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Ma un ragazzetto di appena undici anni, che la mattina va a scuola e il pomeriggio partecipa a una razzia in centro per prendersi una cintura di marca, da dove spunta? Dalla nebbia? È davvero apparso dal nulla insieme a tutti gli altri giovani che hanno devastato Milano?


Triste ironia: in quelle stesse piazze c’erano anche i ragazzi che protestavano per lo stato fatiscente della scuola italiana, la stessa da cui proviene buona parte di questi adolescenti violenti. Tra quelle mura scrostate forse gli hanno insegnato dove nasce il Po e magari gli hanno fatto fare qualche ora di educazione civica. Ma c'è una differenza fondamentale: la sorgente di un fiume, se hai i soldi per una gita, prima o poi la trovi. La Costituzione no. La Costituzione è diventata un’idea astratta, una promessa tradita e inapplicata: nelle carceri, negli ospedali, nelle scuole.
Se guardiamo la nostra società attraverso i bellissimi occhi della Costituzione, nelle persone più adulte può generare inquietudine; nei ragazzi, inevitabilmente, rabbia o depressione.
Hanno diritto alla scuola, cioè all’educazione, e ricevono quel che capita, salvati solo dalla buona volontà degli insegnanti. Hanno diritto alla salute, ma “ricevono” poco più di 2 euro all’anno a testa per il sostegno psicologico e, se si ammalano, aspettano mesi. Le loro famiglie non riescono a fare la spesa (oltre 2 milioni di famiglie in povertà assoluta). Tutto ciò non è una violenta mortificazione?
Mi viene da pensare che questo Governo è nemico dei giovani.
Ma parliamo della loro violenza, dunque: i saccheggi, i danni alla città, le aggressioni. Certo che dobbiamo condannare, ma indignarsi non basta. Occorre cercare di capire come è potuto accadere e cercare soluzioni.
Se questi giovani crescono abbandonati dagli adulti ma stimolati dagli algoritmi dei social (dietro ai quali ci sono adulti che lucrano), se sentono ripetere che il successo si riconosce dalla merce che indossi (i cui ricavati delle vendite sono intascati dagli adulti), se non si sentono visti, riconosciuti, accolti, il nostro dovere sarebbe aprire un dialogo educativo centrato sulla persona. Dobbiamo investire nella scuola, nella formazione, nel sostegno alle famiglie. Dobbiamo andare nelle periferie, costruire relazione e aiutarli a vivere il gruppo in modo positivo. Dobbiamo aiutarli a vedere il futuro. Ma se il futuro che offriamo loro è un contratto precario di tre mesi, non siamo credibili.
Siamo noi adulti a essere interrogati da queste vicende e se non proviamo a ricostruire legami e fiducia sociale, li abbandoniamo a loro stessi, come sta avvenendo. Gli effetti li abbiamo davanti agli occhi…
Veniamo dunque al decreto “Sicurezza”, la risposta del Governo. Senza entrare nel dettaglio, è lungimirante? La mia risposta è no. Invece di una risposta sistemica, che forse non hanno nemmeno preso in considerazione e che richiede di investire oggi per raccogliere domani frutti duraturi, si preferisce la mossa a effetto, inutile ma gradita alla pedagogia nera: aumentare le pene e i reati. L’hanno già fatto con il decreto Caivano ma, poiché non è servito, allora si raddoppia. Come un medico incompetente che di fronte all’inefficacia di un farmaco ne prescriva il doppio, senza chiedersi se magari è il farmaco a essere sbagliato.
Insomma: prevenzione o repressione? Io sono cristiano, ripudio la violenza, tutta la violenza, e promuovo la relazione, l’educazione, l’amore. Con in mano i Vangeli e la Costituzione, lavoro ogni giorno per costruire una società nella quale si cerchi il bene l’uno dell’altro. Non credo lo si realizzi rinchiudendosi l’un l’altro, chi nelle celle, chi nel Palazzo.











