Un invito a non lasciarsi vincere dall’indifferenza verso quello che ci circonda e un appello a partecipare alla preghiera per la pace, in piazza San Pietro. «Convertiamoci alla pace di Cristo! Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui in piazza san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile», dice papa Leone.

«Nella luce della Pasqua» il Pontefice invita a lasciarsi «stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!». Perché la forza con la quale Gesù ha vinto la morte, la potenza con cui è risorto è l’amore. Il centro messaggio urbi et orbi che papa Leone ha preparato per la sua prima Pasqua da Pontefice è un invito a cercare il dialogo e la concordia e a riconoscere che la «Pasqua è una vittoria: della vita sulla morte, della luce sulle tenebre, dell’amore sull’odio». Una vittoria, sottolinea il Pontefice che è stata ottenuta con un prezzo carissimo: quello della vita di Cristo. Lui, che ha versato il sangue dopo aver subito un’ingiusta condanna, ci ha così «liberati tutti, e con noi anche il creato, dal dominio del male». E lo ha fatto con la potenza dell’«Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta».

La forza con la quale Cristo è risorto, sottolinea Leone, «è totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso».

La forza del perdono, dell’amore, è «la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri».

La risurrezione, che «è il principio dell’umanità nuova, e l’ingresso nella vera terra promessa, dove regnano la giustizia, la libertà, la pace, dove tutti si riconoscono fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre che è Amore, Vita, Luce», ci mette di fronte al «dramma della nostra libertà». Infatti, «davanti al sepolcro vuoto possiamo riempirci di speranza e di stupore, come i discepoli, o di paura come le guardie e i farisei, costretti a ricorrere a menzogna e sotterfugio pur di non riconoscere che colui che era stato condannato è davvero risorto».

Il Pontefice constata che «ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. Indifferenti alle conseguenze economiche e sociali che essi producono e che pure tutti avvertiamo». E ricorda, non senza qualche commozione, il suo predecessore. «C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!”», dice Leone.

Aggiungendo che «la croce di Cristo ci ricorda sempre la sofferenza e il dolore che circondano la morte e lo strazio che essa comporta. Tutti abbiamo paura della morte e per paura ci voltiamo dall’altra parte, preferiamo non guardare». Ma, aggiunge papa Leone, «non possiamo continuare ad essere indifferenti! E non possiamo rassegnarci al male!». L’antidoto? Ce lo insegna Sant’Agostino: «Se hai paura della morte, ama la risurrezione!». E allora, conclude Leone: «Amiamo anche noi la risurrezione, che ci ricorda che il male non è l’ultima parola, perché è stato sconfitto dal Risorto», che «ha attraversato la morte per donarci vita e pace». E si tratta di una pace, quella che ci consegna Gesù, che non si limita «a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!».

Invitando alla preghiera per la pace il prossimo sabato, il Pontefice chiede anche, di abbandonare «ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare. Affidiamoci a Lui e apriamogli il nostro cuore! Solo Lui fa nuove tutte le cose».