In Africa oltre 150 milioni di persone convivono con un disturbo di salute mentale. Tra le cause principali figurano le conseguenze di conflitti armati, instabilità socio-economica, sfollamenti forzati e violenza di genere. A ricordarlo è Amref, la più grande organizzazione sanitaria in Africa senza scopo di lucro, fondata nel 1957, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che ricorre il 10 ottobre.

Se nei Paesi più ricchi la salute mentale soffre la scarsità di investimenti, nel continente africano la risposta degli Stati a questo problema è drammaticamente sproporzionata rispetto ai bisogni: la maggior parte dei Governi vi destina meno dell’1% del bilancio sanitario pubblico, lasciando oltre l’85% della popolazione privo di un concreto supporto psicologico o psichiatrico. Nei contesti di guerra ed emergenza umanitaria, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 1 persona su 5 soffre di disturbi come ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico, schizofrenia o disturbo bipolare.

In Sud Sudan la salute mentale è un’emergenza: il Paese più giovane al mondo ha il quarto tasso di suicidi più alto d’Africa e un abitante su cinque soffre di disturbi psicologici o è a forte rischio. Qui Amref Italia ha guidato come capofila il progetto M(H)IND, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dalla Stavros Niarchos Foundation, e realizzato in 8 contee con Amref Sud Sudan, Caritas Italiana, Caritas Sud Sudan, BBC Media Action e Università di Verona.

Il progetto parte dalle comunità: quasi 350 operatori e volontari parrocchiali hanno raggiunto oltre 86.000 persone con attività di screening, indirizzandone circa 28.000 verso il supporto psicologico comunitario e più di 17.000 verso l’assistenza clinica. Oltre 11.000 persone hanno partecipato a Self Help Plus, il programma dell’OMS per la gestione dello stress. M(H)IND ha inoltre avviato 8 ambulatori per la salute mentale nei centri sanitari locali, con personale formato: in un anno hanno preso in carico oltre 1.300 nuovi pazienti, offrendo visite, cure e farmaci essenziali. Le campagne radiofoniche di BBC Media Action hanno lavorato per ridurre lo stigma.

In Etiopia la salute mentale è legata alla violenza di genere, aggravata da anni di conflitti armati e sfollamenti. Abusi e violenze sessuali, usate anche come arma di guerra, lasciano traumi profondi che si traducono in ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico, in un Paese dove i disturbi mentali rappresentano già l'11% del carico sanitario complessivo. Per rispondere a questa emergenza nasce V.E.R.S.O., progetto promosso da Amref in consorzio con Oxfam Italia e finanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Nelle regioni di Amhara, Afar e Tigray, tra le più colpite dai conflitti, e nella città di Addis Abeba, V.E.R.S.O. rafforza le Safe House, case rifugio dove le sopravvissute alla violenza sessuale e di genere trovano riparo, cure mediche, supporto psicosociale e primo soccorso psicologico. Il progetto investe nella formazione di oltre 1.300 operatori socio-sanitari. Al Gefersa Mental Health Rehabilitation Center, unica struttura pubblica di riferimento per la salute mentale in tutto il Paese, V.E.R.S.O. offre supporto tecnico e percorsi di formazione per operatori e personale. Ampio spazio è dedicato anche alla prevenzione, con attività volte a contrastare lo stigma e favorire l'accesso ai servizi.

«La salute mentale in Africa non è un tema secondario, ma un’emergenza sanitaria e sociale non più rinviabile», dichiara Roberta Rughetti, direttrice di Amref Italia. «In territori segnati da anni di guerra, povertà e violenza, la sofferenza psicologica toglie alle persone, soprattutto a donne, giovani e minori, la possibilità di ricostruirsi un futuro. Per questo lavoriamo perché il sostegno psicosociale sia integrato nei servizi sanitari di base. In Sud Sudan e in Etiopia abbiamo visto che, unendo interventi comunitari e supporto alle istituzioni, si può trasformare la risposta sanitaria anche nelle aree più fragili».

Per informazioni sui progetti di Amref si può visitare il sito.