Tra le più famose cantanti italiane e pioniera che “importò” lo swing dagli Stati Uniti, alla fine degli anni Cinquanta, con il brano Nessuno, Wilma De Angelis è stata anche la prima a portare un programma televisivo di cucina nelle case degli italiani: Telemenù, su Telemontecarlo. In realtà, il debutto dell’artista milanese era stato di tutt’altra natura. Aveva iniziato con il jazz, uno dei generi musicali più difficili da portare sul palco: nel 1956 vinse il titolo di Reginetta del jazz italiano grazie alle sue raffinate interpretazioni di pezzi indimenticabili come My Funny Valentine e Summertime. Cantò Nessuno a Canzonissima, in uno storico duetto con Mina, di cui ricorda: «Eravamo davvero molto amiche. Con quella doppia interpretazione del 1959 capii che si trattava di una canzone davvero originale, che infatti, negli anni, è stata ripresa da grandi musicisti come Marco Mengoni, Fiorello e Antonella Ruggiero».

In amicizia, la lontananza non è mai distanza e quella con Mina si è mantenuta nel tempo, come Wilma ricorda con questo divertente aneddoto: «Quando presentavo Telemenù, un assistente del programma a volte passava dal mio camerino, mentre mi stavano preparando, per riferirmi di una sua telefonata. Io pensavo che fosse uno scherzo e gli rispondevo: “Va bene, grazie”. Un giorno, però, arrivò una nuova chiamata e decisi di prendere io la cornetta in mano: dall’altro capo del filo sentii che era proprio lei! Mi rimproverò benevolmente perché le facevo rispondere solo dal collaboratore».

Nel suo palmarès conta cinque partecipazioni al Festival di Sanremo e un terzo posto con Quando vien la sera, che nel 1960 la consacrò al grande pubblico. All’attività di cantante e conduttrice, la De Angelis ha affiancato l’attività di scrittrice di manuali di cucina. La sua popolarità era tale che molti bambini non mangiavano se la loro mamma non replicava le sue ricette. L’otto aprile di quest’anno Wilma ha spento novantacinque candeline circondata dall’affetto dei suoi cari, che le hanno organizzato una festa a sorpresa: «Non pensavo neppure di festeggiare il mio compleanno, ma sono arrivati tutti da me a mia insaputa. Mi hanno resa tanto felice», ci dice.

Nonostante gli acciacchi dovuti all’età, l’artista accetta con la sua consueta dolcezza di raccontarci del suo costante attaccamento verso la Madonna, un sentimento che potrebbe descriversi col ritornello della sua canzone: «Nessuno, ti giuro, nessuno / Nemmeno il destino / Ci può separare / Perché questo amore / che il cielo ci dà / Sempre vivrà».

È vero che, da piccola, cantava in chiesa?

«Sì, nella chiesa di San Luigi Gonzaga a Milano: qui venni anche battezzata e presi la Prima Comunione. A undici anni mi chiamavano la “Shirley Temple di corso Lodi”, in onore della bambina prodigio americana. Cantavo nel coro, il parroco decise perfino di organizzare uno spettacolino di ragazzi che ballavano attorno a me, ma dovetti interromperlo per una forma di polmonite piuttosto aggressiva che mi fece trascorrere una lunga degenza in ospedale. Mi divertivo a frequentare la parrocchia, a quei tempi era una cosa in gioventù che si era formata».

Si ricorda il suo primo incontro con la Madonna?

«Certamente. In camera di mio padre Francesco c’era un quadretto ovale con il dolcissimo volto di Maria. Quando papà scomparve, nel 1960, occupai quella stanza. Ancora oggi contemplare il viso mite della Madonna mi ricorda lui e mia mamma Jolanda, che ho accudito fino al 1974, anno della sua scomparsa. I miei genitori non andavano d’accordo: quando ero bambina pregai tanto il Signore perché ristabilissero l’armonia perduta, ma così non avvenne, purtroppo. Quel dipinto della Madonnina, simbolo dell’unità familiare, mi dava conforto».

