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Dormiva per terra, su un giaciglio di fortuna. Accanto poveri e diseredati per i quali chiedeva dignità, casa, lavoro. Usava il suo corpo, digiunando per settimane, per richiamare l’attenzione della città su quella fetta di suoi cittadini che i più preferivano non vedere. «Non puoi parlare di Palermo e di don Puglisi se non incontri Biagio Conte», mi avevano detto alcuni preti palermitani quando, nel 2003 ero andata sui passi del sacerdote ucciso dalla mafia dieci anni prima. E così mi avevano portato a conoscerlo. La Missione di Speranza e carità muoveva i primi passi. Biagio aveva cominciato dai portici della stazione a raccogliere i senzatetto, i migranti, i poveri. Era stato un ragazzo ricco, di buona famiglia, pieno di agi e lussi. A trent’anni, però, aveva deciso di lasciare tutto. Era il 5 maggio 1990 e, senza documenti, né borse, né telefono sparisce nel nulla. Solo una lettera ai genitori con scritto «Scusatemi, ma purtroppo non mi avete capito». Lo racconta anche il film Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte, in onda stasera in prima serata su Rai 1, diretto da Costanza Quatriglio con Alessio Vassallo nei panni del missionario laico palermitano.
Biagio nasce a Palermo il 16 settembre 1963, in una famiglia di imprenditori edili. A sedici anni entra nell’azienda del padre lasciando gli studi. Ha una vita senza privazioni, Anzi. «Mi stordivo con auto di lusso, griffe, belle ragazze», raccontava in una intervista. «Vestivo solo di grigio o di nero, la mia vita non aveva colori». Con noi invece aveva parlato del dopo, e soprattutto di quanto bisognava fare per quei ragazzi che trovava sulla strada. Non era concentrato su se stesso, ma sugli altri, con quell’amore grande che sentiva di dover trasmettere ai fratelli e alle sorelle. Aveva le mani ruvide, lui che era cresciuto nel benessere, nei profumi, nelle stoffe morbide e griffate. Ma erano mani che sapevano trasmettere calore e fiducia. Anche in mezzo al nulla.
E il nulla lo aveva sperimentato prima nell’eremitaggio sulle montagne siciliane e poi con il pellegrinaggio ad Assisi, davanti alla tomba di san Francesco. È lì che sente la chiamata. Il suo posto non è in Umbria, ma nella sua città natale, tra i più fragili. Torna in Sicilia, comincia a dedicarsi, povero tra i poveri, agli ultimi. Oggi la Missione di Speranza e Carità accoglie oltre mille persone al giorno – poveri, migranti, senza dimora – in tre centri di accoglienza chiamati “Città della gioia”.
Il suo è un impegno concreto accanto alle persone e sociale per scuotere la politica e le istituzioni. Con padre Pino Puglisi condivide l’impegno per la legalità. Protesta contro la guerra, la mafia, l’indifferenza nutrendosi per mesi di pane e acqua. Chiede al Comune strutture per l’accoglienza, ai suoi concittadini di diventare fratelli e sorelle dei “suoi” poveri. Per Papa Francesco è stato capace di «accendere una fiamma d’amore in Sicilia».
Una fiamma che si spegne, sulla terra, il 12 gennaio 2023, a soli 59 anni, ma che continua a illuminare la città di Palermo e non solo.
Il film stasera non racconta tutta la sua biografia, ma sceglie di concentrarsi sul passaggio decisivo, quello della spoliazione di tutti i suoi beni. Un passaggio che ha colpito anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che lunedì 5 ottobre ha voluto assistere all’anteprima del film al Teatro Massimo di Palermo. Ad accoglierlo, davanti al teatro, il governatore della Sicilia Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla e il prefetto Massimo Mariani. La proiezione si è interrotta a metà per un guasto tecnico, ma il Quirinale ha fatto sapere che il Presidente «ha apprezzato il film, lo ha trovato molto aderente alla vita di Biagio Conte».


Una scelta significativa, quella del regista perché la vera storia di Biagio Conte non è un elenco di opere, ma una conversione. Un incontro con Dio reso possibile, come per san Francesco d’Assisi, attraverso l’abbraccio con i poveri e i dimenticati. Una vita, quella di Biagio, che, ottocento anni dopo, ci dice che quella di Francesco d’Assisi non è una storia irraggiungibile confinata al passato, ma una esistenza, a imitazione di Cristo, alla portata di tutti i credenti.




