«La pace non è soltanto l'assenza di armi, ma un atteggiamento del cuore». Lo ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi nei suoi saluti al 46° Convegno nazionale del Movimento per la Vita. Il Convegno che si svolge a Lecce dal 6 all’8 novembre con il titolo «Pace nel grembo è pace nel mondo. La professionalità del nostro volontariato, risposta ai conflitti del tempo presente».

Riportiamo qui sotto il testo dell’intervento del cardinale Zuppi.

Il tema che avete scelto per questo vostro incontro — “Pace nel grembo è pace nel mondo” — tocca una corda profonda ed essenziale del nostro tempo. In un mondo tragicamente segnato dalle guerre, dai conflitti e dalle violenze che lacerano la famiglia umana, voi ci ricordate una verità fondamentale: la pace non è soltanto l'assenza di armi o il frutto di un accordo politico, ma è prima di tutto un atteggiamento del cuore che parte dalla custodia della vita più fragile e inerme. Ce lo ha ricordato papa Leone all’udienza del 21 ottobre scorso: «la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura». “Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi. Madre Teresa di Calcutta, santa degli ultimi e premio Nobel per la pace, affermava a riguardo che «il più grande distruttore della pace è l’aborto».

La sua voce rimane profetica: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale”. La pace, infatti, si costruisce giorno per giorno con l'accoglienza, la prossimità, la cura e il rifiuto di ogni cultura dello scarto.

La vita va difesa sempre, tutta e per tutti. Per questo la pace comincia proprio lì, nel grembo della mamma, quando una donna e un bambino vengono accolti, custoditi e sostenuti, senza essere lasciati soli di fronte al dubbio, alla paura o alla difficoltà. Difendere la vita nascente e accompagnare concretamente le madri significa, così, porre le fondamenta di una cultura della pace costruttore della civiltà della verità e dell’amore.

In questo solco si inserisce luminosa l'eredità del Servo di Dio Carlo Casini, che ha sempre testimoniato come la difesa del diritto alla vita sia la pietra angolare per la costruzione di una società giusta, solidale, riconciliata, pacifica e pacificante. So quanto il suo esempio continua a essere una bussola preziosa per tutti voi, per i tanti giovani che si avvicinano al vostro Movimento, per la Chiesa stessa. La pace nel cuore è un dono di cui ogni persona ha bisogno, perché sappiamo quante paure e ferite armano le menti, i cuori, le mani.

La cultura della potenza disprezza il dono fragile e delicatissimo della vita. Penso alla donna che porta dentro di sé il peso, il dolore o le ferite di un aborto. A ciascuna di loro la comunità cristiana è chiamata ad avvicinarsi con tenerezza e misericordia, offrendo ascolto, vicinanza e accompagnamento, sensibilità, fiducia di potere cambiare. Nessuna donna deve sentirsi sola: la Chiesa è una casa in cui trovare accoglienza, riscoprire la speranza e lasciarsi raggiungere dall’amore misericordioso di Dio.

La pace nel grembo materno è tanto legata alla pace nel cuore, che ha sempre bisogno dell’amore di Dio che lo raggiunge attraverso la presenza, l’amicizia, la fede di fratelli e sorelle. Grazie di cuore perché ogni giorno con pazienza, carità e silenzioso servizio siete operatori di pace nei Centri di Aiuto alla Vita, nelle Case di Accoglienza, nei presidi SOS Vita e Progetto Gemma. Auguro di cuore a tutti voi un Convegno ricco di frutti, di dialogo e di speranza, e assicuro la mia preghiera affinché il vostro impegno continui a far fiorire la cultura della vita e della pace.

Vi benedico di cuore.

Genitori e figli

Carlo Casini sarà Beato

Carlo Casini sarà Beato
Carlo Casini sarà Beato

«La difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Lo ha ribadito papa Leone XIV nel messaggio inviato in occasione del Convegno contenuto in un testo firmato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, e indirizzato a monsignor Vito Caputo, vicario generale dell’arcidiocesi di Lecce. Nel suo saluto il Pontefice «esorta tutti a considerare il valore dell’infinita dignità di ogni concepito». Il messaggio richiama le parole pronunciate da Leone XIV nel discorso dell’8 giugno 2026: «Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime».