La Mostra del Cinema di Venezia ha appena premiato il film “I figli della scimmia”, protagonista Riccardo Scamarcio, dedicato a un padre caregiver e proprio da Venezia arriva una legge regionale che finalmente riconosce la figura del caregiver (il familiare che si prende cura di una persona non autosufficiente), offre sostegno e lo integra nel sistema sanitario. Il Consiglio regionale ha approvato ieri, 29 settembre, la legge numero 81, prima firmataria la consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto e cofirmatario il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani.

Una legge bipartisan, sostenuta e arrivata all’approvazione grazie al concorso di tutte le forze politiche presenti nel parlamentino veneto. Una legge che integra i caregiver familiari nel sistema dell’assistenza regionale, offre informazioni e formazione, ne certifica le competenze e permette di non perdere terreno nel proprio percorso professionale.

«Da anni ci pensavo, nella mia esperienza di sindaco di Nove nel Vicentino ho incontrato spesso familiari stretti dalla necessità di assistere un proprio caro non più autosufficiente. Andando indietro nel tempo c’è anche la mia esperienza, avevo un padre gravemente cardiopatico, non dormiva la notte, stavo sveglia con lui e poi dovevo recarmi all’università per frequentare le lezioni».

Lo ha presentato tre anni fa, poi il nuovo presidente della Regione Veneto nel suo discorso di insediamento, a sorpresa, ha dichiarato di voler approvare al più presto quel progetto di legge regionale, anche se presentato dall’opposizione. Da lì è cominciato un cammino in Commissione e una stretta collaborazione con l’assessore al Sociale Paola Roma che hanno portato alla nuova legge.

Il Veneto su questo tema non arriva prima, anzi è la tredicesima regione che approva una legge sui caregiver, la prima è stata l’Emilia-Romagna, oggi la finanzia con 7 milioni. Nel Veneto si inizia con due milioni in due anni, ma l’obiettivo con la prossima legge di bilancio è di aumentare lo stanziamento.

«Quando una persona in famiglia diventa non autosufficiente le relazioni vengono sconvolte, chi si occupa del familiare a sua volta diventa fragile, la sua salute fisica ma soprattutto psichica peggiora. In Veneto sono 600mila i caregiver, in Italia la stima è di 8 milioni».

Come la legge viene incontro?

«Intanto con l’informazione: nelle Ulss ci sarà un punto unico d’accesso all’interno delle nuove Case della comunità, dove si raccoglieranno le richieste e si spiegheranno i diritti per la persona non autosufficiente e per il caregiver. Poi con la possibilità di formazione: cosa fare in caso di emergenza, come gestire la quotidianità, come relazionarsi con le istituzioni. Molto importante sarà il supporto psicologico e gli interventi di sollievo. Se il caregiver si ammala, se deve assentarsi, può contare sul supporto temporaneo dei servizi socio assistenziali. Per alcune ore durante il giorno potrà essere sostituito da un operatore sociosanitario e potrà “prendere aria", trovare un momento di riposo e di ricarica».

Si è ispirata a una legge analoga della Francia?

“Indirettamente. Per scrivere il progetto di legge ho studiato la legislazione già esistente e ho scoperto che l’Emilia-Romagna si era ispirata alla “Bulle d’air”, boccata d’aria, francese. In Italia purtroppo manca ancora una legge nazionale che si occupi specificamente dei caregiver, Stefani da deputato aveva presentato un progetto di legge per gli studenti caregiver ma è rimasto nel cassetto”.

In qualche modo farà curriculum l’attività di caregiver?

«Diciamo che evitiamo che ci sia un buco nella carriera del lavoratore che si ferma per qualche anno. Saranno certificate le competenze, sarà chiaro che non sei sparito ma che ti sei preso cura di una persona e questo ha un valore sociale e diciamo anche economico: hai contribuito all’assistenza che lo Stato deve garantire. Io credo che questo dia dignità e riconoscimento sociale ai caregiver. Grazie alla legge possiamo fare accordi con le Università e con le scuole per una flessibilità negli studi, con i datori di lavoro che possono offrire lo smart working. Si possono fare convenzioni con le compagnie di assicurazione per le responsabilità che il caregiver si assume e per gli infortuni domestici».

L’approvazione di ieri dà grandi speranze. Come si procede ora?

«Si passa alla delibera attuativa di Giunta che sarà predisposta dai funzionari, in particolar modo dell’assessorato al Sociale. La maggioranza ha dichiarato che saremo coinvolti anche noi dell’opposizione. Penso che nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe essere operativa. Saranno definite per i nuovi Ats, Ambiti territoriali sociali, e per le Ulss le linee guida su come attuare l’assistenza psicologica, l’informazione e la formazione per i caregiver. Con il terzo settore, che ha molto collaborato per questa legge, sarà istituito un tavolo permanente di lavoro. Fin dall’inizio non volevo dei bonus per i caregiver: “eccoti 100 euro e arrangiati”. Volevo, e così spero che sia, che crescesse una cultura e una rete di servizi attorno a queste persone, una rete che dica loro ogni giorno: “non sei solo, la società, i servizi, gli amministratori sono accanto a te”».