Di quel bambino coinvolto negli scontri e saccheggi a Milano dei giorni scorsi abbiamo tutti bene presente l’immagine – tardivamente pixelata - con quegli occhi limpidi, azzurri, in contrasto con in nero del foulard che gli copriva la bocca. E ci siamo chiesti quanto abbia davvero a che fare con il diritto di cronaca, quel principio sancito anche dalla Costituzione che consente a chi fa informazione di toccare e mostrare temi, immagini e situazioni anche truci o scabrose, perché è appunto un diritto delle moderne democrazie informare ed essere informati.

Ma quando si tratta di bambini come giornalisti siamo tenuti a rispettare una serie di carte a tutela dei minori coinvolti nei fatti di cronaca. Eppure di questo bambino sappiamo, tutto, la narrazione su di lui è stata arricchita andando nella sua scuola, sentendo i suoi docenti, setacciando il quartiere dove vive, entrando nella sua casa, mettendo a nudo il disorientamento dei genitori, esponendo la sua famiglia a una sovraesposizione che potrebbe anche alterare le precarie dinamiche relazionali al suo interno. Una famiglia con pochi strumenti culturali ed educativi, che andrebbe sostenuta, ascoltata, aiutata e non affidata al giudizio pubblico.

Uno scorcio del quartiere Barona a Milano (ANSA)

Certo, di tutta la narrazione di un fatto di cronaca di per sé già inusuale e «scandaloso» — un gruppo di minorenni che assaltano le vetrine del centro, rompono, rubano — l’undicenne coinvolto, con il suo volto angelico e indosso una divisa da Black block, era un’esagerazione troppo forte per non cavalcarla. Era l’elemento dissonante, il «mostro», nell’accezione più etimologica del termine, qualcosa di così diverso che va appunto mostrato, additato, illuminato dai riflettori. Non più un bambino, ma un personaggio.

Nella combo quattro momenti degli incidenti e dei saccheggi in centro a Milano del 18 ottobre scorso (ANSA)

In fondo è quello che fanno le storie, la letteratura, i film, le serie: il protagonista, quanto più è «mostruoso», tanto più è originale, accattivante, fuori dagli schemi, e tanto più vogliamo seguirne le gesta e assicurarci che ci sia anche un sequel. Erano bambini disobbedienti, irriverenti, pure un po’ criminali, anche i grandi eroi della letteratura per ragazzi: da Tom Sawyer a Pinocchio, da Oliver Twist a Pippi Calzelunghe. Ma qui il meccanismo e i suoi effetti sono diametralmente opposti.

Un'immagine dal film Oliver Twist di Roman Polanski (ANSA)

Ciò che funziona nella letteratura può essere molto pericoloso nell’informazione. E questo bambino braccato, la cui immagine è stata replicata prima dall’informazione e poi dai meme, non è più reale: diventa l’ennesimo prodotto di quel meccanismo che ha portato i ragazzini a sfondare le vetrine. La rottura del confine tra realtà e immaginario ha permesso loro di uscire dal regno dei fantasmi e prendersi la scena. Che cosa significa? Luce, follower, idolatria, imitazione. Non importa per cosa: l’importante è esserci, essere visibili, riconosciuti. Perché, nella mente semplificata di un adolescente, tutto questo è l’anticamera del diventare ricchi, che è più o meno il sogno più diffuso tra i giovani, e il come importa assai poco.

Su quel bambino dovrebbe calare il silenzio, lasciare che chi, nelle istituzioni, è preposto a intercettare il disagio e a proporre percorsi di riparazione possa fare il suo lavoro, senza clamori, senza dichiarazioni, neppure fatte con le “buone intenzioni” che spesso hanno l’odore della voglia di protagonismo anch’esse.

A confortare questa nostra riflessione a cavallo tra la deontologia professionale e la chiave pedagogica, arriva un comunicato a firma congiunta di Paola Ortolan, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano, e Luca Villa, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, in ordine agli arresti di minori tra o 17 e domenica 18 ottobre a Milano.

«Stigmatizziamo il comportamento di quella stampa che, nel fornire notizie relative a minori infraquattordicenni», si legge, «tramite la pubblicazione di particolari riguardanti la frequenza scolastica e intervistando persone vicine agli interessati, ne ha reso facilmente riconoscibili le identità, in evidente violazione della Carta di Treviso. Segnaliamo, a chi ha cuore il risultato dei procedimenti rieducativi che riguardano i minori, che la loro sovraesposizione mediatica non produce altro effetto che rinforzarne il loro già dichiarato intento di essere protagonisti e presi a modello – seppur negativo – dai propri coetanei».

Continuare a scandagliare la sua vita e a metterla in piazza non serve a quel bambino, non serve agli adolescenti che avrebbero bisogno di ben altri modelli. Non serve per fare il nostro mestiere e non serve neppure a chi legge. Per le emozioni forti, c’è tanta buona letteratura e cinematografia: non giochiamo sulla pelle dei bambini