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Di ritorno da una visita a un museo, mi sono trovata a parlare con mio figlio riguardo alle reliquie dei santi. Da un lato la loro visione ci ha fatto sentire molto vicini a santi vissuti tantissimi anni fa. Dall’altro lo abbiamo trovato un po’ macabro: femori interi, dita, lingue, vertebre…
Una lettrice
A noi moderni le reliquie a volte suscitano una sensazione di macabro. Nel passato, all’estremo opposto, una distorta religiosità popolare ne aveva fatto un uso magico, quasi fossero dei talismani per proteggerci, o addirittura un commercio (vietato!, essendo dei sacramentali).
Due modi di vedere agli antipodi, che ne ignorano il vero valore. Le reliquie, che sono resti corporei di santi o oggetti a loro legati, vengono poste alla venerazione dei fedeli (mai all’adorazione, che si deve solo a Dio) per ricordarci che Dio, con la forza della sua grazia, ha concesso a degli esseri fragili (di cui quei “reperti” sono testimonianza) il dono della santità e il coraggio di testimoniarlo.
Sono, in fondo, un richiamo che essa è possibile anche a noi. Sono tracce di quella presenza invisibile, ma reale, della Luce che illumina le tenebre del mondo. In fondo la venerazione delle immagini e delle reliquie dei santi, offrendoli al nostro affetto verso di loro, desidera dirigere il nostro spirito a desiderare fortemente il Signore.