Possiede altre immagini di Maria che le sono care?

«Mi è molto caro un quadro che raffigura la Vergine quando riceve la visita dell’arcangelo Gabriele. Grazie a questa icona, il mio sentimento verso la Madonna ha ripreso fuoco. L’aveva acquistata ad Assisi qualche anno fa Gianni Albrisi, l’unico uomo che ho amato nella vita. Ci trovavamo nella città di san Francesco e di santa Chiara per uno spettacolo che dovevo tenere la sera, capitammo nella bottega di questo pittore e rimasi così affascinata da quel quadro che Gianni volle acquistarlo. Lo tenne a casa sua fino a quando morì, tre anni fa. Decisi così di prenderlo, ci misi intorno una bella cornice e lo appesi sopra la testata del mio letto. A questo quadro della Madonna che ho fatto benedire rivolgo le mie preghiere, mosse soprattutto dal dialogo interiore».

Cosa l’aveva affascinata in particolare di quest’opera dedicata alla Madonna?

«Mi aveva colpito il senso di attesa che trasmette, l’incredulità della Vergine chiamata dall’arcangelo a un compito tanto grande per l’umanità. Lei, ancora così giovane, all’inizio non sa se vuole diventare Mamma, poi accetta la sua missione con coraggio e con totale fiducia in Dio, anche se, in fondo, mi piace pensare con un briciolo d’incoscienza».

Wilma De Angelis nel 1998 accanto a don Mazzi per il programma Sabato 4

La stessa incoscienza che ha provato lei quando ha cominciato a cantare?

«In un certo senso sì. Mamma mi diceva che la mia voce era un dono del cielo, ma io ero molto timida, non amavo esibirmi davanti a un vasto pubblico. Mi impegnai a studiare con grandi maestri perché all’epoca, se non avevi carisma e talento, non potevi emergere. Quando divenni famosa, i discografici cominciarono a propormi anche dei brani che non mi piacevano e mi chiedevo: “Ma come faccio a cantare ’sta roba qui?”. Eppure la Madonna mi guidò a compiere le mie scelte, mi faceva capire che la mia missione nella vita era rendere belle quelle canzoni mediocri attraverso la mia voce e la mia interpretazione. Così è avvenuto».

Ora qual è il suo sentimento verso la Madonna?

«Provo un sentimento dolcissimo, di amicizia verso la Madonna, mi tiene una grande compagnia. Le chiedo di starmi vicino perché in questo periodo avverto di non essere più giovane, mi sento “sciupata”, ma voglio continuare a svolgere il mio lavoro di cantante».

Ha visitato dei santuari dedicati alla Madre Celeste?

«Sì, amo in particolare il santuario della Madonna di Pompei. Ogni qualvolta mi reco a cantare dalle parti di Napoli vado a salutarla. Davanti alla sua magnifica immagine in quella chiesa immensa le rivolgo una preghiera e la sua vicinanza mi rinfranca l’anima».

L’otto maggio è il giorno della festa della Madonna di Pompei ed era anche il compleanno del suo mentore, Paolo Limiti, che quest’anno avrebbe compiuto ottantacinque anni. Quale ricordo ha di lui?

«Ho il ricordo di una bellissima amicizia: Paolo mi faceva sentire importante, anche attraverso piccoli gesti. Nel 1978 stavo attraversando un momento buio della mia carriera e mi propose di debuttare come conduttrice di Telemenù, un nuovo programma di Telemontecarlo dedicato alle ricette facili e veloci. All’inizio io ero titubante, non sapevo se accettare o meno perché non ero capace di cucinare, ma lui, con molto garbo, insistette. La trasmissione, anche con altri nomi, ebbe un grandissimo successo e proseguì per diciotto anni».

Ha ottenuto delle grazie da Maria?

«Tante volte: considero una grazia già il fatto di essere arrivata lucida e in salute alla mia età».