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Lc 15,1-10 - Giovedì della XXXI Settimana del Tempo Ordinario
«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?». Ritrovare qualcuno che si era perduto: è questo il motivo della gioia più grande che Gesù descrive nel Vangelo di Luca di oggi.
La pecora smarrita e la moneta perduta non sono altro che l’immagine di ognuno di noi quando, per un motivo o per un altro, usciamo dalla traiettoria della luce e del bene e ci perdiamo in un errore, in un dolore, in un pezzo di buio della nostra vita. A volte non sappiamo nemmeno più come tornare indietro. Dio non rimane lì a giudicarci o semplicemente a sottolineare il nostro errore. Ci viene a cercare in tutti i modi possibili e immaginabili. Il pastore lascia le altre pecore, la donna accende la lampada e spazza tutta la casa. Nessuno dei due si accontenta di quello che gli resta, perché chi ama non ragiona con i numeri: per Dio ognuno di noi è unico, insostituibile.
L’amore vero è proprio questa ostinazione: andare a cercare chi si ama per riscattarlo dalla sua infelicità. Potremmo quasi dire che Dio è tormentato dalla nostra infelicità. Per questo ha mandato il suo Figlio come la via più grande per poter tornare a casa, per poter avere la vita salva. Allora è bello pensare che proprio quando ci sentiamo più indegni, più peccatori, più fragili, più lontani, è lì che siamo più amati da Gesù, più prediletti e preferiti ai suoi occhi. E questo non perché il male gli piaccia, ma perché il suo cuore va sempre verso chi manca.
La nostra lontananza non lo allontana, lo mette in cammino. Il nostro peccato non è l’ultima parola sulla nostra vita: l’ultima parola è la gioia di chi ci ritrova e ci riporta a casa sulle spalle. Coraggio allora. C’è sempre speranza, se c’è Qualcuno che non smetterà mai di cercarci.



