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Danilo Bertazzi.
Come si fa a raccontare la paura ai bambini e alle bambine? Come spiegare loro perché una cosa li spaventa e li fa sentire a disagio? «Bisogna partire da un presupposto: i bambini ci ascoltano», risponde Danilo Bertazzi. «Anche se li vediamo giocare da soli in un angolo, loro hanno le orecchie tese e sentono, percepiscono quello che dicono gli adulti, anche solo una frase del telegiornale. E non sempre arrivano a chiederci spiegazioni. Provano a metabolizzare e spesso se una cosa fa loro paura lo manifestano con un gioco o un disegno. I bambini hanno diversi modi per comunicarci un disagio, un disturbo. Gli adulti devono essere molto attenti e ricordarsi sempre che i bambini ascoltano tutto».
Attore teatrale e autore televisivo, per anni Danilo Bertazzi ha parlato ai bambini, ha imparato a comunicare, a dialogare con loro, con delicatezza, intelligenza e sensibilità interpretando il folletto Tonio Cartonio, uno dei protagonisti della Melevisione, storica esperienza televisiva dedicata ai più piccoli, andata in onda su Raitre dal 1999 al 2010 e poi su Rai Yoyo dal 2011 al 2015.
Nelle prime sei stagioni a condurre il programma è stato proprio Tonio Cartonio. Nel 2011 Bertazzi è tornato nel programma vestendo i panni di un nuovo personaggio fantastico, Cuoco Danilo. L’attore ha poi continuato a lavorare in Tv, in programmi per ragazzi e non solo.
Al WeWorld festival, rassegna gratuita di cinema, talk, dibattiti e performance che si svolge a Bologna dal 7 all'11 ottobre, Bertazzi sarà protagonista dell'incontro “Come parlare ai bambini delle cose che fanno paura” insieme alla pedagogista Alessia Dulbecco e a Piero Meda, direttore di WeWorld in Ucraina.


Il WeWorld festival a Bologna.
(MICHELE LAPINI)«Io parlo sulla base della mia esperienza in Tv: bisogna essere sinceri con i bambini e non nascondere loro la paura», continua Bertazzi. «Nelle fiabe il lupo e l'orco esistono, non vengono eliminati, ma c'è qualcuno che accompagna il bambino dentro la fiaba e attraverso gli elementi di paura. Allo stesso modo, noi adulti dobbiamo spiegare ai piccoli cos'è la guerra, dire loro che quando due popoli si combattono con le armi i primi che soffrono sono i più piccoli. E allora, è importante spiegare a un bambino che quando c'è la guerra i piccoli che vivono in quel contesto perdono tantissime cose che lui invece ha, la scuola, i giochi, gli amici… E farlo riflettere sul fatto che può fare qualcosa di positivo per quei coetanei, come ad esempio donare i suoi giocattoli che loro non hanno più. Possiamo così affidargli un senso di responsabilità verso gli altri bambini, stimolando un sentimento di empatia e di condivisione. Questo a mio avviso può essere un modo per fargli guardare la guerra oltre l'orrore».
Un errore da non fare, sottolinea Bertazzi, è liquidare le eventuali domande con una risposta del tipo: “La guerra è lontana, non ci riguarda, da noi non succederà”, facendo delle promesse che non siamo sicuri di poter mantenere. «Le immagini della guerra, del resto, fanno parte purtroppo della nostra esistenza. Non mi sembra giusto far credere ai bambini che il mondo sia semplicemente il posto felice e meraviglioso che vedono su TikTok». Essenziale è dare spiegazioni in modo semplice, con un linguaggio che il bambino possa comprendere. E lasciare sempre aperta la porta alla speranza: «Dobbiamo fargli capire che le guerre finiscono, che il mondo va avanti e che c'è sempre spazio per la costruzione del futuro».
Oggi Bertazzi continua a parlare con i suoi “ex bambini” della Melevisione, diventati nel frattempo adulti, accogliendoli e offrendo loro il caffè in casa sua nel format sul suo canale Youtube “Fondi di caffè”. «I bambini di allora mi scrivono tantissimo, mi mandano lettere parlandomi dei loro problemi attuali. Tanto che ora inizio a registrare un nuovo format su Youtube nel quale provo a rispondere alle loro lettere, senza ovviamente dare loro una soluzione ma cercando di accompagnarli attraverso i loro problemi, prendendoli per mano proprio come si accompagnano i bambini attraverso le fiabe. Ed è meraviglioso per me rivedere negli adulti di oggi lo sguardo dei bambini di allora. Mi emoziona sentire il loro affetto, sapere di far ancora parte oggi della loro vita».
Al WeWorld festival Bertazzi terrà anche un laboratorio per i bambini, “Lo zaino dei sogni”: un'esperienza che tra gioco, teatro e manualità accompagna i più piccoli a capire che, anche nei momenti più difficili, è possibile sognare e immaginare il futuro. «A Bologna sperimentiamo il laboratorio che poi porteremo con la Ong WeWorld in Ucraina, a Kyiv, la prossima primavera», racconta l'attore.
«Da WeWorld mi hanno raccontato che in Ucraina i bambini dormono sempre con uno zainetto pronto con le cose strettamente necessarie, nel caso in cui sia necessario scappare da casa. Allora, dato che lo slogan di WeWorld è “il diritto al sogno”, ho pensato a un laboratorio in cui i bambini hanno un quadernino dove sono disegnati i loro sogni, ciò che desiderano per il futuro, e che non deve andare perduto. Io ho perso mia madre a 5 anni, sono cresciuto con i miei nonni. E penso che l'esperienza con i bambini in Ucraina per me sarà emotivamente molto forte. Quello che vorrei è che non disegnassero la guerra in cui sono immersi, ma i sogni che li portano fuori dalla quotidianità. Sognare significa guardare avanti. Io credo che sia essenziale non far perdere a questi bambini la possibilità di continuare a sperare nel futuro».
"WeWorld festival Bologna. Film e racconti dai margini" è nato nel 2024 per parlare di diritti umani e di giustizia. Ed è anche un'occasione per la Ong per raccontare il suo lavoro in oltre 20 Paesi nel mondo, dando spazio alle testimonianze di operatori e operatrici, delegazioni di attivisti, attiviste e speaker da Paesi come la Palestina, l'Ucraina, il Mali, la Tanzania, la Siria e molti altri. Per informazioni si può visitare il sito




