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FILE - Peter Thiel, co-founder of PayPal and Palantir, offers a pair of hundred dollar bills to attendees during a keynote address at the Bitcoin Conference, April 7, 2022, in Miami Beach, Fla.
Ho letto con un po’ di delusione il suo articolo su Peter Thiel. Non sono un fan dei ricchi o di chi è riuscito a costruire aziende con le sue capacità. Ma chi fonda imprese di questo tipo ha anche il desiderio di fare qualcosa di importante per l’umanità. Noto invece l’intento di sacrificare le capacità umane e il successo sull’altare di un pensiero pauperista, dove su tutto ciò che è ricchezza si cala un velo di sospetto e di diffidenza. Sono convinto che non è la povertà la sola condizione per vivere una vita santa. È l’incontro con il Signore e la sua sequela.
Francesco Carraro - Paese (Treviso)
Capisco la tua osservazione e la condivido: la santità non coincide con la povertà materiale, ma nasce dall’incontro con il Signore e dalla sua conseguenza più immediata: l’amore per l’uomo. Non è qui in discussione il valore dell’intraprendenza di Peter Thiel, né il bene che può nascere dall’ingegno umano applicato alla tecnologia.
Tuttavia, parlando di lui, la questione non è tanto la sua immensa ricchezza, quanto il rischio che essa si accompagni a un’idea di autosufficienza e dominio. Quando la tecnica – soprattutto l’intelligenza artificiale – pretende di non avere limiti, occorre vigilare: quei limiti non umiliano l’uomo, lo custodiscono. Non si tratta di pauperismo, ma di discernimento.
L’impresa è una vocazione alta quando resta al servizio della persona e del bene comune, senza cedere alla tentazione di prevaricare l’uomo e il suo bene per l’interesse personale o di pochi. Tanto meno, nel suo caso, di identificare l’Anticristo a ogni limite che si voglia porre alla tecnologia. E, quindi, ai suoi interessi.











