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Gv 2,13-22 - Dedicazione della Basilica Lateranense – Festa
«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». Oggi celebriamo la dedicazione della Basilica Lateranense, la Madre di tutte le Chiese, perché in essa si trova la cattedra del Vescovo di Roma, cioè del Papa.
E il Vangelo di Giovanni ci mette davanti alla scena di Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio. A una prima lettura potremmo quasi intenderlo come un gesto di violenza da parte di Cristo, qualcosa che in un certo senso ci sconvolge. Ma Gesù non usa la violenza. Il suo è il gesto di chi ama. In realtà sradica la violenza dal Tempio, un po’ come un medico che estirpa alla radice un tumore prima che uccida tutto il corpo. C’è infatti una malattia che può insinuarsi nella fede: trasformarla in un commercio.
Possiamo credere di comprare e vendere favori da Dio attraverso i nostri comportamenti. Io ti do una preghiera, tu mi dai una grazia. Io faccio il bravo, tu mi eviti il dolore. Questo è un atteggiamento tipicamente pagano, perché riduce Dio a un fornitore e l’amore a un contratto. Ma l’amore non si compra: si accoglie e si ricambia. Allo stesso tempo, anche i nostri luoghi sacri, quelli fatti di pietra, invece di essere luoghi in cui si fa esperienza dell’incontro con Dio, possono diventare spazi di scambio di cose soltanto umane ed eccessivamente materiali. Così da una parte dobbiamo liberarci da quei meccanismi commerciali che riversiamo nella relazione di amore con Dio. Dall’altra dobbiamo liberare le nostre chiese dal rischio di essere tutto tranne che un luogo di spiritualità, un luogo dove si respira la nostalgia di Dio. Perché un tempio vale non per la bellezza delle sue pietre, ma per la Presenza che custodisce. E ogni volta che vi entriamo dovremmo uscirne non con un affare concluso, ma con il cuore più vicino a Lui.
Lunedì 9 novembre 2026 -(Dedicazione della Basilica Lateranense – Festa)



