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La poetessa e scrittrice canadese Anne Carson, Nobel per la letteratura 2026.
Ogni epoca ha i suoi poeti. Anne Carson, premiata con il Nobel per la letteratura 2026, rappresenta bene quella contemporanea. La sua strategia è quella di scardinare le paratie tra i generi, di mescolare e attraversare tutto, con una sete di conoscenza che pur abbeverandosi all’antico (il mito è il suo vero elemento) di continuo si interroga sul presente degli esseri umani.
Anche Dio è attraversato dalla poetessa canadese, nata a Toronto nel 1950, come un territorio franante e molteplice. Basta leggere il libro Vetro, Ironia e Dio, pubblicato in Italia da Crocetti (il suo principale editore nel nostro Paese, ma si tenga conto anche di Utopia, soprattutto per le prose), nella traduzione di Patrizio Ceccagnoli:
«I vicoli ciechi che come ciglia delimitano / l’umana conversazione sono un segno di Dio». E a proposito dell’incarnazione, ecco l’incursione tra provocatoria e didascalica del testo intitolato La teoria divina sul Cristo:
«Dio non aveva emozioni ma volle entrare / temporaneamente nella mente dell’uomo / come se ne avesse: Cristo».
Il vecchio lirismo, che non è ignoto all’autrice, si mescola con una specie di riflessione saggistica, che nei brani citati riguarda la teologia e la Sacra Scrittura, in altri casi il grande contenitore della cultura classica. Anche la biografia della poetessa entra come componente nella sua poesia sempre straniante e idiosincratica. Attraverso gli emblemi culturali e le storie mitiche può arrivare a sfiorare il segreto del suo ritorno a casa, del rapporto con la madre.
C’è nella Carson una specie di filtro o setaccio contro ogni retorica, contro ogni specialismo, perché tutto possa essere riversato nello spazio di una poesia assolutamente contemporanea, assolutamente onnicomprensiva e insieme spaesata e spaesante, forse specchio dello smarrimento e della vertigine che i contemporanei sperimentano. Tra l’altro è una poesia che può esprimersi in versi o in forma di prosa lirica, anche in questo caso senza distinzioni. L’ironia, il dubbio, il sarcasmo, il discorso di genere investono tutto, problematizzano ogni spazio culturale.
Uno dei suoi libri più famosi, pubblicato in Italia prima da Bompiani e poi da La nave di Teseo (che sta per pubblicarne il seguito), è Autobiografia del Rosso: un romanzo in versi in cui il mito viene riportato ai dolori e alle iniziazioni di un adolescente dei nostri giorni.
Insomma, per la poetessa tutto conflagra: niente è più distinto da niente. Carson, infatti, è disperatamente, totalmente moderna, cioè fa bruciare in un tempo drammatico (il nostro) tutto il senso di un’intera civiltà. Il filo d’Arianna nel labirinto, ci suggerisce, potrebbe non esistere.



