoltare una scena e poi ritrovarsi improvvisamente al centro di un’altra situazione. A un certo punto mi sono ritrovato solo, con la lanterna in mano, a cercare di capire quale direzione prendere. Ed era proprio questo il bello: lasciarsi sorprendere da ciò che sarebbe comparso subito dopo.

Un'altra scena dello spettacolo
Un'altra scena dello spettacolo

Un'altra scena dello spettacolo

La regia di Gledis Cinque sfrutta con intelligenza questa libertà e trasforma il boschetto di CasciNet in qualcosa di più di una scenografia. Il bosco vero, il buio, i rumori, i sentieri e la vicinanza fisica con gli attori diventano parte della drammaturgia. E il Bardo, con i suoi amori, gli equivoci, i desideri, gli incantesimi e le creature fantastiche, sembrava perfettamente a suo agio.

Sono uscito con la sensazione di aver davvero vissuto una notte shakespeariana. A Milano, che non è esattamente il primo posto che viene in mente quando si pensa a una foresta incantata, e infatti a ricordarmi che eravamo nella city c’erano gli aerei che spiccavano il volo dal vicino aeroporto di Linate. Ma forse proprio per questo contrasto il gioco funziona così bene e lo spettacolo diverte pure.

Lo spettacolo

Il bosco dei sogni è un progetto di PaT – Passi Teatrali, realizzato in collaborazione con CasciNet. È uno spettacolo teatrale immersivo site-specific nella natura e ha debuttato a Milano nell’estate 2026.

La traduzione e l’adattamento dal testo di Shakespeare sono di Pier Vittorio Mannucci, la regia è di Gledis Cinque. In scena, tra gli altri, Davide Benaglia, Rachele Bonini, Eleonora Cicconi, Flavia Comi, Michele Correra, Erica Del Bianco, Diego Delfino, Viola Falqui Massidda, Diego Finazzi, Andrea Pellizzoni, Federico Rubino, Nick Russo e Gabriele Spataro.

Per conoscere le prossime repliche, le informazioni pratiche e l’eventuale programmazione aggiornata, si può consultare il sito ufficiale: Il bosco dei sogni – PaT – Passi Teatrali