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I minori che delinquono li conoscono meglio di chiunque altro: sono gli avvocati chiamati a difenderli, a farne i curatori, a portare davanti al giudici istanze affinché invece che dietro le mura di un carcere, possano usufruire dell’istituto della messa alla prova. Dopo i fatti di Milano, gli avvocati riuniti nella Camera Minorile, ha voluto esprimere in un documento sia la preoccupazione, ma anche offrire il punto di vista sui possibili rimedi, da parte di chi da anni opera quotidianamente con loro, che conosce, sa da dove vengono, quali sono le loro ferite, la loro rabbia, e come la sola repressione non sortisca nessun effetto, né per la loro vita né per la sicurezza dei cittadini. A seguire il documento, che abbiamo poi chiamato a commentare Emanuela Fumagalli, una degli avvocati della Camera minorile milanese.
DOCUMENTO DELLA CAMERA MINORILE DI MILANO
La Camera Minorile di Milano attraverso il suo direttivo esprime profonda preoccupazione per i gravi episodi di violenza, devastazione e saccheggio che nei giorni scorsi si sono verificati nel centro della città, coinvolgendo centinaia di giovanissimi e causando danni a persone, attività commerciali e beni pubblici. Condanniamo con fermezza ogni condotta violenta da qualunque parte provenga e ribadiamo che il rispetto della legalità costituisce un presupposto irrinunciabile della convivenza civile. Al tempo stesso, riteniamo essenziale evitare che la comprensibile indignazione si traduca nella criminalizzazione di un’intera generazione o in risposte esclusivamente emergenziali e securitarie.
Quanto accaduto impone di interrogarsi anche sulle cause profonde del disagio giovanile: solitudine, fragilità educative, carenza di opportunità e mancanza di spazi sani ed inclusivi di ascolto, partecipazione e aggregazione. Come avvocate, avvocati ed esperti del diritto minorile, chiediamo che la risposta delle istituzioni sappia coniugare l’esigenza di perseguire le singole responsabilità individuali nel rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni e dei principi sottesi al procedimento penale minorile. Inoltre, auspichiamo che la politica abbandoni la logica dell’emergenza a favore di provvedimenti che rimettano al centro gli strumenti tipici della giustizia minorile, prestando una particolare attenzione alle fasce più fragili e quindi più a rischio, affinché la prevenzione e il rispetto della legalità procedano di pari passo con un serio e costante impegno educativo, con adeguati investimenti nel “Welfare”, nei progetti di inclusione e nella formazione degli operatori.


NON SMANTELLIAMO LA LEGGE MINORILE, UNA DELLE MIGLIORI DEL MONDO
«Stiamo assistendo già da tempo a una forte crisi, di quello che è il sistema della giustizia minorile», spiega l’avvocata penalista Emanuela Fumagalli, vice-presidente della Camera minorile di Milano. «È un sistema che nasce nel 1988 e che si pone come principale obiettivo il recupero, il reinserimento sociale. Non parliamo di una funzione solo rieducativa come dice l'art. 27 della Costituzione, ma che quando si parla di minori è più corretto parlare di educazione, perché si tratta di soggetti che sono ancora in formazione, occorre cioè fornire un supporto laddove evidentemente ci sono state delle carenze. Questo sistema viene però messo in discussione dagli ultimi provvedimenti legislativi, a incominciare dal decreto Caivano del 2023, che esclude per i minorenni l'istituto della messa alla prova per alcune tipologie di reato (strumento che invece funzionava molto bene, e che comunque era applicato a discrezione del giudice dopo la valutazione dei servizi). Poi è arrivato il decreto sicurezza, ora si parla di un nuovo decreto e si discute di abbassare l’età per cui un minore è punibile. Tutti provvedimenti che vogliono adultizzare il minorenne, e che chiunque si occupi da anni di diritto minorile non può condividere, perché a quiell’età manca proprio la maturazione cerebrale che fa di un individuo un adulto in grado di comprendere anche la complessità di un processo penale. Decreti che oltretutto non hanno minimamente risolto il problema dell’escalation della violenza».
Se da un lato si annuncia la linea dura, con provvedimenti che sanno di giustizialismo e inasprimento delle pene, dall’altro si impoverisce il fronte della prevenzione.
«L’educatore è un mestiere che nessuno vuole più fare: troppe responsabilità e rischi, e stipendi troppo bassi. Così le comunità sono in crisi e ci sono sempre meno progetti di inclusione per quella fascia di minori che sono italiani di seconda e terza generazione, soprattutto nelle periferie. Il problema c’è e nessuno lo vuole nascondere: è difficile agganciare questi ragazzi, molti rispondono al disagio con l’abuso di psicofarmaci».
Poi il carcere non può essere la soluzione, anche perché a Milano il Beccaria è già sovraffollato. Proviamo a immaginare che cosa succederà se molti dei minori fermati per i fatti di questi giorni verranno processati e condannati, se già adesso nel carcere non c’è posto.
«Il sistema minorile prevede garanzie, e una presa in carico ai fini di una valutazione per chi è in misura cautelare dell'USSM, l'ufficio dei servizi sociali dei minorenni, che opera all'interno della Beccaria. Vengono non solo valutati i fatti in cui i minori sono coinvolti, ma anche la sua personalità, per capire la storia che c'è dietro questo minore e le ragioni che lo hanno spinto ad avere questo tipo di condotta. Quello che io naturalmente temo è che si cerchi di modificare un sistema che dal resto dell'Europa è considerato molto all'avanguardia, molto efficace. E a suon di decreti emanati sull’onda della cronaca si torni indietro.


Nessuno sta parlando di impunità, però non possiamo così strumentalizzare questi eventi, che sono gravissimi e sui quali stanno facendo tutti gli accertamenti che giustamente devono essere fatti, per cambiare il nostro sistema che in molte occasioni ha funzionato. Piuttosto dobbiamo andare a capire quali sono le cause e intervenire con degli strumenti di tipo educativo. Dobbiamo tornare all'idea di recuperarli, di offrire loro un'alternativa o delle opportunità, io credo sia l’unica strada, che passa dalla punizione, ma non si esaurisce in essa».











